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Domenica 24 Settembre 2017 | 14:25

Botta e risposta tra Maroni e Matarrese

Il ministro dell'Interno aveva annunciato l'intenzione di inserire nel ddl sicurezza misure per meglio raccordare le decisioni della giustizia sportiva con le esigenze dell'ordine pubblico. Il presidente della Lega: «Rispettiamo l'autonomia dello sport senza invasioni di campo»
Botta e risposta tra Maroni e Matarrese
ROMA - Botta e risposta tra il ministro dell'Interno, Roberto Maroni e il presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese, sulla giustizia sportiva, dopo che ieri il ministro aveva annunciato l'intenzione di inserire nel ddl sicurezza misure per meglio raccordare le decisioni della giustizia sportiva con le esigenze dell'ordine pubblico. «Lasciamo lavorare - ha attaccato Matarrese - la giustizia sportiva, rispettiamo l'autonomia dello sport per non creare pericolose invasioni di campo: ognuno faccia quello che sa fare».
C'è, ha risposto Maroni «il pieno e totale rispetto dell'autonomia del giudice sportivo. Ho solo auspicato che ci sia un'intesa ancora maggiore tra chi ha la responsabilità di gestione dell'ordine pubblico (il Viminale) e chi ha la responsabilità di gestire sul piano sportivo le conseguenze del comportamento dei tifosi». Ad esempio, ha aggiunto, «la chiusura delle curve del San Paolo di Napoli decisa dal giudice sportivo, ha conseguenze sull'ordine pubblico».

Sulla possibilità di importare o meno il modello inglese nel calcio italiano, il numero uno della Lega è stato molto chiaro: «Loro hanno un'altra cultura e poi non dimentichiamo che noi abbiamo comunque un'ottima tifoseria fatta di gente per bene che segue le squadre». «Certo, in Italia ci sono delle leggi che vanno cambiate - ha aggiunto - e così anche le attività di quegli uomini politici che trovano gusto a difendere quelle persone che dovrebbero andare in galera. Invece, da noi c'è la corsa al padrino politico per la ricerca dei consensi. Noi non dobbiamo imitare nessuno, ma semplicemente dobbiamo cambiare e applicare le leggi, magari mettere se necessario delle celle negli stadi. Così se ci sono delinquenti, si mettono subito in cella e poi si trasferiscono nelle carceri. O siamo forti o è meglio arrendersi. Noi non ci arrendiamo».

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