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Professioni sanitarie Lezioni fuori Taranto per le «matricole»?

di MARIA ROSARIA GIGANTE
TARANTO - Il nuovo anno accademico rischia di cominciare con una brutta sorpresa per gli universitari di Taranto e in particolare per le «matricole» che frequenteranno i corsi delle professioni sanitarie. Questi studenti, infatti, rischiano di frequentare le lezioni in un posto diverso da Taranto, ovvero laddove la didattica potrebbe essere garantita. Già giorni fa Paolo Livrea, direttore della Scuola di medicina dell’Università di Bari, aveva evidenziato rischi per Taranto
Professioni sanitarie Lezioni fuori Taranto per le «matricole»?
di Maria Rosaria Gigante

TARANTO - Il rischio sempre più concreto, le difficoltà non sventate del tutto. E’ nuovamente allarme per il mantenimento dei corsi di laurea delle professioni sanitarie il prossimo anno accademico a Taranto. Intervenendo il mese scorso a Taranto, anche il direttore della Scuola di Medicina dell’Ateneo barese, Paolo Livrea, aveva accennato alle difficoltà incontrate nel reperire il giusto numero di docenti per coprire il fabbisogno dei corsi di laurea delle professioni sanitarie un po’ in generale ma con maggiore preoccupazione proprio a Taranto. Però si pensava fosse legato alle difficoltà del passato. Invece, ora si scopre che le future matricole tarantine dei corsi di Infermieristica (68 posti), Fisioterapia (38) e Tecnici della prevenzione sui posti di lavoro (20), che sosterranno le prove di ammissione il prossimo 5 settembre, potrebbero essere dirottati nelle altre sedi dove si riuscirebbe a garantire le lezioni.

Questo accadrebbe proprio mentre a Taranto si tenta in tutti i modi di lanciare l’idea di possibili legami con l’ospedale della Marina Militare, per la cui integrazione nel sistema regionale c’è stata la firma di una convenzione il 26 aprile scorso con il ministero della Difesa e la Regione. L’ospedale militare, infatti, era stato indicato dallo stesso Livrea come la sede ideale per questi corsi di laurea sin dallo scorso anno, ubicati invece in un’ala della sede del Politecnico a Taranto.

Il nuovo allarme e la nuova minaccia per i corsi delle professioni sanitarie ritornano a galla proprio mentre ci si affanna a rimettere in pista il rinnovo dell’accordo di programma e a distanza di qualche settimana dal lancio di un appello a difesa del Polo universitario jonico. Polo che, rientrando nel sedi decentrate, rischia la sua sopravvivenza nella possibile futura razionalizzazione delle sedi universitarie italiane.

Insomma, un quadro di difficoltà in cui riemergono, per i docenti che dovrebbero coprire le lezioni di Infermieristica, Fisioterapia e Tecnici della prevenzione, i problemi legati ad un vecchio contenzioso per una convenzione tra Policlinico e Università di Bari. Il contenzioso era stato risolto con un nodo arbitrale rimasto però disapplicato sul piano economico. Questo aveva comportato una serie di rinunce da parte dei docenti interessati proprio alla vigilia della presentazione dell’offerta formativa per il successivo anno accademico (il prossimo) all’Anvur e, dunque, al ministero per l’accredito dei corsi. La partita si era poi chiusa con una serie di disponibilità raccolte in extremis dai vertici dell’Ateneo barese mentre contestualmente si insediava un tavolo tecnico per analizzare come rendere esigibili i fondi attesi per sanare il lodo arbitrale (25 milioni di euro per il periodo 2009-2012 da girare ai docenti come integrazione stipendiale per l’attività assistenziale svolta al Policlinico a Bari - ndr). Allo stesso tempo, ci si impegnava ad adeguare da giugno scorso gli stipendi. Passaggi non proprio del tutto realizzatisi tanto da riproporre la protesta e la rinuncia da parte dei docenti in queste ultime giornate.

Intanto, negli ambienti accademici locali, si fa strada la sempre maggiore convinzione che una soluzione possibile alle difficoltà continue per il Polo jonico potrebbe venire dall’autonomia almeno amministrativa della sede, alla stregua di quel che accade a Rimini e Cesena, che rimangono legate all’Ateneo bolognese ma con un proprio budget di introiti e di spesa. Il cosiddetto «modello Bologna» di cui si è parlato in passato senza che, però, potesse mai appassionare più di tanto il corpo docente barese.

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