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Sabato 23 Settembre 2017 | 07:47

Ilva, sì al prestito-ponte I sindacati: «Pochi i soldi»

di ALESSANDRA FLAVETTA
ROMA - È stato firmato dal Presidente della Repubblica il decreto sulla prededucibilità del prestito ponte all’Ilva di Taranto, che in parte garantisce le banche che devono finanziare l’azienda commissariata e in crisi di liquidità, ma che non rassicura i sindacati dei metalmeccanici. Fiom, Fim e Uilm considerano il testo del governo insufficiente, come insufficiente appare l’entità del prestito
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di Alessandra Flavetta

ROMA - È stato firmato dal Presidente della Repubblica il decreto sulla prededucibilità del prestito ponte all’Ilva di Taranto, che in parte garantisce le banche che devono finanziare l’azienda commissariata e in crisi di liquidità, ma che non rassicura i sindacati dei metalmeccanici. Fiom, Fim e Uilm considerano il testo del governo insufficiente, come insufficiente appare l’entità del prestito che Sanpaolo, Unicredit e Banco Popolare sarebbero disposte a concedere: 200 milioni rispetto ai 650 richiesti dal Commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi. Il negoziato con le banche non è ancora chiuso, ma se i soldi fossero quelli, basterebbero a malapena per far sopravvivere lo stabilimento fino all’autunno, mentre il nuovo socio della fabbrica non arriverebbe che alla fine del 2014. Insomma, la boccata d’ossigeno delle banche non basterebbe ad escludere il default.Con questo spirito, quindi, le segreterie nazionali delle tute blu si sono presentate all’incontro concordato la scorsa settimana con il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi e il Viceministro Claudio De Vincenti, per valutare gli effetti del provvedimento d’urgenza varato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri e decidere se proseguire nelle azioni di lotta dopo la sospensione della manifestazione indetta sotto palazzo Chigi l’11 luglio scorso. Intanto è confermato che la conversione parlamentare del decreto Ilva dovrebbe avvenire attraverso un maxiemendamento al decreto competitività.

Il ministro dell’Ambiente Luca Galletti, parlando ai margini di un incontro con i colleghi dell’Ue a Milano, sembra rivolgersi proprio ai sindacati, quando afferma di voler “rassicurare tutti: il piano ambientale dell'Ilva non è un problema ma la soluzione. Chiunque farà impresa a Taranto nei prossimi anni –

assicura – sa che deve rispettare il piano ambientale perché senza non potrà mai esistere un'Ilva rinnovata”. Rosario Rappa, segretario nazionale Fiom per il settore siderurgico, non condivide il percorso individuato dal governo: “Sul piano ambientale bisogna costruire il piano industriale e portarlo a compimento e solo allora, con l’azienda risanata, si può trovare un nuovo acquirente, mentre ci potrebbe essere un intervento transitorio della Cassa Deposito e Prestiti”, spiega il sindacalista. L’Ilva “perde 20 milioni di euro al mese, attualmente, mentre prima ne perdeva 60, ma dalla cifra del prestito ponte potremo capire quanti mesi abbiamo a disposizione, dopo aver pagato gli stipendi, il premio aziendale, i fornitori, l’indotto e dopo aver fatto partire i lavori del piano ambientale”, prosegue Rappa.

Non solo la Fiom-Cgil, ma anche la Fim e la Uilm vorrebbero poter usare per l’ambientalizzazione gli 1,7 miliardi sequestrati ai Riva dalla procura di Milano, misura attesa nel decreto di giovedì scorso, ma stralciata all’ultimo per dubbi tecnici del dicastero della Giustizia. Per il segretario nazionale Fim-Cisl Marco Bentivogli è importante “ricostruire le linee di gestione dello stabilimento di Taranto, e riprendere l’operatività del piano industriale, mentre il piano industriale lo realizzerà chi compra l’Ilva, ma intanto vorremmo avere almeno un crono programma del piano industriale”, afferma il sindacalista, che chiede al più presto un incontro con il Commissario Gnudi per parlare della proposta di acquisto del gruppo franco-indiano Arcelor Mittal e dei problemi tecnici dello stabilimento, come l’incidente alla centrale termica dei giorni scorsi.

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