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«Tifosi baresi e leccesi
meritate un risarcimento»

Le motivazioni della sentenza di appello nel derby truccato Bari-Lecce del 2011 in cui i biancorossi persero 2-0

«Tifosi baresi e leccesimeritate un risarcimento»

L'autorete scandalo di Masiello

GIOVANNI LONGO

BARI - Saranno pure trascorsi quasi sette anni dal derby incriminato, eppure la famigerata autorete di Masiello così lontana da sembrare in controluce, divenuta un po’ il simbolo della triste stagione del calcioscommesse, produce ancora oggi le conseguenze. Basti pensare che il Lecce retrocesse in serie C per effetto delle sentenze emesse dalla giustizia sportiva. Quest’anno, scongiuri a parte, potrebbe essere quello buono per risalire. Ma quanta fatica. E poi, da quel giorno, anche gli occhi di chi vede una partita di calcio non sono più gli stessi. Un errore tecnico viene scambiato per altro. Così anche a loro, ai tifosi, biancorossi o giallorossi poco importa, la corte d’Appello di Bari dedica un passaggio.

Trentatré pagine per spiegare perché l’ex presidente del Lecce Pierandrea Semeraro e l’imprenditore salentino Carlo Quarta meritano la condanna a un anno e sei mesi per frode sportiva inflitta in primo grado e confermata lo scorso novembre dal Tribunale di Bari. Il processo è quello sul presunto derby truccato Bari-Lecce di serie A del 15 maggio 2011. La partita fu persa dai biancorossi 2-0 e, stando alle indagini dei Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Bari, coordinati dall’allora pm Ciro Angelillis (oggi in Cassazione), fu comprata dai due salentini per 300mila euro, anche se non tutta la somma concordata venne consegnata. A Masiello, che ha patteggiato 22 mesi per questa e altre partite truccate, oggi colonna dell’Atalanta lanciatissima in Europa League, sarebbe stata destinata una fetta da 200mila euro.

Eccole, dunque, le motivazioni appena depositate dalla corte d’Appello (presidente Maria Iacovone, relatore Gabriele Protomastro, consigliere Lorenzo Gadaleta). «È innegabile - scrivono i giudici - che il Semeraro abbia avuto un interesse economico, pur avendo ceduto la società del Lecce, poiché era ben consapevole di essere coinvolto nella combine in qualità di finanziatore». Un interesse all’alterazione del risultato «consistito in vantaggi economici sia in termini di valore della società, sia di guadagno su diritti televisivi e sponsorizzazioni». Semeraro «finanziatore», Quarta «intermediario». Assolto, invece, Marcello Di Lorenzo, uno degli amici di Masiello, assistito dall’avvocato Francesco Colonna. «Non ha fornito alcun contributo attivo».

E cinque righe, non molte ma dense di significato, riguardano la passione tradita. Ribadendo quanto già scritto nella sentenza di primo grado, secondo i giudici d’appello, i tifosi «sono stati pregiudicati nel diritto alla fruizione di un evento sportivo con caratteristiche del tutto diverse da quelle che hanno invece condizionato la partita» non «immune da frodi» e non «ispirata ai valori di lealtà e onestà». A ciascuno dei circa 200 tifosi tra salentini e baresi, assistiti per la maggior parte dagli avvocati Pinuccio Milli (i giallorossi) e Luca Maggi (i biancorossi), era stato riconosciuto un risarcimento di 400 euro. Risarcita anche Confconsumatori: l’episodio è «innegabilmente lesivo del diritto dei consumatori e degli utenti ad una competizione sportiva leale e corretta».

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