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Martedì 19 Settembre 2017 | 17:32

Calcio - Per l'allenatore Fabio Capello problemi con il Fisco italiano

Presunta evasione fiscale su redditi per 10 milioni di euro. Il ct della nazionale britannica iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Torino. I suoi commercialisti: «È tutto a posto»
Calcio - Per l'allenatore Fabio Capello problemi con il Fisco italiano
Fabio Capello TORINO - Dieci milioni di euro di redditi - o di «elementi», come vuole il gergo tributario - non dichiarati. Secondo le prime stime. È stato questo a portare Fabio Capello nel mirino della Guardia di Finanza e della Procura di Torino, dove il nome dell'allenatore della nazionale di calcio inglese è stato iscritto nel registro degli indagati per evasione fiscale.
L'ipotesi è che il tecnico abbia accantonato illecitamente in una società costituita in Lussemburgo, la Sport 3000 (controllata da una sorta di «cassaforte» di famiglia, la Capello family Trust, con sede a Guernsey), una parte dei guadagni derivanti da contratti di sponsorizzazione e dallo sfruttamento dei diritti di immagine all'epoca in cui allenava la Roma e - per un breve periodo - sedeva sulla panchina della Juventus. Una partita cominciata dalla Agenzia delle Entrate lo scorso inverno con una segnalazione all'autorità giudiziaria.
Ad occuparsi del caso sono gli inquirenti di Torino perché Capello, fino al 2006, ha mantenuto il domicilio fiscale nel capoluogo piemontese. E proprio agli anni precedenti al 2006 si riferirebbero i controlli degli 007 del fisco e dei militari - coordinati dal procuratore aggiunto Bruno Tinti - del nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza. A giugno, nella massima riservatezza, sono state svolte delle perquisizioni. E ora si sta valutando la condotta dei commercialisti di Capello, un gruppo di professionisti milanesi (che non sono stati indagati) che hanno gestito la politica fiscale dell'allenatore: «Può darsi - spiega una fonte - che abbiano fatto tutto senza violare i codici. In questo caso ci troveremmo davanti solo a un'elusione delle tasse non sanzionabile dai giudici».
Capello ha fatto sapere alla Federcalcio inglese, il suo nuovo datore di lavoro, che «le sue questioni fiscali sono a posto». «A quanto sappiamo - ha detto all'agenzia Ansa un portavoce della Football Association - le autorità italiane stanno indagando un certo numero di persone importanti nel mondo sportivo. Abbiamo parlato con Fabio e con i suoi consiglieri e ci hanno spiegato i fatti. Le sue questioni fiscali sono a posto». Secondo il figlio avvocato di Capello, Pier Filippo, che cura gli interessi legali del genitore, l'iniziativa della Procura «è un accertamento fiscale scaturito da controlli sui bilanci della Juventus, un filone di qualche tempo fa e noto a tutti». «Il fatto - spiega - rientra nel modus operandi adottato fino a oggi, quello cioè di accertare le entrate - quando sono consistenti - di personaggi di grande notorietà per l'opinione pubblica. Uno dei motivi per tale modo di agire è che questi personaggi, come appunto mio padre, cambiano spesso residenza per motivi di lavoro».
La linea difensiva di Capello punterebbe a dimostrare che i soldi dati in "trust'' (gestione ad una banca fiduciaria) non possono essere controllati direttamente dall'affidatario: se quella banca, in sostanza, nell'investire un certo patrimonio, finisce in una "black list'' o commette irregolarità, non sarebbe responsabile colui che ha affidato il denaro, dando solo indicazioni di massima sulla sua destinazione e non potendo controllare i movimenti successivi. La Sport 3000 investe i proventi in un fondo irlandese ed in una società immobiliare.

Mauro Barletta

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