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Volontari a Campomarino «Vigiliamo con amore le tartarughe che verranno»

TARANTO - Sono stati i bagnanti, venerdì dell’altra settimana, ad allertare i proprietari dello stabilimento balneare Elisir Beach a Campomarino di Maruggio. Sulla spiaggia accanto al lido c’erano dei gusci, molti già rotti. Colpa di una mareggiata improvvisa. E’ stata avvisata subito la Capitaneria di porto che a sua volta ha contattato il Wwf di Taranto. Erano ottanta, le morbide corazze in formazione, ne sono sopravvissute una ventina
Volontari a Campomarino «Vigiliamo con amore le tartarughe che verranno»
di ALESSANDRA CAVALLARO
TARANTO - Si ferma sul bagnasciuga, pochi secondi, il tempo di rifiatare. Sente il peso della corazza e del viaggio. Si volta per ringraziare il mare di averla protetta. Poi l’ultima salita. Sorpassa una piccola duna di sabbia. Qualche metro e si placa. Agganciando le zampe alla rena, dove plana, e ammorbidisce la pancia dura di fatica e amore. E’ pronta a svuotarsi. Il buio e il silenzio cullano la sua covata. Ha nuotato migliaia di chilometri per tornare sulla spiaggia dei «sette colori» a Campomarino. E’ qui che è nata. E’ qui che ricompare. Oggi tartaruga adulta, ieri pochi centimetri di armatura e quattro zampine. Un viaggio al contrario dopo una vita trascorsa in mare aperto. Quando rompono il guscio e provano e segnare la rotta sulla sabbia, con gli occhi ancora spaventati e acerbi, le tartarughe appena nate guardano il cielo e riconoscono la mappa delle stelle. Sebbene sia notte, sentono l’odore dell’acqua salata e la raggiungono. E’ istinto puro. Camminano e nuotano per ore fino a perdersi e a poi scomparire, all’alba, tra i flutti. Non torneranno più, per decenni, sul litorale dove sono nate, se non per riprodurre quel miracolo che conservano sulla pelle.

Funziona così, e non c’è una spiegazione logica. Nascono, si perdono, e si ritrovano, da sole, quando è il momento di donare la vita. Ancestrale bisogno. Pura poesia. Sono stati i bagnanti, venerdì dell’altra settimana, ad allertare i proprietari dello stabilimento balneare Elisir Beach a Campomarino di Maruggio. Sulla spiaggia accanto al lido c’erano dei gusci, molti già rotti. Colpa di una mareggiata improvvisa. E’ stata avvisata subito la Capitaneria di porto che a sua volta ha contattato il Wwf di Taranto. Erano ottanta, le morbide corazze in formazione, ne sono sopravvissute una ventina.

Ora c’è un nuovo nido, recintato, guardato a vista. Le tartarughine dovrebbero nascere nella seconda metà di agosto. E’ l’ipotesi che stanno verificando i ricercatori del Wwf di Policoro che in queste ore esaminano i resti delle uova custodite h24 dai volontari della sezione tarantina. E’ dal 2013, da quando l’as - sociazione ha siglato, a livello nazionale, un protocollo d’intesa con il ministero dell’Ambiente, che le tartarughe marine vengono seguite e monitorate in ogni loro spostamento.
I volontari che vegliano il recinto a Campomarino sono soprattutto ragazzi, studenti della facoltà di Scienze ambientale a Taranto, ma anche giovani innamorati della specie, talmente tanto da trovarli sfatti alle 15 del pomeriggio sotto il sole d’estate che trafigge la tenda allestita accanto al nuovo recinto. Hanno tanta voglia di raccontare «la strada delle tartarughe» e quanto sia suggestivo il loro ritorno, che descrivono con serenità il sacrificio di svegliarsi all’alba nei mesi più assurdi, per mappare, sulle spiagge del versante orientale, le possibili zone di nidificazione.

«Non è un peso» dice Francesca, che non becca un centesimo per la sua levataccia. E neanche per aver scelto di proteggere qualcosa che ancora non esiste. Ciò che rende stupefacente il ritrovamento è che sia accaduto di nuovo. Nello stesso luogo. Tre anni prima, il 23 agosto del 2011, la schiusa delle prime uova di Caretta Caretta sulla costa tarantina. Non sarà stata sicuramente la prima, ma di certo è la prima che il Wwf ha potuto documentare seguendone ogni passo, filmarlo, descriverlo. Come una favola d’altri tempi.
«Erano piccolissimi, uscivano dalla sabbia con una lentezza disarmante. Ma alla fine un passo alla volta, con grinta, sono arrivate a mare. Una notte indimenticabile» commenta Fabio Millarte, presidente Wwf Taranto.

Le tartarughe, crescendo, si spostano in una zona di basso fondale dove si nutrono (nel bacino del Mediterraneo, quelle più frequentate, sono tra la Sicilia e l’Africa, in Adriatico, tra la Turchia e l’Egitto, nello Ionio e tra le Baleari e lo stretto di Gibiliterra). Durante le loro lunghe migrazioni si accoppiano, ma vanno a nidificare sempre sulle stesse coste (la mappatura fatta per le specie che frequentano i nostri mari indica la Libia, la Turchia e alcune spiagge della Grecia). Luoghi ben precisi che scelgono per la qualità della sabbia, l’umidità, la temperatura e la distanza dal mare; parametri fondamentali per una corretta incubazione. La conservazione di queste spiagge di nidificazione è quindi vitale alla sopravvivenza della specie. Per ben due volte Campomarino e la spiaggia dei «sette colori» è stata la «casa» alla quale tornare. Tartarughe che spezzano la maledizione, tutta tarantina, del verbo «fuggire».

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