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Martedì 17 Ottobre 2017 | 07:59

Capitan Cannavaro consola Chiellini: «Resto con voi»

Aver perso così un Europeo, per la banalità di un contrasto sul pallone con lo juventino («era a pezzi»), «mi rode e anche parecchio». Resterà nel gruppo per tutto la durata dell'Europeo: «La mia sfida personale è arrivare al Mondiale del 2010». Domani si opera a Vienna
Capitan Cannavaro consola Chiellini: «Resto con voi»
Fabio Cannavaro infortunatoBADEN (AUSTRIA) - Capitan coraggio. Fabio Cannavaro, da buon napoletano, ha passato la sua nottata. E ne è uscito quasi rinato. Il giorno dopo lo choc dell'infortunio alla caviglia sinistra e dell'addio all'Europeo, ritrova il sorriso e la forza. Che forse in lui son sempre stati tutt'uno. «Resto qui con la nazionale, a fare il tifo e a dare una mano. Ma poi, da giocatore, mi dovrete sopportare altri due anni. Perchè avevo fatto un pensierino a chiudere con l'azzurro, e invece così io arrivo fino al Mondiale del 2010», dice allegro ma senza scherzare affatto il 35enne difensore azzurro.
Si era ritagliato i capelli quasi a zero, come in quella notte del 9 luglio a Berlino in cui alzò la Coppa del Mondo in nome di tutta l'Italia. Ma sulla sua pelata simbolica ha alzato ieri solo le mani, stringendosi la testa dal dolore e dalla paura. «Temere per la mia carriera mai, non so chi l'abbia detto. Però la paura è stata tanta, pensavo fosse anche peggio: il dolore era tanto che ho pensato anche una rottura dell'osso», ha rivelato Cannavaro, una volta rimesse in tasca le lacrime di ieri.
A far da contrasto alla sua serenità, il muso di Donadoni, al suo fianco nella conferenza a Casa Azzurri dove il giocatore è arrivato camminando con le stampelle, accolto dagli applausi di tifosi e non solo. «Di sicuro sono più sereno io», la battuta di Cannavaro. Negare che aver perso così un Europeo, per la banalità di un contrasto sul pallone, «roda e anche parecchio» è impossibile. Ma sono bastati i cinque minuti in ospedale a Moedling, alla prima delle due visite di ieri, per delimitare la reale dimensione del suo dramma sportivo: «Mi è stato sufficiente stare lì un pò per superare lo choc - dice il numero 5 azzurro - Quando ho visto altri malati e bambini che piangevano, ho capito: davvero non è il caso di far drammi per una caviglia distorta...».
Poi, si è fatto il suo film personale prima di addormentarsi con un sonnifero, quando aveva già detto a cena a Donadoni "mister, voglio restare con la squadra" e ne aveva ricevuto in cambio il grazie di tutti i giocatori, a uno a uno in fila davanti alla sua camera. «Cosa ho pensato al momento di addormentarmi? Che volevo tornare a correre il più presto possibile. Prima di questo Europeo - la rivelazione del Pallone d'Oro 2006 - avevo pensato al dopo: non dico che ero determinato a smettere, però un pensiero ce l'avevo fatto. Ora invece questa diventa la mia sfida personale: arrivare al Mondiale del 2010. Donadoni anche dovrà sopportarmi ancora...».
Non è per raggiungere il record di presenze azzurre di Paolo Maldini (126 contro le sue 116), «non ci crederete ma non ci ho mai pensato». Il fatto è, l'ammissione di Cannavaro, «che sono in tanti a dirmi che quando ho questa maglia azzurra do qualcosa in più. Sembra quasi che questo sia il mio vero club, lo so anche io: semplicemente, sono italiano e fiero, oltre che grato alla nazionale della possibilità di avermi fatto vincere un Mondiale».
C'è dell'altro. Sono i 35 anni dell'anagrafe, le presenze, l'esperienza e soprattutto la capacità di sdrammatizzare ad aver fatto di Cannavaro la vera guida dello spogliatoio azzurro, dai Mondiali 2006 in poi. Da oggi lo sarà come capitano non giocatore, e il primo atto è la carezza al compagno Chiellini, protagonista involontario del suo infortunio. «Era a pezzi - spiega il n.5 - l'ho consolato. Non c'entra nulla, lui. E poi non dobbiamo commettere l'errore di perder due giocatori, invece che uno solo». Il secondo, è provare a dar la scossa alla nazionale. «La mia disavventura non è paragonabile al dramma di Pessotto due anni fa - la risposta a chi lo sollecitava a un paragone - Speriamo solo in un'identica reazione. Ma io ho deciso di restar qui perchè due anni di lavoro insieme non si buttano, e in questi miei compagni nutro gran fiducia». Domani Cannavaro andrà sotto i ferri, poi tornerà con la sua nazionale. A sostenere i meno esperti nei momenti più duri, a tifare dagli spalti. E a provare a trasmettere un pò del suo contagioso coraggio.

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