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Né soldi né progetti Ilva verso il baratro Sindacati confermano sciopero

di FULVIO COLUCCI
TARANTO - L’Ilva pagherà gli stipendi di giugno agli 11mila lavoratori, ma non ce la fa a garantire anche la quattordicesima che slitta ad agosto. La notizia non fa seppellire l’ascia di guerra ai sindacati. Confermato, dopo l’incontro di Roma con il commissario straordinario Piero Gnudi, lo sciopero e la manifestazione a Roma in programma l’11 luglio. E già da oggi, nelle assemblee previste in fabbrica il clima potrebbe cambiare. Non è da escludere un’accelerazione della protesta con iniziative dentro e fuori lo stabilimento siderurgico. Tra queste due parentesi si può iscrivere il confronto fra l’azienda e le segreterie nazionali e provinciali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm svoltosi ieri pomeriggio alla sede del ministero dello Sviluppo economico a Roma. Con una postilla che la dice lunga sulla fase di agonia che sta vivendo lo stabilimento siderurgico tarantino: all’incontro non ha partecipato nessun rappresentante del governo, tranne i tecnici del ministero
Né soldi né progetti Ilva verso il baratro Sindacati confermano sciopero
di Fulvio Colucci

TARANTO - L’Ilva pagherà gli stipendi di giugno agli 11mila lavoratori, ma non ce la fa a garantire anche la quattordicesima che slitta ad agosto. La notizia non fa seppellire l’ascia di guerra ai sindacati. Confermato, dopo l’incontro di Roma con il commissario straordinario Piero Gnudi, lo sciopero e la manifestazione a Roma in programma l’11 luglio. E già da oggi, nelle assemblee previste in fabbrica il clima potrebbe cambiare. Non è da escludere un’accelerazione della protesta con iniziative dentro e fuori lo stabilimento siderurgico.

Tra queste due parentesi si può iscrivere il confronto fra l’azienda e le segreterie nazionali e provinciali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm svoltosi ieri pomeriggio alla sede del ministero dello Sviluppo economico a Roma. Con una postilla che la dice lunga sulla fase di agonia che sta vivendo lo stabilimento siderurgico tarantino: all’incontro non ha partecipato nessun rappresentante del governo, tranne i tecnici del ministero.

Si tratta di un segnale senza precedenti per la più grande fabbrica italiana, la più grande acciaieria d’Europa, nel giorno in cui il presidente del Consiglio Matteo Renzi, a Strasburgo, ha avviato il semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea.

Tornando al faccia a faccia romano, il commissario straordinario Gnudi, fresco di nomina, incontrava per la prima volta le parti sociali e l’impressione ricavata dalle segreterie sindacali non è stata esaltante, anzi. Conferma dello sciopero a parte, Fiom e Uilm, senza giri di parole, hanno bollato come «deludenti» le parole di Gnudi. Appena più sfumata la posizione della Fim Cisl che chiede in tempi rapidi il nuovo piano industriale, confermando tuttavia sciopero e manifestazione romana.

Ma cosa ha detto Gnudi di così disarmante per i sindacati? In realtà, questi ultimi si aspettavano le linee guida aziendali per uscire dall’empasse che rischia di portare la fabbrica al fallimento. Invece, il commissario, stipendi a parte - ma si è capito che, per pagare i salari, da oggi in poi si dovrà lottare con le unghie e con i denti per ottenere ancora “miracolosi” prestiti dalle banche - ha cercato di spargere ottimismo pur confermando la gravità della situazione: «Non dobbiamo dimenticare - ha detto Gnudi - che l’azienda è un patrimonio industriale del paese. Confidiamo nel senso di responsabilità dei sindacati per superare la difficile fase. Stiamo lavorando per individuare un nuovo azionista di maggioranza che assicuri i posti di lavoro, tutti, e il totale rispetto della normativa ambientale. In attesa, staimo continuando a trattare con le banche per l’ottenimento, anche grazie all’introduzione di un provvedimento legislativo che preveda la prededuzione, di un prestito ponte che consetirebbe all’Ilva di far fronte ai prorpi impegni fino almeno alla fine del 2014. Ci siamo già attivati per capire la concreta possibilità di richiedere alla procura di Milano l’utilizzo delle risorse sequestrate. L’esecuzione del piano ambientale è imprescindibile, oggi e in futuro».

Fin qui Gnudi, chiaro e tondo. Si bussa ancora alle banche, ma la risposta non c’è, potrebbe esserci un sesto decreto, ma dei soldi non c’è traccia. Si parla di «prededuzione», cioè della possibilità di pagare le banche che prestano i soldi all’Ilva prima di tutti gli altri creditori in caso di fallimento, offrendo così una garanzia extralarge. Una garanzia che però, se si tira in ballo la parola fallimento, ha certo un suono preoccupante (qualcuno, nei giorni scorsi, sia pure in maniera vaga parlò di amministrazione controllata).

Tra i sindacati e i lavoratori, non ci sono però posizioni concordanti sulle cose da fare. L’Usb, per esempio, non aderisce allo sciopero dell’11 e pensa di rivolgersi direttamente ai lavoratori in fabbrica, paventando, un presidio permanente dentro le acciaierie se con i salari non sarà pagata la quattordicesima. E il comitato di cittadini e lavoratori «Liberi e pensanti», boicottando lo sciopero e la manifestazione romana, invita i lavoratori all’assemblea indetta davanti alla portineria A dell’Ilva l’11 luglio alle 5,30 del mattino. Sarà «caldo» il luglio dell’Ilva.

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