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Il Bari non sa «volare» a Como va sotto poi sfiora il ribaltone

Il Bari non sa «volare» a Como va sotto poi sfiora il ribaltone
di ANTONELLO RAIMONDO

COMO - La classifica racconta che questo pari in riva al Lago profuma di occasione persa. L’ultima mezz’ora di gara... regala conferme. Con il Bari che schiaccia l’avversario mostrando il passo e la ferocia della vera corazzata. Però le partite, a volte, seguono percorsi diversi. C’è chi scende e chi sale. E le differenze mascherate da interpretazioni e letture di gioco a volte poco ispirate.

Un passo indietro, nel complesso. Il Bari che sbanca Cesena e dà scacco al Livorno si vede solo in un finale prepotente, giocato con l’«osso» in bocca e la bava di chi ha voglia di ribaltare avversari e partita. Non arriva il colpo che permetterebbe ai biancorossi di addormentarsi a un passo dalla vetta. Ma togliere significato e valore al settimo risultato utile di fila sarebbe una imperdonabile leggerezza. Si poteva fare meglio, certo. Si poteva vincere, altra sacrosanta verità. Ma le partite si giocano proprio per questo. I numeri e le diversità vanno ribaditi sempre, in ogni partita.

Nicola non cambia, non sarebbe saggio farlo. Il sistema di gioco, tanto per cominciare. Col Bari che «veste» ancora l’ormai colladato 4-3-3. L’allenatore è attentissimo a non toccare certi equilibri tattici. E allora non sorprende che tocchi a Donati rilevare lo squalificato Gentsoglou, stessa personalità e identica capacità di gestire i ritmi del gioco. C’è Romizi e non Di Noia al posto dell’infortunato Porcari.

Il Bari cerca di approcciare nel miglior modo possibile provando a «fare» la partita. Palla a terra, cercando di irrobustire la fase di possesso e riducendo al minimo il ricorso alla verticalizzazione ad alta quota. Como timido, nella prima parte quasi spaesato e inchiodato da una incredibile sequenza di errori. La partita, per essere chiari, non decolla praticamente mai. Senza un vero padrone e con una produzione offensiva ai minimi termini. Nicola può recriminare sulla chance capitata a Valiani, che sbaglia un controllo abbastanza agevole a due passi da Scuffet (17’). Sul’altro versante un tentativo di Giosa che si perde sull’esterno della rete e un sinistro velenoso dell’ex Ebagua sul quale Guarna deve opporsi con un piede.

Il secondo tempo è tutta un’altra musica. La partita si «sbrina» con il passare dei minuti. Rosina spaventa il Como calciando magistralmente una punizione all’altezza dei venti metri (6’): parabola intrigante e pallone che va a sbattere sulla traversa. Il Bari mostra un ghigno abbastanza sofferto che diventa rabbia misto a sconcerto tre minuti dopo. Cross dalla sinistra, Contini e Rada sono fermi e lontani tra loro, Gemiti in ritardo sulla diagonale. Ganz, solo soletto, beffa Guarna con un colpo di testa a colpo sicuro.

Dieci minuti di panico in casa biancorossa. Il gol gonfia l’autostima comasca, la partita sembra a un punto di svolta tanto più che al minuto 18’ Jakimovski, agevolato da Sabelli che scivola nel cuore dell’area di rigore, spreca clamorosamente il pallone del 2-0. Allora succede che il Bari si svegli. Nicola cerca fisicità, dentro Boateng e Di Noia (spazio al 4-2-3-1). E la trova, eccome. Tant’è che proprio da un cross del ragazzone nasce il gol del pari: lo segna De Luca, che da varesino doc fa schiumare veleno al popolo del «Sinigaglia».

Ora è un altro Bari. Forte, autoritario, brillante. Spinge, la squadra di Nicola. E crea alcune situazioni importanti. La più clamorosa capita a Boateng (36’), che calcia troppo centralmente dal limite dell’area e con tutto lo specchio davanti (sulla ribattuta Maniero fa gol ma è in fuorigioco). Il Como prova a resistere, dopo aver capito che il pareggio è diventato l’obiettivo massimo. Il Bari chiude correndo e agitandosi. Il punto non è il massimo della vita. Ma nemmeno un pretesto per deprimersi.

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