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La trattativa

Bari ai cinesi?
Città divisa su Zeng

LIA MINTRONE

Chi è mister Herman Zheng, il business man proveniente da Shangai che sarebbe intenzionato ad acquistare l’Fc Bari 1908? Chi è quest’uomo con gli occhi a mandorla che intende rivoltare la Puglia come un calzino investendo in svariati settori economici? E per mantenere alto lo spirito levantino della città, quando intende l’investitore asiatico aprire il conto bancario con il quale dare l’avvio concretamente all’operazione?

I baresi si interrogano, tra il serio e il faceto. C’è chi spera nell’arrivo di mister Zheng e, soprattutto, dei suoi infinti capitali made in China e chi, invece, nutre qualche sospetto e teme l’effetto-bidone, alla Tim Barton.

Elio Sannicandro , presidente del Coni Puglia: «Se questa è gente che ha prospettive, se l’interesse manifestato è di lungo periodo e non mordi e fuggi o dettato da operazioni sconosciute o di altro tipo, si capirà nel momento in cui si esprimeranno sulla capacità di investimento sullo stadio San Nicola. Oggi, chiunque voglia investire sul calcio e, a maggior ragione su una società di alto livello, non può prescindere dal rilancio stesso dell’impianto sportivo che, oltre ad essere un elemento altamente attrattivo e di forte comunicazione, è anche identità imprescindibile della stessa squadra. D’altronde, questo accade già da anni negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Germania dove non esiste una società di eccellenza che non investa sullo stadio. Io finora non ho visto questo interesse da parte di nessuno ed è, a mio avviso, una pregiudiziale importante. Sarà questa la discriminante per capire le intenzioni dei cinesi e, non avendone sentito fare accenno sinora, al momento non ripongo grande fiducia nei confronti dell’operazione».

Antonio Stornaiolo , attore: «La storia del signor Cheng è pazzesca, da quello che ho letto su Facebook era venuto a Bari solo per aprire un negozio di cineserie a Japigia. Poi, per puro caso, si è fermato nella nostra città proprio nel weekend in cui giocava il Bari. Pare che se ne sia innamorato e so, da fonti certe, che nessuno lo fermerà! So che gli stanno insegnando frasi onomatopeiche in dialetto barese, che sta apprezzando la nostra cucina e che, tra qualche settimana, beato lui, aprirà un conto bancario milionario. E pare che l’acquisto del Bari sia solo l’inizio dei suoi affari in Puglia. Quindi, quella in corsa sarebbe l’operazione del secolo, abbiamo la possibilità di avere generosissimi capitali stranieri e, poi, Gianluca Paparesta, a cui va il merito di aver salvato la squadra dal fallimento, resterebbe nella nuova società. Cosa possiamo volere di più? Io già mi vedo il Bari in Champions League e avendo paura dell’aereo ho già prenotato una serie di treni per andare a vedere Real Madrid-Bari. E poi sarebbe una rivoluzione per la zona dello stadio con l’apertura di negozi e centri commerciali. Insomma, spero che l’operazione vada in porto, anzi fategli sapere che sono disposto a fare di tutto, anche il raccattapalle. L’unico dispiacere sarebbe perdere il galletto, un simbolo che mi ha sempre dato gioia. Chiedo a mister Zheng, peppiacere, di lasciarci il galletto e colgo l’occasione per augurargli Zheng di questi giorni!».

Michele Salomone , giornalista sportivo: «L’operazione è credibile, in Cina sono tantissime le società che si stanno interessando al calcio europeo, lì ci sono molti imprenditori che vogliono investire nel nostro calcio, è lo stesso governo che li spinge a farlo. Mister Zheng è venuto a Bari, ha fatto una conferenza stampa e ora si aspetta una formalizzazione. Gli è stato chiesto di aprire un contro corrente bancario come atto che attesti il reale interesse ma, finora, non è stato fatto. Così come non è ancora chiaro se si riesca a trovare un accordo sul prezzo. Però, sento di dire che se l’operazione andasse in porto, tutto ciò non potrebbe che giovare a Bari. I cinesi hanno soldi veri e hanno detto di voler investire anche in altri settori. Con la globalizzazione, è inutile trincerarsi dietro il provincialismo. Vediamo se l’operazione decolla veramente».

Carla Palone , assessore alle Attività produttive del Comune di Bari: «Il nuovo business per gli investitori cinesi sembra essere il calcio, anche il governo punta sul nostro gioco nazionale affinché diventi uno sport di massa, tanto da farne materia obbligatoria nelle loro disciplinate scuole. Bari ha suscitato l’interesse dei cinesi poiché supportata da una delle tifoserie più numerose e calorose tra le squadre di serie A. Dalle loro prime dichiarazioni pare vogliano investire anche su turismo e agricoltura, potrebbe essere quindi una buona occasione sia per la nostra “Bari” sia per lo sviluppo economico del nostro territorio. “Bari grande amore... Non ti lasceremo da sola mai”».

Benny Campobasso , presidente di Confesercenti Area Metropolitana Bari: «Speriamo che questo mister Cheng non sia un altro bidone alla Tim Barton, di cineserie è già piena la città, non ne servono altre. A parte gli scherzi, se si tratta di una operazione seria mi piacerebbe l’idea della società proprietaria anche dello stadio così come avviene a Torino e in altre parti del mondo. Uno stadio, oggi, va visto non solo come luogo di sport ma anche di ritrovo, di scambio, di attività commerciali, di un nuovo spazio attrattivo dove poter trascorrere una serata. In tal senso anche i meno tifosi potrebbero essere interessati a frequentarlo e tutto ciò farebbe girare l’economia del territorio. Mi piacerebbe sapere se da parte dei cinesi c’è questo interesse, a mio avviso non si può prescindere da questa idea. Quello stadio va recuperato così come la zona in cui sorge».

Roberto Ottaviano , musicista: «Non sono un appassionato di calcio né sto seguendo l’operazione cinese, pertanto non posso che lanciare una sola battuta, potrebbe essere un’esperienza nuova per la nostra squadra giocare con le bacchette?».

Gianni Ciardo , attore comico: «Ma come è possibile questa operazione? L’ho già comprato io il Bari dai cinesi e ora sto facendo la svendita! Anzi, vi anticipo che ho chiesto al Palombaio se lo vuole acquistare da me. Io non credo che questa storia sia vera e non credo che Paparesta stia vendendo il Bari ai cinesi. Però penso che l’Italia sia un paese che mi fa ridere, prima mi faceva piangere. Comunque, dov’è la novità? I cinesi stanno già a Bari, la città è piena, stiamo solo cercando di non farlo sapere. E noi ci dobbiamo stare perché evidentemente da soli non siamo capaci di sostenerci. Quindi va benissimo, tutto made in China. D’altronde, la vita è un sogno e, prima o poi, ci sveglieremo».

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