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Giovedì 21 Settembre 2017 | 16:20

Ilva: dl non convince «Spero non sia la rovina» Vendola: ora un tavolo e proposte Ieri approvato decreto Priorità il risanamento

ROMA – Il nuovo decreto sull'Ilva, il sesto in due anni, non convince in molti. A cominciare da Nichi Vendola che ne parla come di “un rischio”, con la speranza che non porti alla rovina di Taranto, fino al presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci che insiste sulla certezza delle risorse, quelle dei Riva, per...
Ilva: dl non convince «Spero non sia la rovina» Vendola: ora un tavolo e proposte Ieri approvato decreto Priorità il risanamento
ROMA – Il nuovo decreto sull'Ilva, il sesto in due anni, non convince in molti. A cominciare da Nichi Vendola che ne parla come di “un rischio”, con la speranza che non porti alla rovina di Taranto, fino al presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci che insiste sulla certezza delle risorse, quelle dei Riva, per risanare gli impianti. Intanto il subcommissario Edo Ronchi rinuncia al ruolo lasciando, almeno adesso, la casella vuota.

Molto delle sorti dell’Ilva, a questo punto, sono legate all’andamento del decreto competitività all’esame delle commissioni Industria-Ambiente a Palazzo Madama. Per due motivi. Il primo è che il testo, asciutto (soltanto un articolo), dovrebbe entrare nel decreto in questione come emendamento del governo. Il secondo punto riguarda l’inquinamento: la parte dedicata all’ambiente, sia secondo Legambiente che M5s oltre ai Verdi, abbassa le tutele per gli scarichi in mare e la messa in sicurezza per i siti da bonificare (articolo 13, comma 7).

Secondo quanto riferiscono alcune fonti sia il ministero dell’Ambiente che quello dello Sviluppo economico, che hanno in mano il dossier Ilva, sperano di riuscire a trattenere Ronchi come subcommissario. Ma lui non sembra al momento volerne sapere: "Mi è stata proposta la riconferma dal ministro Galletti e ho detto che alle condizioni nuove non sono disponibile, serve un cambio di passo".

In particolare a Ronchi non sarebbero andate giù le modifiche al testo del decreto che inizialmente prevedeva la figura di un commissario ad hoc per il risanamento, con carta bianca per attuare gli interventi. Senza contare che da quel provvedimento è scomparso anche lo sblocco delle risorse sequestrate alla famiglia Riva: "Gli ho detto che sarei stato disponibile" a quelle condizioni, "non si può fare il risanamento ambientale se non hai i soldi". Eppure quelle modifiche si sarebbero rese necessarie anche per evitare nuove tensioni con la Magistratura.

"Spero che non si stia andando verso lo schianto – osserva Vendola – perchè il rischio è che rimangano inevasi i problemi ambientali e la perdita di 20.000 posti di lavoro. Temo che si siano persi due anni, siamo al punto di partenza: gli interventi sono rimasti al palo" soprattutto per colpa di chi ha pensato di voler trattare "problemi così complessi con furbizia, improvvisazione e sciatteria".

Il governatore della Puglia, che dice di non avere "imbarazzo" a parlare dell’Ilva, pone anche delle domande, indirizzate al governo, chiedendo 'ragionì sui soldi dei Riva e del perchè non si siano toccate. Realacci rincara la dose sul decreto: "Non è rassicurante. Se non sono garantite risorse, tempi e responsabilità certe sul risanamento ambientale, il Parlamento non potrà convertirlo".

Sulle risorse il leader dei Verdi Angelo Bonelli propone "l'estensione a chi inquina creando bombe ecologiche della legge Rognoni-La Torre sul sequestro e la confisca dei patrimoni ai mafiosi". Semplicemente, dice Bonelli, "i soldi dei Riva devono essere la garanzia" per Taranto.

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