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Eni shock: raffineria Taranto verso chiusura

di PAMELA GIUFRE'
TARANTO - C’è anche Taranto tra le quattro Raffinerie Eni a rischio in Italia. Il pericolo che lo stabilimento sta correndo, fino alla possibilità di chiusura, sarà valutato nella sua entità fra una settimana. Il 18 luglio è in programma il coordinamento nazionale dei sindacati di categoria per stabilire le iniziative di lotta da attuare in tutti i siti produttivi dell’Eni. Prima si tenterà un confronto con il governo. Le trattative sono state rotte l’altra sera dopo l’incontro a Roma con il nuovo amministratore delegato della Raffineria Eni, Claudio Descalzi e i rappresentanti nazionali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil
Eni shock: raffineria Taranto verso chiusura
di PAMELA GIUFRE'
TARANTO - C’è anche Taranto tra le quattro Raffinerie Eni a rischio in Italia. Il pericolo che lo stabilimento sta correndo, fino alla possibilità di chiusura, sarà valutato nella sua entità fra una settimana. Il 18 luglio è in programma il coordinamento nazionale dei sindacati di categoria per stabilire le iniziative di lotta da attuare in tutti i siti produttivi dell’Eni. Prima si tenterà un confronto con il governo.

Le trattative sono state rotte l’altra sera dopo l’incontro a Roma con il nuovo amministratore delegato della Raffineria Eni, Claudio Descalzi e i rappresentanti nazionali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil.

Al centro del vertice il nuovo progetto industriale dell’azienda petrolifera, che prevede anche la riorganizzazione generale degli organici. L’Eni ha di fatto denunciato gravi perdite nel settore della raffinazione a causa di un surplus europeo di 120 milioni di tonnellate di greggio raffinato e ha comunicato ai sindacati che garantisce la continuità operativa solo per la raffineria di Sannazzaro, a Pavia e, per la la propria quota, il 50 per cento, per quella di Milazzo.

Incerto il futuro per le quattro raffinerie di Taranto, Gela, Livorno e la seconda fase di Porto Marghera, a Venezia, nonché il petrolchimico di Priolo, a Siracusa. All’annuncio, i sindacalisti non hanno neppure voluto sentire le linee guida del nuovo progetto della Raffineria, pretendendo «il rispetto integrale degli impegni sottoscritti appena un anno fa». E ieri a Roma le organizzazioni si sono riunite per fare il punto della situazione.

«Sappiamo che la raffineria in generale è in crisi in Italia - spiega Amedeo Guerriero (Uiltec-Uil) - da Sannazzaro a Gela. Perciò siamo preoccupati anche per Taranto. Ma aspettiamo il confronto richiesto al governo nazionale dalle segreterie dei sindacati. All’incontro deve esserci anche l’Eni. Il problema più che italiano è europeo perché i consumi sono calati ovunque. Dopo l’esecutivo nazionale di tutti i direttivi delle varie raffinerie, valuteremo le iniziative da intraprendere. Da Taranto la risposta sarà massiccia considerando che qui si contano oltre 1300 lavoratori tra diretti ed indiretti. A questo punto il Comune dovrebbe capire che il progetto “Tempa Rossa” potrebbe rappresentare uno sbocco per la città e spiegarlo ai tarantini in quest’ottica».

«C’è grande tensione tra i lavoratori e forte preoccupazione - avverte anche Emiliano Giannoccaro (Femca Cisl) - perché non è remoto il rischio che i settori raffineria e chimica, attualmente in perdita, e quindi raggruppati nella nuova divisione Down stream, possano essere chiusi definitivamente. Ma soprattutto perché a Taranto registriamo il mancato riconoscimento del reintegro del personale ed il blocco degli investimenti. Non sappiamo quindi come questa crisi potrà incidere sul territorio. Ragion per cui dopo il 18 dovremo mettere in campo iniziative incisive anche per ricordare allo Stato che il 33 per cento della Raffineria è ancora nelle sue mani».

E sulla vertenza si registra anche un intervento di Pietro Lospinuso, consigliere regionale della Puglia, il quale ricorda l’importanza di Tempa Rossa sottolineando che in questa fase l’investimento Eni è strategico. «Sulla questione di Tempa Rossa - dice il consigliere del Pdl-Fi - qualcuno, forse, sta giocando col fuoco, rischiando di far perdere a Taranto un’occasione unica di rilancio portuale e di respiro occupazionale. E l’Eni non aspetta altro che chiudere la raffineria ionica».

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