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Lunedì 25 Settembre 2017 | 20:46

La Federazione automobilistica salva Mosley

L'assemblea straordinaria gli dà fiducia (103 voti a favore e 55 contrari) permettendogli di restare alla presidenza fino alla scadenza di ottobre 2009. Perdonate le intemperanze sessuali e quel video hard che ha fatto il giro del mondo, considerati una questione privata
La Federazione automobilistica salva Mosley
Max MosleyROMA - Il video che lo mette alla gogna, l'autodifesa immediata condita di querela, il bando gridato dalle case costruttrici e il basso profilo della Formula 1, fino alla guerra dichiarata dall'ex amico Bernie Ecclestone. Ma l'ultima parola è un ghigno di soddisfazione: già perché la Fia si è stretta intorno a Max Mosley, salvandolo da una pietosa uscita di scena, votandogli la fiducia (103 a favore e 55 contrari), perdonandogli le intemperanze sessuali e quel video hard che ha fatto il giro del mondo gettando fango sulla federazione internazionale. Insomma quel filmato non conta. Ma la decisione lascia spazio alle polemiche e c'è già chi come l'automobilclub tedesco annuncia battaglia.
Di certo quelli trascorsi sono stati i mesi più difficili della vita professionale di Mosley: il potente capo delle automobili in carica da 18 anni, per sessanta giorni è stato sulla graticola. Da quando il 30 marzo scorso il domenicale inglese, News of the world, ha divulgato un video che lo ritrae alle prese con un'orgia sadomaso in stile nazista.
Mosley in compagnia di cinque squillo per cinque ore di filmato dai contenuti decisamente hot: quanto basta per far deflagrare lo scandalo nel mondo delle monoposto, appena uscito dalla bufera della spy story che aveva macchiato il mondiale passato. L'incidente a luci rosse avviene alla vigilia del Gp del Barhein, terza prova del campionato iridato: il presidente della Fia, finito sotto i riflettori, non si presenta al circuito nel paese del Golfo. Del resto era stato lo stesso principe del Bahrein, lo sceicco Salmon Bin Hamad Al-Khalifa a chiedere ufficialmente a Mosley di non volare nell'arcipelago del Golfo Persico perchè la sua presenza sarebbe stata «inappropriata». E anche Ecclestone, prima che il rapporto con il collega a capo della Fia si incrinasse definitivamente, aveva suggerito di usare il buon senso ed evitare di farsi vedere. Era il 6 aprile e Mosley, grande assente, è l'uomo più chiacchierato nel paddock del deserto.
A fare la voce grossa in un primo tempo sono le case automobilistiche: Bmw, Mercedes e Toyota deplorano il video, giudicando il contenuto «vergognoso» e pretendono le dimissioni di Mosley. Richiesta respinta da Mosley, che contrattacca: «Considerata la storia di BMW e Mercedes-Benz, soprattutto prima e durante la seconda guerra mondiale, capisco pienamente perchè vogliano prendere le distanze con decisione da questa storia» la replica dell'imputato. ma è nello stesso week end del Barhein che il capo della Fia prova a uscire dall'assedio con una contromossa: il 3 aprile chiede di convocare l'assemblea generale della federazione, che sarà poi fissata al 3 giugno. L'obiettivo è di dimostrare che non c'è alcuna marca nazista nell'orgia, e che le sue inclinazioni sessuali, seppure stravaganti, attengono solo alla sfera privata. Dopo il Gp del Barhein News of the world lancia la seconda puntata dello scandalo: è una delle cinque ragazze a raccontare la lunga kermesse, indugiando sullo scenario nazi voluto dallo stesso Mosley. Il presidente intanto chiede che venga ritirato il video, ma la prima sentenza, il 9 aprile, gli è sfavorevole. Intanto Mosley ha adito le vie legali contro il giornale britannico chiedendo un risarcimento illimitato per violazione della privacy. Il 1 aprile scrive a tutit i presidenti degli automobilclub, ribadendo di essere vittima di un complotto e non voler lasciare.
Ai gp in Turchia prima e a Barcellona dopo Mosley resta il grande assente: e l'uomo dello scandalo sembra perdere poco a poco anche i consensi dei big. Tra questi quello di Ecclestone. La rottura tra i due si consuma al Gp di Montecarlo, quello del ritorno, seppure in sordina, tra le monoposto di Mosley (la prima apparizione era stata il 25 aprile al rally di Giordania). Il patron della F1 chiede a Mosley di dimettersi in vista dell'assemblea. Il capo della federazione è convinto di farcela e dice di voler restare in sella. E continua l'azione legale: è del 28 maggio scorso la formalizzazione della querela del tabloid inglese. Ma la storia a luci rosse si condisce di particolari in stile guerra fredda: è il 18 maggio e si scopre che una delle ragazze coinvolte è la moglie di uno 007 inglese, costretto poi a dimettersi. Quello che non ha mai voluto fare Mosley: e gli amici della Fia non lo hanno tradito. Fiducia piena e il 68enne presidente può restare al timone, almeno fino al prossimo anno quando il mandato decade.

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