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Eni, Taranto si blocca sciopero dei lavoratori a difesa della raffineria

di PAMELA GIUFRE'
TARANTO - Taranto si ferma e protesta per difendere la raffineria dell’Eni. Per tutto il giorno, i lavoratori cercheranno di impedire l’ingresso e l’uscita dei prodotti dallo stabilimento ionico. Il blocco proseguirà fino a mezzanotte, contestualmente allo sciopero nazionale indetto dai sindacati di categoria dopo il coordinamento unitario delle scorse settimane, che ha preso atto della rottura delle trattative con i vertici di Eni
Lavoratori in piazza a Potenza per la Sider
Eni, Taranto si blocca sciopero dei lavoratori a difesa della raffineria
di Pamela Giufrè

TARANTO - Per tutto il giorno, i lavoratori della Raffineria Eni di Taranto cercheranno di impedire l’ingresso e l’uscita dei prodotti dallo stabilimento ionico. Il blocco, partito dal varco 1 all’alba di stamattina, proseguirà fino a mezzanotte, contestualmente allo sciopero nazionale indetto dai sindacati di categoria dopo il coordinamento unitario delle scorse settimane, che ha preso atto della rottura delle trattative con i vertici di Eni, intenzionati a delocalizzare gli investimenti sul territorio nazionale. Per questo da Taranto sono partiti nella notte tra ieri e oggi bus e mezzi privati diretti a piazza Montecitorio, dove è in programma una manifestazione di protesta. Almeno una ventina di delegati per organizzazione. Gli altri invece sono rimasti in città per sensibilizzare anche l’opinione pubblica e le istituzioni locali.“Le dichiarazioni dei vertici dell’Eni - spiega Giuseppe Massafra, segretario generale della Cgil ionica - sono preoccupanti soprattutto per Taranto. La nostra Raffineria potrebbe essere una delle prime e delle più esposte al rischio chiusura anche a fronte della crisi della raffinazione in Italia. E, considerando che il territorio ionico è già martoriato da tante vertenze occupazionali, a cominciare dall’Ilva, è necessario che il governo riservi un’attenzione particolare allo stabilimento di Taranto. Del resto Eni è ancora oggi un’azienda statale per il 33 per cento”.

“Siamo determinati e pronti a tutto - annuncia Amedeo Guerriero, segretario della Uiltec-Uil di Taranto - pur di difendere il sito produttivo ionico, che conta oltre cinquecento lavoratori diretti ed altrettanti dell’indotto. E’ per questo che abbiamo deciso di organizzare un presidio a Taranto e di non fermarci allo sciopero in sé”.

Al blocco, tra i lavoratori, ci sarà anche il neoeletto segretario regionale della Filctem-Cgil di Puglia, Gino D’Isabella.

Mentre ha già fatto pervenire la sua vicinanza il consigliere regionale di Forza Italia, Pietro Lospinuso. “A questi lavoratori - dichiara Lospinuso - esprimo la mia solidarietà perché Taranto non è solo Ilva. Assistiamo ad un inspiegabile ostruzionismo da parte delle istituzioni locali agli investimenti dell’Eni per la raffineria e per il progetto Tempa Rossa: investimenti che ammontano a circa 320 milioni di euro solo su Taranto e che avrebbero garantito 300 posti di lavoro. Una linea seguita dal Comune, anche dopo l’autorizzazione concessa dal ministero, che si pone in netta contraddizione con gli indirizzi decisi dallo stesso ente quando in passato diede il suo parere favorevole al progetto. Non possiamo condividere le preoccupazioni sui rischi ambientali, giacché il traffico petrolifero di Taranto sarebbe di gran lunga inferiore a quello di tante altre città italiane ed il ministero ha autorizzato il progetto solo a condizione che non si superi l’attuale livello di emissioni. Tagliare le gambe all’iniziativa in questo momento rappresenta una scelta scellerata per il nostro territorio che ha già perso metà flotta di Evergreen e la Mercegaglia”.

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