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Lunedì 25 Settembre 2017 | 06:15

Confindustria di Taranto al Capo dello Stato «Rischiamo il default»

TARANTO – «Vogliamo che questo potenziale, che ancora oggi è nostro, non venga disperso, abbiamo la possibilità di agganciare la ripresa e risalire al meglio, ma non siamo più in grado di 'pagarè, in nessun modo. Ci servono risposte immediate». Lo scrive il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, in una lettera inviata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in seguito alla manifestazione dell’1 agosto scorso denominata "Industria ultima fermata"
Confindustria di Taranto al Capo dello Stato «Rischiamo il default»
TARANTO – «Vogliamo che questo potenziale, che ancora oggi è nostro, non venga disperso, abbiamo la possibilità di agganciare la ripresa e risalire al meglio, ma non siamo più in grado di 'pagarè, in nessun modo. Ci servono risposte immediate». Lo scrive il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, in una lettera inviata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in seguito alla manifestazione dell’1 agosto scorso denominata 'Industria ultima fermatà, durante la quale oltre mille persone tra imprenditori e operai sono sfilati in corteo per dire no alla 'desertificazione industrialè che rischia il territorio ionico per la crisi dell’Ilva e il paventato ridimensionamento o la chiusura di Eni e Cementir.

Confindustria rivolge al capo dello Stato lo stesso appello rivolto al premier Matteo Renzi, invocando «l'intervento del Governo affinchè intervenga con poteri sostitutivi a spianare la strada per la ripresa dello sviluppo». Il riferimento è agli investimenti che riguardano non solo il risanamento degli impianti del Siderurgico e le bonifiche, ma anche il progetto Tempa rossa (lo smistamento a Taranto del petrolio proveniente dalla Basilicata) e l’infrastrutturazione del porto. «Oltre a denunciare l’imminente default cui va incontro tutto il sistema Taranto – osserva Cesareo – entriamo nel merito delle progettualità ancora bloccate e di quelle che si potrebbero cantierizzare, del clima di conflittualità che vige oramai da due anni a Taranto (da quando, cioè, la questione Ilva è letteralmente deflagrata) e delle inadempienze che puntualmente si registrano, a livello istituzionale, da parte di chi dovrebbe in primis tutelare il lavoro e l’occupazione».

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