Cerca

Taranto, il borgo antico da recuperare e ripopolare con l'edilizia sociale

di FABIO VENERE
TARANTO - Un piano per l’edilizia a basso costo (ovvero, a metà strada tra l’inglese e l’italiano, housing sociale) per la Città Vecchia di Taranto. A questo, su recente mandato della giunta Stefàno, dovranno ora lavorare il dirigente della direzione Patrimonio del Comune di Taranto, Cosimo Netti ed il funzionario, ingegner Donatello Nistri.L’obiettivo dell’Amministrazione lo spiega, in un colloquio con la Gazzetta lo stesso Netti in tandem con l’assessore comunale all’Urbanistica ed al Centro storico, Cosima Lorusso
Taranto, il borgo antico da recuperare e ripopolare con l'edilizia sociale
di FABIO VENERE

TARANTO- Un piano per l’edilizia a basso costo (ovvero, a metà strada tra l’inglese e l’italiano, housing sociale) per la Città Vecchia di Taranto. A questo, su recente mandato della giunta Stefàno, dovranno ora lavorare il dirigente della direzione Patrimonio del Comune di Taranto, Cosimo Netti ed il funzionario, ingegner Donatello Nistri.

L’obiettivo dell’Amministrazione lo spiega, in un colloquio con la Gazzetta lo stesso Netti in tandem con l’assessore comunale all’Urbanistica ed al Centro storico, Cosima Lorusso. «Dobbiamo fare - sottolinea il dirigente del Patrimonio - una grande operazione di ingegneria sociale. Mi piace molto utilizzare quest’espressione perché credo fermamente e con me e come me la pensano sia il sindaco Stefàno che l’assessore che il nostro Borgo antico possa rinascere solo e soltanto riportando la gente in carne ed ossa a ripopolare quei vicoli ed a rivivere in quei palazzi». E per farlo, evidentemente, il Comune deve percorrere la strada che porta alla realizzazione di un programma di housing sociale creando, dunque, quelle condizioni per le quali famiglie (e le giovani coppie soprattutto) possano tornare a ripopolare l’Isola che in quarant’anni, dal 1971, ha visto più che dimezzare i suoi abitandi passando, come scrivono Netti e Nistri nella loro relazione, da oltre 4.600 residenti a poco più di 2.100. Si tratta di un progressivo spopolamento che ha fatto perdere al centro storico di Taranto abitanti in una proporzione pari a sei volte la media registrata nelle altre aree urbane.

Per raggiungere quest’obiettivo tanto ambizioso quanto irrinunciabile, però, bisogna fare i conti con il tema delle risorse finanziarie disponibili. La questione, a dire il vero, non sembra preoccupare i due tecnici comunali che ricordano, in più punti della loro relazione presentata ed approvata dalla giunta, come siano disponibili venti milioni di euro che la Regione Puglia traghetterebbe in favore del Comune di Taranto spostando somme già stanziate da una delibera Cipe in favore di quelle realtà ad «alta tensione abitativa». Tra cui Taranto, evidentemente. La cifra, ribadita nel testo allegato alla delibera di giunta, che fissa in 5mila la domanda di alloggi «popolari» dà un senso compiuto proprio a quella formula burocratica («tensione abitativa»).

In realtà, la «dote» (importante) dei venti milioni di euro non è l’unica disponibile per ristrutturare almeno 500 alloggi, tra quelli del Comune e quelli dello Iacp. I due tecnici comunali, inoltre, invitano l’Amministrazione comunale a chiamare in causa la Cassa depositi e prestiti (Cdp) che, già da qualche anno ormai, ha attivato dei fondi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico. Ma non solo coinvolgere anche i privati oppure agevolare la costituzione di cooperative composte da giovani per far utilizzare loro anche locali comunali a piano terra da destinare ad attività commerciali. Il piano, dunque, come si intuisce, non riguarda solo la parte abitativa ma si pone (almeno nella sua premessa) anche lo scopo di creare le condizioni per riportare alcune attività commerciali nell’Isola.

In questo contesto, sia Netti che Lorusso non respingono completamente al mittente («anzi, possiamo valutarla») la notizia che proviene dal Comune di Gangi, in provincia di Palermo. Lì, la locale amministrazione ha messo in vendita le case di sua proprietà che insistono nella parte storica del paese ad 1 euro prevedendo, però, un acauzione di 5mila euro e l’obbligo di ristrutturarle entro tre anni. Dirigente ed assessore, dunque, non respingono questa strada anche se tra i due centri storici ci sono diverse differenze.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400