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Ilva e Tempa Rossa Tensioni cittadini-operai Fiom: no a modello Riva E a Brindisi attracca la nuova nave Greenpeace

TARANTO - Imprenditori e lavoratori dell’indotto di Ilva da un lato, cittadini e ambientalisti dall'altro. Un testa a testa diviso da un cordone di polizia e Carabinieri. Iniziativa della Confindustria Taranto per richiamare l’attenzione sull'emergenza che investe il sistema economico e produttivo della città. Gli operai, in tuta da lavoro, hanno mostrato i cartelli con le scritte: «Indotto Ilva risorse esaurite», «No alla desertificazione industriale», «No alla città dei no», «Tempa rossa + lavoro + sviluppo per il porto». Un gruppo di cittadini ha inscenato una protesta durante il corteo. In piazza Fontana è avvenuto uno scontro verbale tra manifestanti e contestatori che hanno urlato «Taranto libera». Delegazione dal Prefetto. Fiom. No a modello Riva
Muore il figlio di 5 anni, il papà su Fb: «Vittima dell'Ilva»
Ilva e Tempa Rossa Tensioni cittadini-operai Fiom: no a modello Riva  E a Brindisi attracca la nuova nave Greenpeace
TARANTO – Imprenditori e lavoratori dell’indotto di Ilva, Eni e Cementir si sono ritrovati questa mattina davanti al piazzale del porto mercantile, aderendo all’iniziativa di Confindustria Taranto, per una manifestazione che intende richiamare l’attenzione sull'emergenza che investe il sistema economico e produttivo della città.

Gli operai, in tuta da lavoro, hanno mostrato i cartelli con le scritte: 'Indotto Ilva risorse esauritè, 'No alla desertificazione industrialè, 'Oggi manifestiamo domani chiudiamò, 'Una città che non produce è una città che muorè, 'No alla città dei nò, 'Tempa rossa + lavoro + sviluppo per il portò.
I mezzi pesanti e leggeri si sono concentrati nel piazzale antistante l’ingresso C dello stabilimento Ilva per poi snodarsi lungo la statale 7 sino ad arrivare al punto di stazionamento del porto. I lavoratori dell’indotto del Siderurgico hanno raggiunto la 'portineria impresè e poi sono stati condotti in autobus al punto del raduno.

Gli imprenditori hanno preparato una lettera indirizzata al premier Matteo Renzi, in cui è descritta tutta la disperazione ma anche tutta la volontà di combattere degli imprenditori ionici. Nella classifica delle situazioni disperate dell’economia tarantina, l’Ilva è certamente al primo posto per i suoi numeri. Le casse sono semivuote, le ditte appaltatrici non vengono pagate da mesi e questo si ripercuote sulla tenuta sociale e finanziaria delle famiglie. Se non arriverà a breve una iniezione di denaro fresco, magari attraverso lo sblocco delle risorse sequestrate ai Riva come previsto nell’ultimo decreto approvato nei giorni scorsi, il collasso definitivo sarà inevitabile.

Ma non si può imputare tutto all’Ilva. Gli imprenditori lamentano il blocco di investimenti importanti come quello di Tempa Rossa, laddove dovrebbe sorgere la base logistica del giacimento petrolifero della Basilicata. Progetto approvato dal Cipe, ma osteggiato da ambientalisti ed enti locali per presunti rischi ambientali in un’area che registra, su questo piano, dati allarmanti confermati dagli studi dello stesso Istituto superiore di Sanità. E l’Arsenale, un tempo fiore all’occhiello della città, non riesce più da tempo ad essere competitivo, tanto che la Marina sta cercando una via di salvezza aprendo le porte, se sarà possibile, al naviglio commerciale per consentire al bacino di manutenzione di Mar Piccolo di sopravvivere. Senza contare altri pericoli di ridimensionamento di grandi industrie, come la Cementir.

"Siamo al capolinea – ha detto ieri il presidente degli industriali tarantini, Vincenzo Cesareo, illustrando i motivi della manifestazione – è sparito dall’orizzonte il nostro futuro. Siamo i primi a sostenere un’industria ecocompatibile che sia in armonia con il territorio, ma non ci stiamo più ad una logica del 'nò a priori su tutto. I nostri imprenditori hanno impegnato tutto, anche le mutande". Angelo Bozzetto, presidente del Comitato Grandi imprese di Confindustria Puglia, rincara oggi la dose con una punta di amarezza.

"Occorre che ciascuno, per le proprie competenze, anteponga gli interessi collettivi a quelli di parte. Dalla classe politica locale non vediamo segnali di responsabilità, ma solo divisioni che prescindono dai bisogni concreti della società". Un monito, invece, viene da Cgil, Cisl e Uil territoriali di Taranto. "La levata di scudi di Confindustria possa diventare l’occasione per fare in modo che le imprese locali accettino la sfida per il nuovo modello di sviluppo: investire in innovazione, ricerca, intessendo un rapporto leale con le maestranze".

I CITTADINI CONTRO GLI OPERAI: UNA GUERRA FRA POVERI
Un gruppo di cittadini ha inscenato una protesta durante il corteo organizzato da Confindustria Taranto contro la 'desertificazione industrialè. In piazza Fontana è avvenuto uno scontro verbale tra manifestanti e contestatori che hanno urlato 'Taranto libera. Assassini. I nostri figli muoiono come i vostri figli, è una guerra tra poverì. Gli industriali e gli operai hanno continuato a marciale al grido 'Lavoro, lavorò. I due gruppi erano divisi da un cordone di polizia e carabinieri.
Il questore, Enzo Mangini, nella serata di ieri ha emesso un’ordinanza con la quale ha vietato, per motivi di ordine pubblico, la contromanifestazione annunciata dal Comitato 'Cittadini e lavoratori liberi e pensantì di cui fanno parte numerosi operai dell’Ilva e contestatori che il 2 agosto del 2012 bloccarono, in piazza della Vittoria, il comizio dei leader sindacali Camusso, Bonanni e Angeletti, pochi giorni dopo il sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva.

DELEGAZIONE INCONTRA IL PREFETTO
Una delegazione di imprenditori e operai che hanno partecipato alla manifestazione organizzata da Confindustria Taranto per dire no alla 'desertificazione industrialè è stata ricevuta dal prefetto Umberto Guidato, a cui è stato consegnato un documento da portare all’attenzione del governo. Durante il corteo, che ha sostato anche davanti l'arcivescovado e al Municipio, non sono mancati i momenti di tensione.

L'assembramento più significativo di contestatori si è registrato sul ponte di pietra, dove alcuni attivisti si sono sdraiati per terra. Il corteo è stato bloccato per qualche minuto con uno scambio di slogan tra i lavoratori e i cittadini. Alcuni ambientalisti hanno gridato 'Taranto libera, noi vogliamo viverè e poi hanno invocato il nome di Lorenzo Zaratta, il bimbo di 5 anni morto due giorni fa per un tumore al cervello. Inevitabili anche i disagi per il traffico veicolare. Dinanzi al palazzo del governo il presidente di Confindustria Taranto, Enzo Cesareo, ha preso il megafono e ringraziato quanti hanno aderito alla manifestazione. Per gli organizzatori erano tra i duemila e i tremila, intorno al migliaio secondo la Questura.

Successivamente c'è stato l’incontro con il prefetto. “Egregio presidente – è scritto nel manifesto indirizzato al premier Matteo Renzi – nel momento in cui le scriviamo saremo già scesi in piazza, per la prima volta nella nostra storia, ma manifestare contro i rischi di una desertificazione industriale che si fa sempre più invisibile e incombente, a lottare per la salvaguardia delle nostre aziende, a invocare il rilancio degli investimenti e quindi dei progetti che riguardano il territorio di Taranto e della sua provincia”.

FIOM: NO A MODELLO RIVA
“L'odierna iniziativa 'Industria ultima fermatà, promossa da Confindustria di Taranto ci trova distanti nella forma e nella sostanza. Gli strumenti di persuasione e dissuasione posti in essere nei confronti dei lavoratori (giornata pagata per chi aderisce, ferie forzate per chi voleva lavorare normalmente) evocano quel triste 'modello Rivà già visto che ha generato il disastro ormai a tutti evidente”. Lo afferma in una nota il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli riferendosi alla manifestazione organizzata oggi a Taranto da Confindustria.

“Dov'erano questi imprenditori – si chiede Stefanalli - negli anni in cui sono stati determinati i guasti profondi che hanno causato l’emergenza che ha colpito soprattutto i lavoratori e la parte più debole del territorio? Gli stessi che oggi piangono miseria chiamando tutti 'a stringersi a cortè per celare il proprio fallimento e l’abdicazione dal ruolo di classe dirigente, hanno prima vissuto all’ombra dei potenti e dei grandi gruppi industriali senza mai spiccare il volo in termini di innovazione e di sistema industriale, e oggi nella crisi hanno prima fatto ricorso massiccio agli ammortizzatori pagati dalla collettività, poi dismesso e licenziato”.

Chi è causa “del proprio mal – conclude il segretario della Fiom – pianga se stesso, viene da dire. Gli interessi dei lavoratori li rappresenta il sindacato confederale che in piena autonomia ha promosso in questi anni e continueranno a farlo nei prossimi mesi a tutela dell’occupazione, della salute, di un modello di sviluppo ecosostenibile. La Fiom e i metalmeccanici saranno come sempre in prima linea”.

UNA LETTERA A RENZI: SERVONO AZIONI E RISPOSTE
“La situazione è molto grave e servono risposte urgenti": per questo gli industriali tarantini, provati da due anni di crisi dell’Ilva e dalle sue ricadute sull'indotto, chiedono in una lettera al premier Renzi di intervenire con poteri sostitutivi agli attuali" almeno "per la realizzazione di quelle progettualità che maggiormente riteniamo strategiche”. Il riferimento è a diversi progetti bloccati che mettono a rischio investimenti Eni e Cementir e bloccano lo sviluppo infrastrutturale del porto.

Nella lettera,consegnata da una delegazione di Confindustria Taranto al prefetto Umberto Guidato a conclusione del corteo contro la 'desertificazione industrialè, gli industriali chiedono al Presidente del Consiglio "che il tavolo interministeriale già attivato per Taranto possa diventare da tecnico, qual è attualmente, un tavolo politico in cui si passa dal semplice ascolto e coordinamento all’adozione di quei provvedimenti che il territorio da tempo invoca”. In assenza delle decisioni urgenti invocate, dicono, "saremo costretti a misurarci con scelte drastiche e dolorose che invece vorremmo definitivamente accantonare a favore di una ripresa – e lo auspichiamo fortemente - ancora possibile”.

“La siderurgia – osservano gli industriali – è Taranto, intere filiere del manifatturiero italiano dipendono dallo stabilimento tarantino. Vorremmo che dal Governo si tornasse ad affermare a chiare lettere la strategicità di questo stabilimento e quindi la necessità della sua permanenza sul nostro territorio, che non possono essere nuovamente messe in discussione dopo due anni di impegno profuso a tutti i livelli, di provvedimenti speciali, di decreti ad hoc”. Confindustria evidenzia le problematiche delle aziende dell’indotto “allo stremo delle loro forze dopo mesi di reiterato mancato pagamento dei lavori svolti” e fa presente che “la cultura del no non si limita alla siderurgia, alla portualità, al settore energetico. Ha travolto, infatti, anche i processi di trasformazione urbana che riguardano il settore delle costruzioni e della diversificazione produttiva, affossati da una politica e da una burocrazia locale che da tempo ha scelto irresponsabilmente di non decidere e di non fare”.

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