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Ilva, sindacati al bivio col governo a carte scoperte

di FULVIO COLUCCI
TARANTO - Il commissario Gnudi avvia il sondaggio con le banche ma per i sindacati 350 milioni non bastano. Questioni ambientali e di sicurezza lontane dall'essere risolte, non basta garantire gli stipendi. Mercoledì le organizzazioni dei lavorator metalmeccanici incontreranno il governo a Roma per fare il punto sulla crisi all’Ilva. Ai rappresentanti nazionali e locali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm, sarà illustrato il nuovo decreto
Ilva, sindacati al bivio col governo a carte scoperte
FULVIO COLUCCI
TARANTO - Mercoledì prossimo i sindacati metalmeccanici incontreranno il governo a Roma per fare il punto sulla crisi all’Ilva. Ai rappresentanti nazionali e locali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm, sarà illustrato il nuovo decreto che consente all’azienda di chiedere alle banche un prestito-ponte necessario a garantire i salari e la ripresa dei lavori di ristrutturazione ambientale degli impianti.

Se il commissario straordinario Piero Gnudi mostra addirittura un cauto ottimismo, i rappresentanti dei lavoratori restano scettici e hanno già ripetuto le perplessità e i timori sul futuro, tanto da ritenere ancora validi e non superati i motivi alla base dello sciopero proclamato il 10 luglio.

Gnudi, ha annunciato dalle colonne del “Corriere della Sera” che sarà questa la settimana in cui ci saranno importanti contatti con gli istituti di credito al fine di sbloccare l’empasse finanziario e i suoi problematici risvolti: dallo slittamento ad agosto della quattordicesima alle materie prime che scarseggiano per i ritardi nel pagamento dei fornitori fino agli approvvigionamenti e alla drammatica situazione delle aziende dell’appalto (allo sciopero del 10 compatta è stata la partecipazione degli operai delle ditte).

Dal canto loro, i sindacati ritengono indispensabile che il governo si pronunci sul destino della più grande acciaieria d’Europa. Partendo proprio da un conto elementare: per il prestito-ponte si annunciano 350 milioni circa. Un miliardo e 800 milioni sono la somma che l’ex commissario dell’Ilva Bondi e l’ex sub-commissario Ronchi ritenevano, già prima dei Piani ambientali e industriali, necessaria al risanamento previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale. Chiara la «distanza» che insospettisce i sindacati, che fa pensare a «pannicelli caldi», a un paradossale rinvio sine die della grande agonia della fabbrica: stipendi pagati sì, ma senza un deciso impegno per la ristrutturazione si continuerebbe a perpetrare la tragica equazione per cui l’Ilva produce, vive, se inquina.

Così, all’indomani dello sciopero, proprio le segreterie sindacali chiesero al governo di «dire la verità» indicando nell’incontro del 16 luglio prossimo, la deadline. Non sarà a Roma mercoledì prossimo il sindacato di base Usb. La sigla, che pur sempre rappresenta la terza forza all’Ilva per numero di eletti in Consiglio di fabbrica, non ha aderito alla sciopero così come hanno fatto i lavoratori aderenti al comitato «Liberi e pensanti». Alla “Gazzetta”, il coordinatore provinciale Usb Franco Rizzo, ha dichiarato: «Sono convinto che fosse inutile scioperare, che fosse anzi un regalo all’azienda. Ma ora mi rivolgo agli altri sindacati e dico che è il momento di unire le forze per un’azione forte, decisa, anche straordinaria. All’Ilva i lavoratori sono stati espropriati di tutto; se fallisse l’azienda ci sono prima le banche da pagare, come ha deciso il governo. Perciò faccio appello al coraggio».

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