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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 22:15

Da Pietro Mennea a Firenze lezione contro il doping

Il più grande velocista italiano di tutti i tempi (oro olimpico a Mosca nel 1980 e detentore per lustri del primato mondiale dei 200 metri), originario di Barletta, ha parlato contro l'uso delle droghe fra gli atleti agli studenti di due istituti toscani
Pietro Mennea FIRENZE - Un tifo da stadio ha accompagnato il video che ha ripercorso i successi di Pietro Mennea, l'ex atleta di Barletta, 55 anni, eurodeputato, avvocato e docente universitario. Proprio lui, il più grande velocista di tutti i tempi, ha incontrato gli studenti di Scienze motorie e Medicina dell'Istituto di Anatomia a Careggi. Questo grazie all'iniziativa del Lions Club Firenze Giotto, che ha donato 100 copie dei volumi scritti dal campione, in modo che siano distribuiti in tutte le scuole e nelle biblioteche della Facoltà di Medicina e Scienze Motorie.
«Il doping è una scorciatoia per arrivare al successo - ha detto Mennea -. Ma tanti atleti che correvano con me oggi non ci sono più. Si tratta senza dubbio di morti sospette. Che devono far riflettere». «Io mi sono allenato per 20 anni. Ho avuto una carriera lunghissima come velocista. Ma non mi sono mai neanche strappato. Invece, se avessi fatto uso di steroidi anabolizzanti, mi sarei strappato chissà quante volte», ha aggiunto. «Lo sport deve rimanere l'ultimo baluardo del tessuto sociale per quanto riguarda il rispetto delle regole. Insomma, tra gli atleti deve vincere il più bravo, non il più furbo. Purtroppo, il doping è diventato un grande business in mano alla criminalità organizzata, dato che viene commerciato in un mercato nero. Che è più lucrativo di quello degli stupefacenti. Sì, perché il grosso del mercato del doping lo troviamo tra gli amatori che affollano le palestre». «Mi batto da anni per una legge penale comunitaria che funzioni da deterrente riguardo all'uso di simili sostanze. Oggi in Europa solo cinque Stati hanno una legge simile. E io avevo lottato affinché fosse estesa a tutta l'Unione Europea. Purtroppo, però, oggi un olimpionico, ad esempio, deve "avere" un risultato agonistico. Per il quale gli sponsor hanno investito. Il problema è che gli organismi giuridici hanno un po' le mani legate, perché al momento mancano gli strumenti e la capacità giuridica per contrastare il doping».

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