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«Giù le mani dai nostri arbitri»

Il presidente del Comitato regionale arbitri interviene dopo l'aggressione a Pascariello, il giovane arbitro aggredito nel corso di Tiggiano-Poggiardo, girone D di Seconda categoria: «Ma come si può picchiare un ragazzino di 17 anni  per un fuorigioco?»
«Giù le mani dai nostri arbitri»
Arbitro di calcioLECCE - Le parole di Efisio Casu provengono da un cuore gonfio di amarezza e di preoccupazione. «Ma come si può - dice il presidente del Comitato regionale arbitri, barese anche se nome e cognome tradiscono le origini sarde della famiglia paterna - picchiare un ragazzino di 17 anni solo perché magari ha sbagliato un fuori gioco. In Seconda categoria, poi, gli arbitri sono soli, non hanno gli assistenti per cui il loro compito è ancora più difficile. Dovrebbero essere aiutati. E invece ?».

Casu non esita a definire Jacopo Pascariello, il giovane arbitro aggredito nel corso di Tiggiano-Poggiardo, girone D di Seconda categoria, «emergente e valido». Un ragazzo che vuol rivivere la passione del padre, presidente della sezione leccese dell’Aia. «Ha poca importanza - specifica Casu - che si tratti del figlio di un nostro dirigente. La violenza è sempre esecrabile, da condannare in ogni sua manifestazione, da quella verbale a, figuriamoci, quella fisica».

«Continuo ad essere convinto - fa dal canto suo Vito Tisci, presidente del Comitato regionale della Lega dilettanti - che la domenica può e dev'essere una giornata di festa, anche quando si va allo stadio. Ai ragazzi fatti oggetto di atti violenti vada la solidarietà mia personale e dei componenti il consiglio direttivo. Non entro nel merito degli episodi perché ho bisogno di capire la dinamica dei fatti, sia a Tiggiano che a Trani, ma in ogni caso non mi piace per nulla che avvengano e che contribuiscano a dare un’immagine offuscata del calcio pugliese».

Un pallone, quello di Puglia, che, a sentire l’organismo voluto proprio dall’Aia che tiene la conta delle violenze verbali, morali e fisiche nei confronti degli arbitri, a dicembre scorso deteneva uno sconfortante secondo posto tra le regioni calcistiche della Penisola. Il Poggiardo ha una fresca recidività, quanto a incidenti: turbolenze erano state registrate già domenica 15 febbraio con lo Spongano: «Non credo - replica Casu - che ci siano piazze o squadre, come dire, “c at t ive ”. Accadono degli episodi che vanno condannati e repressi secondo le regole».

A proposito di una sospensione dei campionati da qualcuno paventata, né Casu, né tantomeno Tisci, ritengono ci siano i presupposti per una decisione così drastica come quella del febbraio 2000 quando prima Romeo Paparesta (Cra) e poi Franco Biscozzi (Crp) fermarono il calcio in Puglia.

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