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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 21:52

L'ascesa di Rivas: «Ora sto bene»

Da oggetto misterioso a uomo della svolta. L'argentino del Bari si gode il momento con serenità e i piedi ben piantati per terra. Non s’è mai sentito un brocco, nè oggi rivendica un ruolo da primadonna. Eppure l'incidenza nel gioco biancorosso è sotto gli occhi di tutti
L'ascesa di Rivas: «Ora sto bene»
Bari-Mantova 1-0: Rivas, autore del gol, abbracciato da GazziBARI - Da oggetto misterioso a uomo della svolta. Nel calcio si fa in fretta a cambiare idea. Prima i fischi (meritati), poi gli applausi (strameritati). Ma è bello e giusto che sia così. Perché questo è un mondo dove nessuno regala qualcosa. A maggior ragione quando in panchina siede un signore che si chiama Antonio Conte. Che avrà mille difetti, ma che quando c’è da pensare agli interessi della squadra non guarda in faccia a nessuno. D’altronde non è mica un reato passare dalla tribuna a una maglia da titolare.

Emanuel Rivas si gode il momento. Con serenità e i piedi sempre ben piantati per terra. Non s’è mai sentito un brocco, nè oggi rivendica un ruolo da primadonna. Eppure la sua incidenza nel gioco biancorosso è sotto gli occhi di tutti. «Sono felice perché sono riuscito ad aiutare la squadra in partite molto complicate - dice il tornante argentino - e perché volevo a tutti i costi ricambiare la fiducia dell’allenatore. Penso di esserci riuscito, anche grazie all’aiuto dei compagni di squadra. È nettamente più facile farsi valere quando ti inserisci in un contesto praticamente perfetto. Giocare in questo bari è facile perché in campo si va con le idee chiare. Conte è bravo a motivarci e a darci una precisa identità. Tutti sappiamo quello che dobbiamo fare, questo è il seg reto».

Eppure, fino a poche ore dalla fine del mercato di riparazione, sembrava che Rivas fosse sul piede di partenza. Non è un mistero, infatti, che tra Bari e Pisa ci fosse una trattativa per lo scambio con l’ester no honduregno Alvarez. «Ho letto di certe cose sui giornali anche se sapevo che qualcosa stava bollendo in pentola - dice ancora il venticinquenne sudamericano - ma onestamente non ho mai pensato di lasciare Bari. Qui sto bene e qui, soprattutto, penso di poter ancora imparare tante cose. Ho vissuto un momento difficile, questo è vero. Non ero felice perché non giocavo, a volte mi è toccato anche andare in tribuna. Non mi sentivo bene sul piano atletico. Ora, invece, il lavoro comincia a dare i suoi frutti. La mia condizione è cresciuta tantissimo e l’allenatore ha confermato di non essere tipo da chiudere la porta in faccia a priori, senza una valida motivazione tecnico-tattica».

Al Bari tutti chiedono una cosa sola, la serie A. Possibilmente senza passare attraverso la lotteria dei playoff. «Sentiamo l’entusiasmo della gente - dice con un pizzico di orgoglio - ma è bene non lasciarsi andare troppo. Il campionato di serie B è durissimo, la fase cruciale è ancora lontana. Siamo arrivati in alto con pieno merito, giocando spesso un bel calcio. In casa o fuori per noi non fa differenza. Conte ci ha insegnato a imporci sempre e comunque. L’abbiamo dimostrato sempre, gli ultimi esempi sono quelli di Trieste e Brescia. Contro avversari di rango s’è vista una squadra che ha cercato la vittoria fino all’ultimo minuto». Arriva il Vicenza. «Avversario ostico, all’andata li abbiamo battuti sul loro campo - conclude Rivas - un motivo in più per aspettarci un avversario deciso. Guai a farci prendere dalla foga. Chiaro che attaccheremo ma servirà anche molta attenzione sul piano tattico. Un mio gol? Basta vincere, giuro che non gioco per me stesso. Conta solo la squadra».

Antonello Raimondo

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