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L'inchiesta sportiva della Fit

Piaga scommesse e limiti delle Procure
Il caso Cecchinato, condannato a 18 mesi

Il 23enne palermitano preferito al grottagliese Fabbiano per la Coppa Davis nonostante fosse deferito

Piaga  scommesse e  Procure ai limiti il caso Cecchinato

di G. Flavio Campanella

La piaga delle scommesse nello sport è molto più vasta di quel che emerge. Come il calcio ha evidenziato di recente, vendersi una partita per soldi accade anche ai vertici. Ma è nel sottobosco che si annidano decine di atleti pronti a cedere alle pressioni delle organizzazioni criminali o semplicemente a sfruttare le informazioni ottenute per puntare a colpo sicuro sugli eventi e averne un vantaggio personale, anche da protagonisti diretti.

La vicenda che ha riguardato Marco Cecchinato è emblematica. Ventitré anni, di Palermo, convocato da deferito per il quarto di finale che la Nazionale italiana ha disputato in Coppa Davis a luglio contro l'Argentina, a scapito del grottagliese Thomas Fabbiano (cui non è bastato essergli davanti nella classifica Atp), è stato condannato a 18 mesi di squalifica dal Tribunale nazionale della Federazione italiana tennis innanzitutto per aver perso volontariamente il match disputato l'8 ottobre 2015 contro il polacco Kamil Majchrzak al Challenger di Mohammedia, in Marocco. Inoltre, ha scommesso sull'esito di alcune partite e ha fornito elementi sullo stato di salute di Andreas Seppi prima dell'incontro contro John Isner disputato al Roland Garros nel 2015.

Se di solito, soprattutto per le inchieste rilevanti, la giustizia sportiva ottiene gli atti delle indagini coordinate dai pubblici ministeri dei tribunali ordinari, per le gare delle categorie inferiori, per gli incontri degli sport minori, per le discipline individuali, dove è più facile intervenire per alterare, è davvero complicato definire il quadro probatorio, visto che l'attività investigativa delle procure federali è limitata. Non si possono, ad esempio, disporre intercettazioni telefoniche e ambientali. Il caso Cecchinato, con queste premesse, è da considerarsi più unico che raro, uno di quelli in cui i fatti accertati sono esclusivamente il risultato del lavoro della Procura della Federazione Italiana Tennis, in particolare di un sostituto procuratore barese, l'avvocato Francesco Ranieri.

GLI ATTI - Nelle pagine del deferimento, si scorge uno spaccato inquietante. È l'8 ottobre del 2015. Alle ore 14,45 Marco Cecchinato va in campo contro Kamil Majchrzak per i quarti di finale del Challenger di Mohammedia (in Marocco). L'italiano è nettamente favorito (è in 93esima posizione del ranking mondiale, mentre l'avversario è al 298° posto). Lo squilibrio è tale che le agenzie di scommesse danno a 4,30 il successo di Majchrzak, alzando la posta in caso di vittoria di quest'ultimo in due set. La sconfitta netta di Cecchinato paga infatti sette volte la puntata. L段ncontro, sovvertendo i pronostici, finisce 6-1, 6-4 per il polacco. Il clamore, però non sta tanto nel risultato. A distanza, è avvenuto qualcosa di molto strano. Qualcuno ha movimentato decine di conti, aperti online presso vari concessionari di scommesse, puntando ripetutamente, anche nel corso della partita, sulla sconfitta di Cecchinato con il punteggio esatto di due set a zero e realizzando una vincita complessiva di molte migliaia di euro.

Il flusso anomalo porta a Riccardo Accardi, palermitano, ma residente a Milano, tesserato della Federazione Italiana Tennis per un circolo dell’hinterland milanese, atleta di terza categoria, e al padre Fabrizio. Utilizzano 38 conti, 25 intestati al primo e 13 al secondo e a sua madre. Sarà proprio Riccardo a quantificare la media di giocate quotidiane in circa mille euro e ad affermare di aver realizzato grosse vincite nel corso degli ultimi anni (circa ottantamila euro complessivi), confermando che la più importante è proprio quella relativa all’incontro Cecchinato-Majchrzak (oltre seimila euro). Padre e figlio sono gli unici a puntare sulla sfida in Marocco con giocate separate e limitate, in modo da superare i controlli delle singole agenzie. La segnalazione, però, parte dal secondo livello: dall'AAMS, l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato.

Iniziano le indagini della Procura della Fit e gli interrogatori confermano il legame di stretta amicizia, risalente all’adolescenza, tra i coetanei Riccardo Accardi e Marco Cecchinato, consolidatosi sui campi da tennis del Tennis Club 2 Palermo e mai interrotto, sebbene Cecchinato sia diventato, nel corso degli anni, un atleta di rilevanza mondiale mentre Accardi sia soltanto un amatore. Quest'ultimo ammette l'amicizia stretta con Cecchinato, di sentirlo costantemente e ripetutamente per telefono e attraverso i social, e accetta di mettere a disposizione della Procura i contenuti dei messaggi scambiati mediante Whatsapp. Però contesta di essersi accordato con Cecchinato sul risultato della partita (riferendo di aver scommesso solo per avere avuto «il presentimento che Marco fosse in quella occasione scarico, stanco»), giustificando con lo smarrimento dello smartphone un vuoto di corrispondenza tra il 24 settembre e il 31 ottobre 2015.

Anche Cecchinato, chiamato per l'interrogatorio, conferma di conoscere Riccardo Accardi, di parlargli quasi tutti i giorni, di discutere con l'amico di scommesse, di avergli chiesto di puntare anche per lui, anche se solo sul calcio («due o tre volte»), scambiandosi soldi, ma precisa di non aver mai parlato di puntate relative al tennis e di non sapere che si scommettesse su di lui («anzi, ho sempre chiesto loro di non farlo su di me»). «Il significato della parola sciolgo? Significa perdo, ma è una locuzione scaramantica che utilizzo spesso quando temo di perdere anche se poi fortunatamente vinco», spiega rispondendo alla domanda sul perché dell'uso di quella parola, acquisita dalle conversazioni su Whatsapp.

In realtà, la Procura è convinta (e lo si legge nell'atto di deferimento) che i due fossero «sostanzialmente soci», ripartendo le vincite e le perdite. E che ci siano elementi inequivocabili a dimostrazione del fatto che Cecchinato avesse deciso di perdere la gara giocata contro il polacco. In uno scambio in chat del 23 settembre 2015 Cecchinato scrive, dopo aver perso 1.770 euro a causa del pareggio del Carpi a Napoli in una partita della serie A di calcio: «Devo recuperare... mi può salvare solo il Marocco». Poi, in un messaggio inviato a un'agenzia viaggi l'8 ottobre alle 9,43, cinque ore prima dell'incontro, digita: «Buongiorno Carla. Puoi prenotare il volo di domani da Casablanca a Roma. Gioco oggi a pranzo, ma appena perdo voglio scappare da 'sto posto. Fammi sapere appena puoi». Non prove dirette dell'illecito sportivo, ma due dei «numerosi indizi chiari, precisi e concordanti in ordine alla circostanza che il flusso anomalo di scommesse riscontrato dall'AAMS non sia affatto frutto del caso, bensì proprio dell'accordo tra le parti». Un'impostazione che il Tribunale della Fit ha poi valutato accogliendo l'impianto accusatorio e comminando le squalifiche.

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