Cerca

Domenica 24 Settembre 2017 | 03:35

L'Assocalciatori vuol fermare i campionati di A e B

Si parla del prossimo fine settimana, in segno di solidarietà per giocatori Possanzini e Mannini, squalificati per un anno per essersi presentati in ritardo a un controllo antidoping. La proposta avrebbe già il consenso del presidente della Lega Antonio Matarrese
L'Assocalciatori vuol fermare i campionati di A e B
palloneBRESCIA – Il presidente dell’Aic, Sergio Campana, ha proposto di far fermare i campionati di A e B nel prossimo fine settimana, in segno di solidarietà per giocatori Davide Possanzini e Daniele Mannini. Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa il presidente del Brescia, Gino Corioni, che ha aggiunto: «la proposta ha già trovato il consenso del presidente della Lega, Antonio Matarrese. Adesso, però, bisognerà sentire tutte le società e quindi non so se la cosa andrà effettivamente a buon fine».

IL FATTO - Un anno di squalifica per Daniele Mannini e Davide Possanzini. I due sono stati squalificati dal Tas di Losanna per essersi presentati in ritardo a un controllo antidoping. Tutto è iniziato il primo dicembre del 2007; al termine di Brescia-Chievo, conclusa sullo 0-3, lo spogliatoio delle rondinelle è una «polveriera». C'è delusione e tensione per una cocente sconfitta subita in casa; tecnico, presidente e squadra si chiudono negli spogliatoi per fare un veloce punto della situazione a caldo. I calciatori di casa Mannini e Possanzini vengono sorteggiati per il controllo antidoping, lo fanno presente alla dirigenza, ma perdono tempo nel colloquio post-gara con tecnico e presidente ed effettuano l'esame con qualche minuto di ritardo: 25' per l’esattezza. Da quanto emerso ci sarebbe stato anche qualche screzio tra i calciatori e chi doveva accompagnarli all’antidoping, fatto sta che l’8 gennaio 2008 l’Ufficio di Procura Antidoping del Coni deferisce i due calciatori alla Procura federale della Figc chiedendo un mese di sospensione per aver violato gli articoli 6.2 e 6.6 delle Istruzioni operative del Comitato Controlli Antidoping. Inizia da qui l’iter che dopo tre gradi di giudizio ha portato alla sentenza di oggi, dopo quasi 400 giorni.

Il 29 gennaio 2008 la Corte di giustizia federale della Figc opta per il proscioglimento dei calciatori dalle accuse, prima che la pratica passi al GUI del Coni a seguito dell’appello della Procura Antidoping del Coni stesso per questa sentenza. Il GUI il 20 marzo determina in quindici giorni la squalifica per Mannini e Possanzini, ma questa sentenza non va giù alla Wada, l’agenzia mondiale per il doping, che a maggio fa appello e si rivolge al Tas di Losanna, ultimo e definitivo arbitro sulla materia, chiedendo da uno a due anni di sospensione. Non cambia naturalmente il capo d’imputazione che rimane sempre quello di aver soltanto ritardato l’espletamento della procedura antidoping e si arriva alla sentenza di oggi, che ha suscitato indignazione da parte dei protagonisti della vicenda, diretti e indiretti. Nel comunicato con il quale il Tas ha ufficializzato la decisione, si legge che i due hanno violato l’articolo 2.3 del Codice mondiale antidoping e che il GUI del Coni aveva, non correttamente, applicato una sanzione di 15 giorni. Il Tas sostiene che invece occorre fare riferimento ai 10.4.1 e 10.4.2, secondi i quali la prima violazione dell’articolo 2.3 comporta uno stop di due anni. La sanzione può essere ridotta o al massimo dimezzata in assenza di grave colpa o negligenza ed ecco perchè i due calciatori hanno avuto soltanto un anno di stop.

«È UNA VERGOGNA» - Di «vergogna» ha subito parlato l’attuale allenatore del Brescia, Nedo Sonetti, il presidente del Napoli De Laurentiis ha cercato di consolare il suo calciatore Mannini ("si è comportato sempre bene, ci adopereremo per stargli vicino, la nostra casa è la sua casa»), mentre Pierpaolo Marino ha definito «un’ingiustizia colossale» la conclusione della vicenda. Sull'argomento è intervenuto anche il presidente della Figc, Giancarlo Abete, che ha parlato di «amarezza e stupore» e anche l’Aic ha definito «aberrante e spropositata» la sentenza. Parole pesanti, poi, quelle del procuratore di Possanzini, Giorgio De Giorgis, dell’avvocato del Napoli, Mattia Grassani, e di quello dei due calciatori, Carlo Ghirardi. «Siamo amareggiati noi ma anche il calcio italiano -ha detto De Giorgis- è una sconfitta della Figc, la Wada così ha voluto dimostrare che il nostro calcio non vale nulla. La Figc si è anche costituita dalla parte dei giocatori, ma è stata trattata come l’ultima federazione al mondo. Adesso mi aspetto che prenda posizione, mi aspetto che Buffon e Totti si fermino, che parlino, che dicano che così non si può andare. Devono prendere posizione loro, voglio vedere adesso cosa farà Campana, devono intervenire. Se fossero stati giocatori dell’Inter, del Milan, della Roma o della Juve non prendevano un anno di squalifica. Così, hanno rovinato la carriera di due calciatori».

«LA LOTTA AL DOPING NON SI SCONFIGGE COSI'» - E anche l'avvocato Grassani va giù duro: «Non si può trascurare il fatto che una decisone come questa sia stata presa quasi 14 mesi dopo i fatti, attraverso un iter di tre gradi di giudizio. Già questo iter lascia assolute incertezze e dubbi su come è stato gestito questo caso. Ritengo che la vera lotta al doping non si sconfigge in questo modo, ma sanzionando chi effettivamente assume sostanze finalizzate all’alterazione delle proprie prestazioni, non chi ritarda di 25 minuti un prelievo che risulta cristallino e rispettoso delle regole». Infine l’avvocato dei due calciatori, Carlo Ghirardi, che parla di sconfitta del calcio italiano e mondiale, pur lasciando intravedere all’orizzonte lo spiraglio per provare a far rivedere questa sentenza. «Stiamo riflettendo. Vedremo se ci sono vizi di forma o altro per andare ad attaccare questa decisione che da un lato è assurda e dall’altro, lo dico senza timore di essere smentito, è la sconfitta del calcio italiano e mondiale nei confronti degli altri sport. La FIFA si era rifiutata di impugnare la decisione, la Federcalcio si è schierata al fianco dei giocatori, sostenendo che l’accusa era infondata perchè la procedura antidoping aveva dato esito negativo. Francamente andare a equiparare una mancata collaborazione a una positività e arrivare a una sanzione di questo tipo non sta nè in cielo nè in terra».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione