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«Gli indiani all’Ilva? Ma prima si risani»

di MIMMO MAZZA
TARANTO - Il conto alla rovescia è iniziato. Il 30 settembre, data entro la quale il colosso franco-indiano ArcelorMittal farà conoscere la sua proposta di piano industriale per l’Ilva di Taranto non è lontano ed anzi quella data potrebbe subire un poderoso anticipo se, stando ad alcune indiscrezioni, il premier Renzi ne anticiperà ampi stralci nella visita - più volte annunciata - che farà nella città dei due mari attorno al 15 settembre. La Fiom: «Lo Stato deve intervenire nella fase transitoria, garantendo la piena attuazione dell’Aia, del piano ambientale e di quello sanitario»
«Gli indiani all’Ilva? Ma prima si risani»
di Mimmo Mazza

TARANTO - Il conto alla rovescia è iniziato. Il 30 settembre, data entro la quale il colosso franco-indiano ArcelorMittal farà conoscere la sua proposta di piano industriale per l’Ilva di Taranto non è lontano ed anzi quella data potrebbe subire un poderoso anticipo se, stando ad alcune indiscrezioni, il premier Renzi ne anticiperà ampi stralci nella visita - più volte annunciata - che farà nella città dei due mari attorno al 15 settembre.

Il capo del Governo d’altronde nelle ultime dichiarazioni pubbliche ha più volte sottolineato di avere a cuore il problema di Taranto e di lavorare al coinvolgimento di capitali straniere, quasi facendo l’identikit di ArcelorMittal. Annunci e impegni che fanno però storcere il naso a molti, visto che - per legge - il piano industriale dell’Ilva viene a valle del piano ambietale, approvato dal governo Renzi ormai alcuni mesi fa e rimasto inattuato per l’assenza delle risorse necessarie (circa 2 miliardi di euro) con tutte le negative ricadute ambientali per operai e cittadini, come dimostrato eloquentemente dalla puzza di gas che ieri pomeriggio ha avvolto il centro della città.«Se Renzi verrà a Taranto - dice alla Gazzetta Donato Stefanelli, segretario provinciale della Fiom Cgil - gli diremo di passare ai fatti, ormai non sappiamo più che farcene delle parole. L’ho detto e lo ripeto: non si doveva arrivare al sequestro degli impianti da parte della magistratura nell’estate del 2012. Taranto aspetta interventi ambientali non da due anni, però, questo voglio che sia chiaro, ma da oltre un decennio, perché in passato non si è fatto quello che è accaduto altrove, in tutta Europa, dove nessun stabilimento siderurgico si trova nella situazione di quello tarantino».

Stefanelli commenta poi la lettera di intenti consegnata al commissario dell’Ilva Piero Gnudi dalla multinazionale.

«Quello di ArcelorMittal è un passo formale, ha ufficializzato il suo interesse all’azienda. Ma per quanto ci riguarda non risolve il problema. C’è un quadro normativo a cui il governo e lo stesso partner industriale devono far riferimento. L’annunciato piano industriale ha come premessa inderogabile l’applicazione dell’Autorizzazione integrata ambientale, il rispetto del piano ambientale e sanitario. Secondo noi, per compiere tutti gli interventi di messa a norma necessari per evitare ulteriori disastri ambientali, serve comunque una fase transitoria con l’intervento diretto dello Stato nella gestione dell’azienda e nel capitale sociale. È vero, teoricamente anche ora c’è un commissario nominato dal Governo ma è appunto solo teoria. Qualche settimana fa Gnudi ha iptoizzato l’intervento del fondo strategico dello Stato, credo che se questa è l'intenzione, debba ora palesarla in tutta la sua interezza. Al rientro dalle ferie, speriamo venga convocato un tavolo negoziale. Su Taranto e sull'Ilva bisogna aver presente la complessità della situazione. È vero, nei giorni scorsi sono stati pagati gli stipendi ed è stato erogato il premio di produzione ma se le cifre del prestito ponte sono quelle che leggiamo sulla stampa, ovvero circa 200 milioni di euro, tutti devono avere la consapevolezza che così non si arriva alla fine dell’anno, che si tratta di risorse necessarie per pagare qualche altra mensilità, rinunciando anche a fare buona parte dell’ordinaria amministrazione».

Infine, l’auspicio che il cambio di proprietà corrisponda anche ad una vero e proprio cambio di passo. «ArcelorMittal è una potenza di fuoco, l’aspettiamo alla prova dei fatti. Sapendo cosa ha rappresentato per Taranto e per l’Ilva la gestione della famiglia Riva, speriamo in approccio diverso, non contrassegnato solo dalla ricerca del bieco profitto, con disprezzo di tutto, dal fattore umano a quello ambientale, un modo di fare che ha portato Taranto nel baratro».

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