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Palagiano, il rivale del boss
fu il mandante della strage

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MIMMO MAZZA

TARANTO - Fu il 62enne Giovanni Di Napoli, accecato dalla rivalità con Cosimo Orlando, suo concorrente sia negli affari criminali che in quelli di cuore, a ordinare l’agguato nel quale il 16 marzo del 2014 rimasero uccise 3 persone. È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con la quale la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti dell’uomo, arrestato dai carabinieri in esecuzione dell’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Lecce Giovanni Gallo.
L’agguato mortale fu teso sulla bretella della statale 106 che collega Palagiano alla Taranto-Reggio Calabria. Quella sera la Chevrolet condotta da Carla Fornari, 30 anni, fu crivellata di colpi. Gli investigatori ne contarono in tutto 13. Tutti partiti da una pistola calibro 9 che sarà ritrovata qualche giorno dopo la strage nelle campagne di Chiatona. Su quella striscia d’asfalto rimasero uccisi Carla Fornari, il figlio Domenico di 30 mesi, e il compagno della donna, Cosimo Orlando, pregiudicato in regime di semilibertà che stava rientrando in carcere. Illesi invece gli altri due figli della Fornari, due fratellini del piccolo Domenico che viaggiavano sul sedile posteriore. Secondo la Cassazione, il movente individuato dagli inquirenti è plausibile. Ovvero «Cosimo Orlando, nel periodo immediatamente precedenti i fatti, spalleggiato - si legge nella sentenza - da Carla Fornari, amante storica del Di Napoli poi legatasi al nemico Orlando, si era reso protagonista – con ciò tra l'altro sovvertendo la gerarchia criminale che lo vedeva in posizione sottordinata rispetto al Di Napoli – di una serie progressiva di condotte intimidatorie e violente nei confronti del ricorrente, culminate nell'aggressione da questi subita, proprio alla vigila del triplice omicidio, e sfociata nella distruzione, a colpi di bastone o spranga, dei vetri della sua autovettura».
La Cassazione ha poi ritenuto infondati i rilievi proposti dai difensori di Di Napoli in ordine sia alla contestata aggravante del delitto compiuto con metodo mafioso, che alla sussistenza delle esigenze cautelari. Spetta ora al sostituto procuratore Alessio Coccioli e ai carabinieri del Reparto operativo guidati dal tenente colonnello Giovanni Tamborrino, tirare le fila di una indagine che conta allo stato altri tre indagati: un 50enne di San Giorgio Jonico, accusato di concorso in omicidio; e due uomini di Palagiano indagati per favoreggiamento. Per il primo era stata chiesta la custodia in carcere, per gli altri due gli arresti domiciliari. Il gip Giovanni Gallo negò l’arresto, e così ha fatto anche il tribunale dell’appello, ritenendo che il 50enne, pur avendo a disposizione la seconda chiave della Opel Astra utilizzata dal commando omicidio, e trovata nella vettura dopo l’incendio della stessa, non sarebbe stato a conoscenza dell’intenzione di commettere una strage. Per quel che riguarda invece i due uomini di Palagiano, entrambi indagati per aver aiutato Di Napoli a sottrarsi alle indagini, il tribunale dell’appello, così come aveva fatto anche il gip Gallo, ha rilevato nei loro confronti l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, non ravvisando però esigenze cautelari tali da portare al loro arresto.

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