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calcio

Il Bari pensa in grande
contro la Salernitana
chance da non fallire

Camplone allenatore del Bari

di ANTONELLO RAIMONDO

SALERNO - Una piccola «finale» per capire davvero questo Bari di che pasta è fatto. A Salerno, oggi, ci sono tutti gli elementi per una notte di sorrisi. Il trend dei risultati (due vittorie consecutive), la classifica che ha ripreso un po’ di colore (il terzo posto ora a un tiro di schioppo), il calore del tifo (all’«Arechi» ci saranno quattromila anime biancorosse). E, particolare non indifferente, l’avversario ideale. Sì, la Salernitana lo è soprattutto per una ragione: terz’ultima in classifica non può certo permettersi una partita tattica, anzi. I campani dovranno giocare tenendo il piede pigiato sull’allenatore. E per farlo saranno costretti a lasciare campo. Anche per via di un equilibrio tattico che, soprattutto in casa, non è mai stato il punto forte della squadra allenata prima da Torrente e oggi da Menichini.

Una grande squadra queste partite non le stecca. A maggior ragione in un momento così delicato della stagione. Non può steccarla nemmeno il Bari, che di giornate balorde ne ha già vissute troppe da settembre a oggi e che ha il dovere di approfittare di una violenta fase di stanca del campionato dei playoff. Lassù, fatta eccezione per Cagliari e Crotone, non corre nessuno. Novara, Pescara, Cesena, Brescia balbettano a più non posso, con la conseguenza che oggi la classifica è cortissima e la quota playoff potrebbe essere davvero bassissima. Sembrava che potesse essere il Pescara la realtà più vicina alla quadratura del cerchio. E invece gli abruzzesi si sono inchiodati confermando che, in B, vincere dando spettacolo è un’eccezione.
Sereno, ma concentrato Andrea Camplone. Ai suoi, in settimana, non avrà fatto fatica a dire che Novara rappresenta un punto di riferimento. E che per vincere, cioè, basterà non ripetere la prestazione di sabato scorso. Servirà un altro approccio, un’altra interpretazione, ben altre «letture» di gioco.

«I ragazzi si sono allenati bene in questi giorni e ho fiducia sul fatto si possa giocare una buona partita - dice il tecnico biancorosso - sono convinto che la squadra si sia scrollata di dosso quel patrimonio di insicurezza che finora li ha frenati. A loro dico sempre che non bisogna aver paura di rischiare. Le sofferenze, certo. Ci stanno e fanno parte del gioco. In B soffrono tutti, pure la corazzata Cagliari. Ai sardi capita di concedere tre-quattro occasioni e poi di ritrovarsi in vantaggio con una giocata dei tre davanti». Esattamente quello che è capitato al Bari in quel di Novara.
«Sono soddisfatto di quello che stanno facendo i nostri attaccanti - aggiunge Camplone - ma il calcio resta un gioco fondamentalmente legato agli equilibri tattici. A un allenatore non può bastare solo una buona media realizzativa. Serve che tutti aiutino la squadra difendendo in fase di non possesso. A Salerno, per esempio, sarà una partita maschia e da tutti pretendo il massimo pure sul piano temperamentale».
«Loro in casa hanno perso ben cinque volte, significa che soffrono quando sono costretti a sbilanciarsi e a lasciare campo - continua - ed è successo proprio questo con il Lanciano. Il primo tempo doveva finire 4-0 per i campani e invece poi alla fine hanno vinto gli abruzzesi. Insomma, contro avversari costretti a vincere è meglio giocare in trasferta. Ovvio che poi dovremo essere bravi noi a capitalizzare gli affanni avversari sul piano tattico e psicologico. Questa e quella contro il Cesena sono partite che io giudico fondamentali per il nostro futuro».

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