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Bari, è un punto d’oro Soffre e «sbuffa» ma blocca il Vicenza

Bari, è un punto d’oro Soffre e «sbuffa» ma blocca il Vicenza
di FABRIZIO NITTI

VICENZA - Teniamoci stretto, strettissimo questo piccolo grande punto. Bari imbattuto a Vicenza ed è quello che conta di più al termine di un sabato pomeriggio di ordinaria serie B e straordinaria sofferenza. Ai punti, diciamolo altrettanto chiaramente, il verdetto sarebbe stato inequivocabile, tale e tanta è stata la superiorità vicentina, non solo sulla scorta del secondo tempo giocato interamente in superiorità numerica per la seconda espulsione che ha colpito il Bari, questa volta Porcari sul finire della prima frazione di gioco. Un rosso chiaro e evidente che ha finito con il condizionare il resto del match. Soffrendo, sbuffando, gettando il cuore oltre l’ostacolo, i biancorossi di Nicola mettono un altro tassello da parte, mostrando quantro meno una solidità difensiva e d’animo armi determinanti nella lunga rincorsa alla promozione. Partite come questa di Vicenza forgiano di più al clima ruvido della B, e nello scorso campionato sarebbero passate inesorabilmente alla voce sconfitte. È la differenza che strappa un sorriso in più all’interno di un pomeriggio difficile, su un campo complicato e contro una squadra che ha una volta in più mostrato una chiara identità tattica, un’idea di gioco e una omogeneità figlia di due anni di gioco d’assieme. Sotto questo aspetto il Bari di Nicola deve sensibilmente migliorare.L’altra faccia della medaglia di un punto sudatissimo, è la difficoltà del Bari nel cercare l’arera avversaria. Al di là del secondo tempo giocato in trincea assoluta, i biancorossi hanno evidenziato grossi problemi nel confezionare un’azione di gioco. Un dato, per certi versi inquietanti ma forse proprio per questo soggetto a miglioramenti, soprattutto alla luce dell’enorme potenziale offensivo barese: nessun tiro verso la porta di Vigorito, raramente impegnato anche nello svolgere l’ordinaria amministrazione magari su un cross dal fondo. Se nella ripresa il fattore può essere giustificato dalla «vocazione difensiva» assunta con un uomo in meno, nel primo tempo e a parità numerica il Bari avrebbe dovuto e potuto fare di più. Dopo un buon avvio, invece, la squadra di Nicola si è accartocciata troppo su stessa, trasformando il 4-3-3 iniziale in una sorta di 4-5-1 nel quale De Luca e Sansone hanno finito per perdersi. Bene in fase di attesa, di occupazione degli spazi con il pallone fra i piedi dell’avversario, insufficiente la proposta offensiva, le idee sul come e quando colpire i veneti, lì a gestire l’inerzia della sfida, dopo lo sbandamento iniziale, pur senza creare grandi problemi a Guarna, se non con un paio di incursioni dal fondo.

L’episodio che consegna definitivamente il match in mano ai vicentini è l’espulsione di Porcari. Da quel momento in poi la partita è un lungo conto alla rovescia con il cuore in gola. Il riposizionamento sul 4-4-1 (come accadde contro lo Spezia dopo il rosso a Di Cesare), finisce con il consegnare anche un uomo in più al centrocampo vicentino schierato con tre centrali e per il Bari non c’è più campo. Tatticamente e tecnicamente il Vicenza domina, sfonda sulle fasce, di più sulla destra barese, si avvicina al gol in più occasioni, colleziona calci d’angolo e un gol annullato per fuorigioco (giusto). Guarna si oppone a Giacomelli, Urso, un colpo di testa a scendere di Galano, vede sfilare di un palmo fuori un diagonale di D’Elia e interviene a disinnescare cross pericolosi. Un’apnea costante e coraggiosa e un carattere di ferro. Segnali positivi, in fondo. Purché il processo di crescita proceda speditamente.

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