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Paparesta si rivolge al Tar per la riammissione

L’arbitro di calcio, escluso dai quadri tecnici dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta su Calciopoli, ha chiesto l’annullamento della decisione con la quale la Camera Arbitrale del Coni ha respinto il suo ricorso contro la decisione dell’Aia di avvicendarlo
ROMA – Gianluca Paparesta, l’arbitro di calcio escluso dai quadri tecnici dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta su Calciopoli, si è rivolto al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento della decisione con la quale il 12 novembre scorso la Camera Arbitrale del Coni ha respinto il suo ricorso contro la decisione dell’Aia (Associazione Italiana Arbitri) di bocciarlo ufficialmente «per normale avvicendamento».

Il ricorso è stato oggi discusso davanti alla terza sezione Ter, i cui giudici probabilmente già domani pubblicheranno la decisione. «Abbiamo sostenuto – hanno detto il legali della Figc, avvocati Luigi Medugno e Letizia Mazzarelli, a conclusione dell’udienza – che ci sia un difetto di giurisdizione del Tar in quanto la materia contestata verte unicamente su questioni tecniche. L’esclusione di Paparesta dai quadri tecnici si instaura infatti nel contesto di una più alta riorganizzazione degli organici. Ci sono precedenti con i quali i giudici hanno ribadito che le questioni meramente tecniche sono sottratte alla giurisdizione statale».

«Il fatto che la federazione si trinceri dietro il difetto di giurisdizione, prova l'indifendibilità nel merito di un atto odioso nei confronti di Paparesta, il primo arbitro che nella storia del calcio italiano è stato dismesso dai ruoli senza previa valutazione delle sue capacità, del resto notoriamente eccellenti». Lo ha detto l'avvocato Gianluigi Pellegrino, legale dell’arbitro, a conclusione dell’udienza nella quale è stato discusso il ricorso con cui Paparesta contesta l’esclusione dai quadri tecnici dell’Aia.
Per Pellegrino «Paparesta è stato chiaramente colpevolizzato per avere lealmente collaborato con la giustizia sportiva e ordinaria. I limiti entro cui possa essere il giudice a correggere questa dolorosa ingiustizia e questo abnorme uso del potere lo stabilirà il Tar, la cui decisione rispettosamente attendiamo».

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