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Ibrahimovic guadagna quanto mezzo Lecce

di MASSIMO BARBANO
Undici milioni di euro di ingaggio netto: lo svedese costa più della metà di quanto costa l’intera rosa dei salentini, il cui monte ingaggi è di circa 19 milioni e mezzo di euro
Ibrahimovic guadagna quanto mezzo Lecce
LECCE - I soldi non fanno la felicità, ma questo accade molto di rado. Zlatan Ibrahimovic, 11 milioni di euro di ingaggio netto, l’uomo decisivo di Lecce-Inter, costa più della metà di quanto costa l’intera rosa del Lecce, il cui monte ingaggi è di circa 19 milioni e mezzo di euro. Un risultato inevitabile, quindi, quello maturato sul campo, nel senso che la potenza economica veicola il risultato sportivo? 

Secondo una recente indagine effettuata da una attendibile società di consulenza inglese, la Deloitte, sarebbe esattamente così. E cioè, il 70 per cento del risultato sportivo di una squadra è direttamente proporzionale all’entità degli stipendi corrisposti ai giocatori. Naturalmente può anche accadere che nalla singola partita una delle squadre cosiddette «piccole » possa battere una «grande» o che, occasionalmente possa avere un migliore piazzamento in classifica. 

Ma, secondo questi studi, è impensabile essere competitivi alla lunga. «L’indagine - spiega il dottor Claudio Fenucci, amministratore delegato del Lecce - si basava su u n’analisi storica di una media di dieci anni di sport professionistico. Questa ha evidenzato una dicotomia fra gli sport americani e quelli europei, il calcio in particolare. Nei primi, dove c’è un tetto salariale e dove l’org anizzazione del campionati porta le squadre a giocarsi il titolo sulla base di confronti diretti, per esempio il basket o il football americano, dove ci si gioca il titolo con playoff, questa correlazione fra stipendi e risultati non è evidente. È molto significativa invece nel calcio europeo. Qui, dove si giocano campionati lunghi, dove ogni squadre incontra tutte le altre, chi spende di più vince». 

Insomma, il risultato a sorpresa può verificarsi in una singola partita, ma alla lunga, i «ricchi» non piangono mai. E non è un caso che la classifica del monte ingaggi rispecchi abbastanza fedelmente quella del campionato. In testa c’è proprio l’Inter con 120 milioni di euro e il suo pezzo da novanta che costa un decimo dell’intera cifra. A parti merito c’è il Milan (120 anche il club del premier con Kakà, 9 milioni, come giocatore più pagato), poi la Juventus (115 milioni di euro), a seguire la Roma (65), la Fiorentina (37), il Genoa (35), il Napoli (29) e così via. Anzi, il Lecce non è proprio fra i più virtuosi. Con i suoi 19 milioni e mezzo di euro sopravanza Siena (18,5), Chievo e Udinese (14), Atalanta
(12,5) e Reggina (11,4). 

Tuttavia, il dato va contestualizzato. Se è vero che ci sono cinque società che hanno un monte stipendi inferiore a quello del club di via dei Templari, è vero pure che questo, come picchi di stipendi è fra i più parchi. A parte l’ingaggio di Stendardo che, come prestito, è stato «ereditato» dalla società di appartenenza, la Juventus, ed è quindi molto elevato, il giocatore più pagato del Lecce (Tiribocchi con 550mila euro lordi) è al penultimo posto della «hit» dei giocatori più pagati della serie A che, come detto, ha al suo vertice l’in - terista Ibrahimovic. 

Meno di lui è pagato soltanto l’atalantino Doni (450mila euro l’anno). La levitazione del monte ingaggi del Lecce, che nell’ultimo campionato di serie A prima di questo era di 14,3 milioni di euro è dovuto ad altri fattori che non sono quelli degli ingaggi d’oro. «Ci sono più contratti - prosegue Fenucci - perché oggi abbiamo una rosa più ampia. In più, bisogna considerare l’effetto “trascinamento” della serie B. Siamo approdati l’anno scorso in serie A con un monte ingaggi di 18 milioni. È inevitabile che crescesse un pochino. Dopo un campionato vinto, passando dalla B alla A non si possono certamente ridurre gli stipendi ai calciatori». 

Un piccolo incremento dei costi dovuto anche alla politica societaria degli ultimi due anni che ha puntato, prima sul ritorno nella massima serie ed ora cerca l’as - sestamento nella categoria basandosi su elementi di provata esperienza. Attualmente, le esigenze di mantenersi stretta la serie A hanno indotto il Lecce a puntare su una rosa collaudata, rinviando al prossimo anno l’avvio di un progetto che sposi le caratteristiche che sempre la società ha avuto. E cioè la valorizzazione dei giovani mediante innesti graduali e, possibilmente non cederli subito appena si compie il loro processo di maturazione, ma mantenerne qualcuno nell’ot - tica di un processo di crescita. 

Sarà improbabile, visto il teorema che vince chi spende di più, ma il sogno di una exploit che porti il Lecce ad un campionato che vada oltre la salvezza potrebbe nel futuro realizzarsi. Ora, però, occhio soltanto a quella soglia dei 40 punti che sono unanimemente la quota che può garantire verosimilmente la permanenza nella serie A.

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