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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 18:08

Il presidente del Coni su violenza e sport: «Reprimere non basta»

Elio Sannicandro: «Un approccio del genere non può essere lungimirante. Il vero nodo è di tipo sociologico. Va bene la presenza degli steward sugli spalti (in questo la Scuola Regionale dello Sport è stata accreditata per partire con corsi di formazione). Ma bisogna puntare sull'educazione allo sport
Il problema della violenza legata direttamente o indirettamente agli stadi tira in ballo inevitabilmente il concetto di repressione. Ma un approccio del genere non può essere esaustivo, né lungimirante. Il vero nodo è probabilmente più di tipo sociologico. Oggi appare evidente come le giovani generazioni, nel relazionarsi, abbiano sempre più un approccio di tipo esibizionistico, arrivando in vari casi a realizzare comportamenti trasgressivi - di fatto devianti - come mezzo di autoaffermazione nella cerchia dei propri simili. Ciò anche ricorrendo all'uso crescente della tecnologia: dagli mms ai blog, a youtube, ormai vera e propria piazza mediatica, scenario in cui immortalare le proprie "gesta". Approccio che nella calca degli stadi si amplifica, innescando spirali emulative.
Oltretutto sta cambiando anche il profilo dell'adolescente o del giovane violento. Se fino a ieri si liquidavano come "microcriminali", con intrinseci e impliciti riferimenti a ceti bassi, ora ci si accorge come si tratti di soggetti appartenenti ai ceti medi e anche alti. Lo stesso uso delle tecnologie conferma come il fenomeno sia ormai trasversale, coinvolgendo il borgataro come il figlio del professionista, sino ad arrivare a casi di vero e proprio cortocircuito, come i due figli di poliziotti coinvolti negli episodi di Taranto.
E allora, come rispondere? Certo, un primo provvedimento immediato che viene chiesto è la presenza degli steward sugli spalti. E in questo la nostra Scuola Regionale dello Sport è stata accreditata per partire all'inizio dell'anno con corsi di formazione specifici (già iscritte le società calcistiche di Bari e Manfredonia). Ma il Coni da tempo punta sull'educazione allo sport, come fondamentale mezzo di crescita e confronto. Dove non c'è spazio per quegli imbarbarimenti ormai automatici - e anche lessicali - che portano a vedere una tifoseria come nemica (e gli esempi sono infiniti). Bisogna seminare sin dalla scuola, e offrire possibilità a tutti i ragazzi arrivando nelle periferie. Ed è la filosofia che come Comitato olimpico territoriale abbiamo da tempo abbracciato siglando rispettivamente protocolli di intesa con la Dirigenza scolastica regionale e con il Comune di Bari. Per questi obiettivi bisogna intervenire in prospettiva: vanno investite più risorse, sia pubbliche (dallo Stato alle Regioni) sia private, attraverso sponsorizzazioni da parte di aziende attente e illuminate. E' la semina di oggi, che punta a portare frutti domani.
Elio Sannicandro

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