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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 21:52

Lippi sulla strada del ritorno. La magia non è finita

Il ct campione del mondo ha più volte detto: «Se un giorno la Nazionale dovesse richiamarmi, ne sarei ben felice». Aveva deciso per orgoglio di lasciare ancor prima del Mondiale di Germania, quando Calciopoli stava travolgendo il nome del figlio, procuratore in area Gea
Lippi sulla strada del ritorno. La magia non è finita
Marcello Lippi sulla via del ritornoBADEN (AUSTRIA) - Conferenze, premi, gite in barca, visite nelle carceri più o meno riservate. E poi qualche intervista, i messaggi lanciati sulla voglia di tornare a respirare l'odore dell'erba e del calcio. Ma sempre con lealtà, senza sgambetti al suo successore Roberto Donadoni, che ora dovrà con ogni probabilità ricedergli lo scettro. Marcello Lippi è pronto a tornare in nazionale, in quella che oramai è diventata la sua casa calcistica. E paradossalmente l'unica panchina possibile, dopo il trionfo di Berlino e due anni da pensionato del calcio. «Se un giorno la nazionale dovesse richiamarmi, ne sarei ben felice», disse tre mesi fa il tecnico di Viareggio. E fu l'unico accenno al suo desiderio più cristallino e più nascosto. Aveva deciso per orgoglio di lasciare la nazionale ancor prima di cominciare il Mondiale di Germania, quando la tempesta di Calciopoli stava travolgendo il suo nome e soprattutto quello del figlio, procuratore in area Gea.
«LA GENTE MI FERMA ANCORA PER STRADA, QUELLA MAGIA NON E' FINITA» - Se ne pentì già dopo qualche mese, e non perchè avesse capito quanto era difficile trovare un nuovo posto all'altezza, dopo aver alzato la Coppa. «La gente mi ferma ancora per strada, quella magia non è finita», disse ancora quando due settimane fa, a Europeo in corso, il suo nome finì in cima alla lista dei ct più amati degli italiani e Donadoni si dovette accontentare solo dell'ottavo posto. Due ct diametralmente opposti, per carattere, ma simili nell'onestà intellettuale. Quello di oggi, informato delle mosse di quello di ieri, ha apprezzato che il suo predecessore si accontentasse di fare il ct ombra, lo spettro continuo sulla sua panchina ma senza mai farsi concretamente avanti con la Federazione, quando il contratto di Donadoni non arrivava. Stessa lealtà dei due anni azzurri, quella di Lippi, ma il carattere - assicura chi lo conosce da vicino - è un pò cambiato.
AMMORBIDITO DA DUE ANNI DI INATTIVITA' - Ad averlo ammorbidito sono stati forse anche i due anni di inattività, che davvero non si aspettava. Ha rifiutato nazionali impensabili per lui, dell'est o dei paesi arabi, che pure lo avrebbero coperto d'oro; e ha detto no «alle tante chiamate» dai club stranieri (Benfica, Valencia, Olympique Lione, Bayern) perché le panchine che contano erano altre (Manchester, Real, Barcellona, Chelsea) ma blindate o libere al momento sbagliato. E perché per lui la lingua e l'estero sono degli ostacoli. Ultimi rifiuto, quello di andare a ricoprire un ruolo dirigenziale con la nuova Juve, forse anche questo un errore come l'addio all'azzurro. Perché il bianconero come l'azzurro sono per lui oramai gli unici colori possibili, Una clausola per liberarsi da un contratto, quella da commentatore televisivo, però ce l'aveva anche lui. Segno che alla chiamata che conta ha sempre creduto. Pescando, facendo grigliate con amici, girando per conferenze. Da pensionato e paradigma del più assurdo paradosso calcistico, felice del passato e ansioso di un futuro che ora ribussa alla sua porta.

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