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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 14:38

«Masiello, paga i danni» Via libera dal Tribunale

di GIOVANNI LONGO
«Masiello, paga i danni» Via libera dal Tribunale
di GIOVANNI LONGO

BARI - Andrea Masiello potrebbe tornare a Bari. Certo non per giocare di nuovo con i biancorossi. E neppure per testimoniare nei vari processi sul calcioscommesse (ha già dato). L’ex «Thuram bianco», infatti, sarà presto chiamato in giudizio in sede civile per i danni lamentati dalla curatela fallimentare dell’As Bari. Il Tribunale di Bari condivide l’istanza presentata nei mesi scorsi dal prof. avv. Gianvito Giannelli e dott. Marcello Danisi, i due curatori fallimentari.
Il giudice delegato Giuseppe Rana ha dato il suo via libera all’azione di responsabilità nei confronti di Masiello. All’esperto avvocato Pino Pepe il compito di costituirsi in giudizio contro il difensore oggi in forza all’Atalanta. Il professionista barese è già al lavoro per elaborare l’azione civile sul piano giuridico e per quantificare i danni.

Qual è la base di partenza? Il 30 luglio 2011 Masiello è stato ceduto in comproprietà all’Atalanta per 7 milioni di euro. Il 2 aprile 2012, quando Masiello è finito in galera con l’accusa di aver venduto il derby con il Lecce, il Bari aveva in bilancio i 3,5 milioni pari a metà del valore del giocatore. Ma, a quel punto, il cartellino non valeva più nulla. Chi avrebbe potuto avere interesse nei confronti di chi aveva ammesso di avere truccato partite e persino di avere fatto di proposito u n’autorete (quella al San Nicola nel derby contro il Lecce)? Di qui la svalutazione integrale del valore della compartecipazione.

In più, un mese dopo l’arresto uno dei principali partner commerciali dell’As Bari ha disdetto «per giusta causa» il contratto di sponsorizzazione, con un danno di altri 70mila euro, e così ha fatto il «main sponsor», «cagionando un ulteriore danno» patrimoniale, avevano scritto i curatori fallimentari. Sul piatto della bilancia ci sono anche 5 punti e 80mila euro di multa nel campionato 2012/2013, un punto e 25mila euro di multa nel campionato successivo inflitti al Bari per responsabilità oggettiva. Per non parlare dei danni d’immagine.

Così la curatela del fallimento eserciterà un’azione per inadempimento contrattuale. Masiello - è la tesi - ha violato i suoi doveri di calciatore, per i quali in quasi quattro campionati ha percepito complessivamente 2,3 milioni di euro lordi: nell’ultimo anno di serie A, aveva una busta paga da 67mila euro al mese lordi. Se la As Bari fosse ancora in vita, avrebbe potuto rivolgersi al Collegio arbitrale della Lega. Ma, non essendo più affiliata alla Federazione, la società in fallimento si rivolgerà al Tribunale di Bari.

È la prima volta in assoluto che, in Italia, un giocatore viene ritenuto corresponsabile del fallimento di una società di calcio. Il vecchio Bari targato Matarrese è scomparso lasciando un buco da 31 milioni. E, secondo i curatori, che, a loro volta, avevano ottenuto il via libera dal comitato dei creditori, Masiello ha contribuito al default. Una causa «pilota» che potrebbe fare da apripista anche nei confronti di ex calciatori biancorossi che con il calcio sporco hanno avuto a che fare. A Bari ce ne sono stati molti, ritiene la Procura. Masiello, in sede penale, ha patteggiato un anno e undici mesi per frode sportiva, ammettendo sostanzialmente di avere partecipato a otto presunte combine tra gare di serie A e B. La giustizia sportiva lo ha squalificato complessivamente per due anni, cinque mesi e quindici giorni. A «marcarlo» stretto, dunque, lui che gioca in difesa, la curatela fallimentare dell’As Bari. E anche i tifosi che non si sono costituiti parte civile nei processi penali vogliono prendere Masiello in contropiede.

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