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Sabato 21 Ottobre 2017 | 08:35

Ilva, truffa allo Stato Fabio Riva condannato  a 6 anni e mezzo

MILANO – La terza  sezione penale del tribunale di Milano ha condannato Fabio  Riva (foto) a sei anni e sei mesi per le accuse di associazione  per delinquere e truffa, al termine del processo di primo  grado su una presunta truffa ai danni dello Stato, perpetrata dal gruppo Riva, attraverso l’Ilva di Taranto, che avrebbe ricevuto contributi pubblici senza averne diritto. I giudici  hanno condannato anche Alfredo Lo Monaco della svizzera  Eufintrade Sa a 5 anni e Agostino Alberti, ex dirigente di  Ilva Sa (società svizzera del gruppo Riva), a 3 anni. Inoltre, la società Riva Fire, imputata per la legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, è  stata condannata a una multa di 1,5 milioni di euro
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Ilva, truffa allo Stato Fabio Riva condannato  a 6 anni e mezzo
MILANO - La terza  sezione penale del tribunale di Milano ha condannato Fabio  Riva a sei anni e sette mesi per le accuse di associazione  per delinquere e truffa, al termine del processo di primo  grado su una presunta truffa ai danni dello Stato, perpetrata  dal gruppo Riva, attraverso l’Ilva di Taranto, che avrebbe  ricevuto contributi pubblici senza averne diritto. I giudici  hanno condannato anche Alfredo Lo Monaco della svizzera  Eufintrade Sa a 5 anni e Agostino Alberti, ex dirigente di  Ilva Sa (società svizzera del gruppo Riva), a 3 anni.

Inoltre, la società Riva Fire, imputata per la legge  231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, è  stata condannata a una multa di 1,5 milioni di euro. Per i  tre imputati e la società è stata disposta anche la  confisca di 90,8 milioni di euro. I pm Stefano Civardi,  titolare dell’inchiesta insieme a Mauro Clerici, aveva  chiesto per Fabio Riva e Lo Monaco una condanna a 5 anni e 4  mesi, per Alberti a 3 anni e 4 mesi. Il pm aveva anche  chiesto la confisca alla società e ai tre imputati la  confisca di 91 milioni di euro complessivi e per la Riva Fire  una multa di 2,25 milioni di euro.  

Le motivazioni  della sentenza saranno pubblicate entro 90 giorni. Il  processo arrivato oggi alla sentenza di primo grado riguarda  una presunta truffa ai danni dello Stato dell’ammontare di  circa 100 milioni di euro, che sarebbe stata realizzata  attraverso l’ottenimento di contributi pubblici, erogati da  Simest (controllata da Cassa depositi e prestiti), per il  sostegno alle imprese italiane che esportano.

Secondo l’ipotesi dei pm Mauro Clerici e Stefano Civardi, titolari  del fascicolo, il gruppo della famiglia Riva avrebbe ottenuto indebitamente dei contributi pubblici, interponendo in una serie di operazioni Ilva Sa, società svizzera del gruppo. La legge Ossola, che sarebbe stata raggirata, prevede che a  fronte di dilazioni di pagamento tra i 2 e i 5 anni da parte  di acquirenti esteri, le imprese italiane possano accedere a  dei contributi erogati da Simest (controllata dalla Cassa  depositi e prestiti).

Per l’accusa, l’Ilva spa non avrebbe avuto diritto a questo tipo di sostegno, data la natura dei  pagamenti ricevuti, e quindi è stata interposta in molte operazioni l’Ilva Sa, la quale, nonostante non avesse alcun ruolo operativo o produttivo, risultava l’acquirente dei  prodotti dell’Ilva e la società che aveva effettuato i contratti con gli acquirenti esteri.

Ilva Sa emetteva nei  confronti di Ilva spa delle cambiali internazionali (promissory notes), che con l’interposizione  della società svizzera Eufintrade, permettevano a Ilva spa di avere i requisiti per ottenere i contributi pubblici, quando la società Ilva Sa, che faceva parte dello stesso gruppo, incassava i pagamenti dall’estero senza ritardi o  dilazioni.

l danno per lo Stato sarebbe stato doppio, da una  parte l’Ilva di Taranto ha ottenuto contributi ai quali non  avrebbe avuto diritto, dall’altra i soldi ricevuti dallo Stato italiano venivano alla fine girati alla Ilva Sa in Svizzera, quando uno degli obiettivi della legge che sarebbe stata raggirata è quella di dare soldi al sistema imprenditoriale italiano perchè contribuiscano alla sua  crescita, non per finire oltreconfine.

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