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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 09:37

Puglia, già «assolta» la baby-Calciopoli

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI 

BARI - È una clamorosa truffa ai danni del calcio giovanile, come sembra accreditare la lettura dei documenti? Oppure, come ieri sera suggeriva un’a u t o revo l e fonte della Federazione, potrebbe trattarsi di «semplici casi di errate trascrizioni, senza intenzione di dolo»? In un caso o nell’al - tro, la calciopoli pugliese raccontata ieri dalla «Gazzetta» è una brutta pagina di sport. Aggravata da una serie di leggerezze in fase di indagine che potrebbero aver compromesso la possibilità di scoprire non solo e non tanto gli esecutori materiali, ma anche l’eventuale livello superiore di responsabilità. 

Detto in altri termini, l’inchiesta sportiva portata avanti dal procuratore Stefano Palazzi sembra aver individuato i primi colpevoli che aveva a portata di mano, senza scavare più di tanto. L’inchiesta sportiva è stata chiusa a fine settembre. Da due mesi, la palla è in mano alla Commissione nazionale di garanzia guidata da Pasquale De Lise, che ha affidato il fascicolo all’ex procuratore di Milano, Francesco Saverio Borrelli. Palazzi ha formulato le sue richieste di condanna a carico dei 4 giudici sportivi pugliesi l’8 ottobre: ha chiesto la censura per l’avvocato Francesco Guaglianone e l’ammonizione per i suoi sostituti Luigi Caruso, Nicola D’Ecclesis e Corrado Fontana. 

Le fonti ufficiali della Federazione promettono che la sentenza «arriverà a giorni». 
Altre voci, non meno autorevoli, dicono altro: e cioè che la Commissione si trovi in grave imbarazzo. Il motivo non è difficile da comprendere. Secondo l’inchiesta, non c’è alcun colpevole per le 57 alterazioni accertate nei campionati regionali giovanili 2006/2007. Il giudice sportivo Guaglianone ed i suoi tre sostituti sarebbero colpevoli soltanto di una leggerezza: non avrebbero cioè vigilato sulla corretta trascrizione di quanto era scritto nei referti. Ma perché si siano verificate quelle alterazioni, se qualcuno se ne sia avvantaggiato, se sono state ordinate da qualcuno, questo Palazzi non lo dice. Nè sembra interessargli troppo. Nella memoria depositata alla Commissione, l’avvocato Guaglianone indica due nomi, un dipendente della federazione e un collaboratore, che a suo dire sarebbero i responsabili materiali delle alterazioni. 

«In fin dei conti - è in sintesi l’accusa dell’anziano giudice sportivo - erano solo loro, non io né altri, ad avere le password per accedere ai computer». 

Ecco che la Commissione di cui l’ex pm Borrelli è autorevole membro si trova di fronte a un bel problema. Condannare i quattro giudici sportivi, magari accreditando la tesi delle «errate trascrizioni », equivarrebbe a nascondere la polvere sotto il tappeto: una bella soluzione rapida e indolore, dato che la pena che Palazzi ha chiesto per loro è poco più che simbolica. Del resto, leggendo le carte è evidente che il massimo della loro colpa è non aver vigilato. Ma chiedere un supplemento di indagine potrebbe scoperchiare un calderone, aprire nuovi scenari: basti soltanto dire che l’av - vocato Paolo Mormando non ha ritenuto di dover ascoltare, nel corso della sua inchiesta, nemmeno una delle circa venti società che avrebbero ricevuto un vantaggio dall’alterazione delle ammonizioni. 

Chiamare i presidenti delle circa 20 squadre, domandare loro se, per caso, abbiano mai chiesto «favori» in federazione: soltanto così si potrebbe, forse, dare un senso a questa brutta storia. In Federazione, a Roma, ovviamente non vuol parlare nessuno. Non il presidente Giancarlo Abete, non i giudici. 
Parla soltanto Carlo Tavecchio, presidente della Lega dilettanti che da luglio 2007 «controlla» il settore giovanile. «Prima di dare giudizi - dice il dirigente - aspettiamo i risultati delle indagini. Se quanto è emerso sui giornali fosse confermato, sarebbe una brutta pagina del nostro calcio». Anche perché la legge italiana contempla ormai il reato di frode sportiva, in base al quale a Napoli si procede per i fatti di Moggiopoli: anche nel caso pugliese l’andamento dei campionati è stato alterato, per cui la procura di Bari potrebbe anche aprire un fascicolo.

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