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Gli stipendi d’oro all'Asl di Taranto assolti 24 imputati

di FRANCESCO CASULA
TARANTO - L'ex direttore generale dell’Asl di Taranto, Marco Urago, e altri 23 dipendenti dell’azienda sanitaria locale sono stati assolti dall’accusa di peculato dal tribunale di Taranto (presidente Alessandra Romano, a latere Di Roma e Caroli) nel processo originato dall’inchiesta sui cosiddetti «stipendi d’oro». Il pubblico ministero Enrico Bruschi aveva chiesto la condanna per tutti (3 anni e 4 mesi per Urago)
Gli stipendi d’oro all'Asl di Taranto assolti 24 imputati
di Francesco Casula

TARANTO - I progetti obiettivo all’Asl di Taranto non erano illegali. Lo ha stabilito il tribunale di Taranto che ieri pomeriggio ha assolto i 24 imputati nell’inchiesta per le «buste paga d’oro» all’azienda sanitaria locale. Nessun peculato, quindi, come invece aveva ipotizzato il sostituto procuratore della Repubblica Enrico Bruschi che, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati a pene comprese tra i 2 e i 3 anni e 4 mesi di reclusione. Il collegio difensivo degli imputati, tra i quali i legali Eligio Curci, Rocco e Diego Maggi, Egidio Albanese, Gaetano Vitale, Raffaele Errico, Nicola Marseglia e Alessandra Semeraro, è riuscito a dimostrare la totale estraneità degli imputati rispetto alla accuse fomulate. Assoluzione quindi per Marco Urago, all’epoca dei fatti direttore generale dell’asl e difeso dagli avvocati Carlo e Claudio Petrone, per Giancarlo Magno, all’epoca dei fatti dirigente responsabile dell’ufficio formazione, per Giuseppe Serafini, Vincenzo Bovino, Anna Rosa Ligorio, Cosima Rito, Raffaella Zaccagni, Antonio Conoci, Giovanni Gravina, Francesco Paolo Rossetti, Maria Natale, Gabriele Argentieri, Innocenza Franco, Aurora Ciulli, Agnese Vita Massaro, Angela Elia, Anna Cabino, Tiziana Turturici, ex dirigente dell’ufficio legale dell’Asl, Maria Carmela Boccuni, funzionaria dell’area legale, Giuseppe Maraglino, Gaetano Mirizzi, Cristina Pugliese, Francesco Tedeschi e Teresa Quero. Secondo l’accusa iniziale di peculato, gli imputati - dirigenti e funzionari della Asl – avevano beneficiato indebitamente di compensi aggiuntivi nell’arco del 2006 per oltre 445mila euro. Nel corso delle indagini i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria acquisirono nella sede dell’Asl documentazione riguardante i progetti obiettivo che avrebbero fatto lievitare le buste paga di alcuni dipendenti. Lo scopo dell’acquisizione era quello di chiarire se le cosiddette buste paga d’oro erano frutto di progetti obiettivo con un diverso canale di finanziamento, ma sotto la lente di ingrandimento finì anche l’attività di un gruppo di lavoro interdisciplinare aziendale per la valutazione della produttività. Un gruppo costituito da dieci rappresentanti del comparto, dieci della dirigenza e dieci dell’azienda, indicati, come spiegato dopo l’avvio dell’inchiesta dai sindacati della Funzione pubblica, con il criterio della rappresentatività sindacale e in esecuzione degli accordi sulla contrattazione decentrata. Bisognerà attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per comprendere il ragionamento seguito dal collegio, presieduto da Alessandra Romano e a latere i giudici Elvia Di Roma e Giovanni Caroli, ma dal dispositivo letto ieri tra le lacrime degli imputati è evidentemente che i giudicanti abbiano ritenuto che non vi fosse alcun elemento di colpevolezza degli imputati, tanto da rilevare che il fatto non sussiste. Inutile, evidentemente, è stato anche il parallelo tentato dal pm Bruschi rispetto alla vicenda degli stipendi d’oro al Comune di Taranto.

«Esco senza macchia anche da questa vicenda, soprattutto grazie agli avvocati Carlo e Claudio Petrone – ha dichiarato alla Gazzetta, Marco Urago – e mi piacerebbe che questo potesse rassenerare i cittadini di Taranto perché l’assoluzione significa che amministratori onesti ce ne sono stati e ce ne saranno. Ora – ha concluso l’ex dg Asl – tornerò ad occuparmi di sanità pubblica, ma probabilmente all’estero».

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