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Taranto, l’Arsenale diventa un «business»

di MARISTELLA MASSARI
TARANTO - Officine, bacini, banchine dell’Arsenale di Taranto si affacciano sul mercato delle riparazioni e della cantieristica navale abbattendo i vincoli legati alla natura militare dello storico stabilimento di Mar Piccolo. La rivoluzione è cominciata. La Marina Militare, con un comunicato stampa ufficiale, ieri ha fatto sapere di aver aperto le sue strutture al «mercato»: i suoi stabilimenti e i suoi impianti potranno diventare redditizi per le casse dello Stato
Taranto, l’Arsenale diventa un «business»
di Maristella Massari

TARANTO - Officine, bacini, banchine dell’Arsenale di Taranto si affacciano sul mercato delle riparazioni e della cantieristica navale abbattendo i vincoli legati alla natura militare dello storico stabilimento di Mar Piccolo. La rivoluzione è cominciata.

La Marina Militare, con un comunicato stampa ufficiale, ieri ha fatto sapere di aver aperto le sue strutture al «mercato»: i suoi stabilimenti e i suoi impianti potranno diventare redditizi per le casse dello Stato. Questione di «business» insomma. A cominciare dagli Arsenali di Taranto, ma anche La Spezia e Augusta, che diventeranno siti «duali e produttivi» il più possibile autonomi dal punto di vista finanziario.

Nulla di nuovo, in verità, per Taranto che, in questa operazione ha fatto da apripista. Un «baratto» utilissimo e vantaggioso soprattutto in tempi di ristrettezze economiche come questi. L’Arsenale di Taranto ha già avuto un’esperienza positiva con le manutenzioni di mercantili e petroliere. Non solo scafi grigi della Marina Militare, dunque. Le maestranze dello stabilimento militare più grande d’Italia per la manutenzione della flotta, ad aprile misero le mani sul naviglio civile, grazie ad una collaborazione con Confindustria. In Mar Piccolo entrò la petroliera Solaria per lavori di carenamento, carpenteria, congegnatoria e motori, in cambio di controprestazioni a favore delle nuove officine polifunzionali dello stabilimento.

Già, perchè la svolta decisa dalla Marina Militare ha il suo perno proprio nell’istituto della «permuta per servizi», che prevede, in cambio di prestazioni o servizi messi a disposizione dell’amministrazione, la fornitura di una controprestazione equivalente in lavori o materiali. Oltre a rendere disponibili le banchine lavori, i bacini (in muratura e galleggianti) e le officine di congegnatoria e meccanica di precisione presenti in Arsenale, la Marina Militare rende disponibili ai soggetti interessati i servizi di laboratorio interni, finalizzati al collaudo, alla qualifica e alla omologazione di materiali ed apparecchiature.

Insomma, in questo modo i bacini assumono, nella nuova stagione di riorganizzazione generale avviata dalla Marina Militare, il ruolo di «vero valore aggiunto».

«Un bene preziosissimo – osserva l’ammiraglio Stefano Tortora, comandante del Comando Logistico della Marina Militare – che bisogna sfruttare in tutte le sue potenzialità, o attraverso l’istituto della permuta tradizionale oppure assicurandone la gestione tramite società private o consorzi».

Si azzerano dunque le distanze tra le navi militari e quelle civili in Arsenale. Stesso pescaggio, simili sistemi di propulsione, di manutenzione delle carene. Il futuro di Taranto , grazie ora anche a questa coraggiosa operazione, passa dal suo Arsenale, una industria sicuramente più eco-compatibile della produzione a caldo di acciaio.

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