Cerca

Qui Salento. Ecco gli immigrati del pallone

Alla scoperta dei "forestieri" che militano dall'Eccellenza alla Seconda, in maggioranza argentini. Tutti dilettanti, ma c’è chi guadagna fino a 50mila euro. La favola del leccese Castillo. Il regolamento: bisogna essere in regola con il permesso di soggiorno
Qui Salento. Ecco gli immigrati del pallone
Lecce-Chievo: Castillo segna il 2-0LECCE - Dall’estero, c'è chi guarda al Belpaese con la prospettiva di giocare a calcio e chi, giunto in Italia a cercare lavoro, dopo averlo trovato si cimenta con successo nei nostri tornei dilettantistici. Gli atleti appartenenti alla prima schiera vivono di calcio, quelli che fanno parte del secondo gruppo lavorano come ambulanti o come operai o magari studiano, ma trovano il tempo per allenarsi e per disputare con buoni risultati la propria partita domenicale.

Chi in realtà gioca per professione arriverebbe a guadagnare dai 20 ai 50mila euro. Ciascuno di loro ha una storia da raccontare, affetti lontani ai quali è legato, amici salentini che sanno dare una mano. Ruben Marchi, centrocampista del Casarano, è nato a Cordova, in Argentina, ed aveva quindici anni quando, nel 1994, un Armando Maradona oramai in fase calante, reduce dalla fantastica parabola vissuta nel Napoli, ha incrociato il suo cammino nel New Old Boys. «Ero poco più di un ragazzo - dice Marchi - mentre Maradona era un mito, anche se non era più all’apice della carriera. Lo guardavo palleggiare ed era sempre una grande emozione. Ho militato nel New Old Boys sino a 21 anni, arrivando alla Primavera. Non ho mai avuto modo di esordire in serie A, in quanto mi è stato proposto di approdare in Italia, nel Grottaglie, in serie D, da naturalizzato. Mio nonno era di Pavia e non è stato difficile ottenere il doppio passaporto».

I primi tempi trascorsi da Marchi nel «tacco dello stivale» non sono stati facili. «Ero giovane e sentivo la mancanza dei miei famigliari - sottolinea il centrocampista della Virtus - Tutti, però, a Grottaglie si sono sempre prodigati per farmi trovare a mio agio. Pian piano mi sono inserito benissimo, anche perché per cultura gli italiani e gli argentini sono molto vicini. Ora nel Salento vivo con Yamina, la mia compagna, che il 27 giugno prossimo diventerà mia moglie, e con la piccola Giulia, nostra figlia, che ha da poco compiuto un anno». Marchi si sposerà in Argentina, ma non sa ancora se, quando avrà appeso le scarpe bullonate al classico chiodo, resterà in Italia o tornerà nella propria terra d’o r i g i n e. «Il matrimonio verrà celebrato oltre oceano - conferma - Tutti i parenti miei e di Yamina sono lì e vogliamo averli intorno nel giorno di festa. Per quel che riguarda il momento in cui smetterò di giocare nulla è stato deciso. Gli affetti ci chiamano in Argentina, ma qui abbiamo tanti amici. Decideremo con calma».

Antonio Luis Moreno, centrocampista del Nardò, è nato a San Paolo, in Brasile ed ha giocato in serie A con la Juventude Caxias do Sul. Soffre di saudades, ma ha il pallone nel sangue e vuole fare bene in Italia. Il suo obiettivo è quello di approdare nelle categorie superiori all’Eccellenza. «Nel 2007 sono giunto nel vostro paese per esperire la pratica di naturalizzazione - dice Moreno - Uno dei miei nonni era di Modena e speravo che ogni cosa potesse essere sistemata in breve tempo. Invece, sono trascorsi sei mesi. Nel frattempo ho effettuato alcuni provini in Germania ed in Polonia, mentre mi curavo per recuperare del tutto dopo un infortunio ad un ginocchio. Nel gennaio 2008 sono approdato nel vostro campionato di serie D, giocando con la Sanremese. In vista dell’an - nata 2008/2009, quindi, mi sono accasato presso la Spal Lanciano, poi sono passato al Nardò, dove mi trovo molto bene».

«Noi brasiliani soffriamo di saudade, la nostalgia per la nostra terra, per i nostri affetti - aggiunge Moreno - ma a Nardò tutti mi sono vicini, dai compagni di squadra che frequento anche fuori dal campo, ai dirigenti che fanno il possibile per farmi stare bene, ai tifosi che mi circondano di attenzioni ». «Voglio farmi apprezzare con la casacca granata, che spero possa essere un trampolino di lancio per salire di livello - conclude Antonio Luis Moreno - So bene che, oltre alla bravura, bisogna avere anche un pizzico di fortuna. Il calcio è la mia passione ed anche se ho già 27 anni, voglio provare a fare un po' di strada in Italia».

IL REGOLAMENTO - I sodalizi dilettantistici possono tesserare al massimo un calciatore di passaporto straniero o proveniente da federazione straniera. L'atleta in questione deve avere due requisiti fondamentali, ovvero deve risiedere nella provincia alla quale fa capo il club che lo ingaggia o in una provincia limitrofa ed inoltre deve essere in regola con il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro o di studio. Del tutto differente è la posizione degli atleti stranieri dotati di doppia nazionalità, caso nel quale rientra la maggior parte dei giocatori che attualmente militano nelle società salentine.

Questi calciatori, che hanno il passaporto italiano oltre che quello dello stato nel quale sono nati (avendo un ascendente diretto, di solito uno dei nonni, nato nel «Belpaese»), possono essere tesserati in numero illimitato. E' per questo motivo che il Casarano può avere in «rosa» contemporaneamente Ruben Marchi, Alejandro Da Cruz Aragao e Mauricio Sanguinetti, mentre il Nardò può disporre di Nicolas Di Rito, Ezechiele Marini ed Antonio Luis Moreno. Analoga posizione hanno anche gli stranieri provenienti dalla federazione italiana che abbiano disputato, nell’annata agonistica precedente, un campionato professionistico. E' il caso dell’albanese Doniet Gjonaj, del Taurisano, che è stato messo sotto contratto dal Noicattaro di C-2.

CHI CE L'HA FATTA - La storia più bella tra quelle vissute dagli stranieri approdati nel calcio dilettantistico salentino è stata scritta dall’argentino N a ch o Castillo che, dopo avere iniziato la propria avventura in serie D, ha salito le scale del mondo pallonaro che conta, disputando la C-2, la C-1 e la B, sino a raggiungere l’olimpo della A, serie nella quale milita attualmente con la casacca del Lecce e nella quale sta dimostrando di meritare un proprio spazio. In Eccellenza, invece, con la maglia del Gallipoli è iniziata la storia del centrale difensivo Gabriel Raimondi.

L’atleta argentino è poi arrivato a disputare il torneo di B con il Pisa, complesso del quale è stato autentico baluardo per l’intera annata 2007/2008. Gli esempi di Castillo e di Raimondi sono certamente di grande stimolo per i tanti stranieri che, durante ogni stagione, vengono tesserati dai nostri club. Chiunque, se ha i giusti numeri, pur partendo dalla gavetta può raggiungere il mondo del calcio che conta. Inversa è la strada percorsa da Arnaud Koyou, difensore della Costa d’Avorio che è giunto nel Salento ed ha mosso i suoi primi passi italiani nel Lecce, arrivando ad esordire tra i professionisti. L’atleta africano attualmente gioca in Eccellenza con il Tricase, anche se la sua sembra essere soprattutto una scelta di vita prima ancora che professionale.

Antonio Calò

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400