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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 04:17

Nicola: «Sì, questo è il mio Bari possiamo puntare alla serie A» E il Lecce punta ad aprire un ciclo

Nicola: «Sì, questo è il mio Bari possiamo puntare alla serie A»  E il Lecce punta ad aprire un ciclo
di Fabrizio Nitti

BARI - Meno quattro al gong iniziale, Davide Nicola, vecchio terzino marcatore dai piedi ruvidi, dribbla tutti e scende in campo. Con grinta, passione e oggettività. C’è lo Spezia che si staglia sull’orizzonte biancorosso per un avvio di campionato tutt’altro che semplice. Ma c’è un mercato da «giudicare» e, soprattutto, una tifoseria in fibrillazione. Gli ultimi colpi hanno fatto impennare il grado di adrenalina del popolo biancorosso che s’è destato e riversato a siglare abbonamenti. Nicola è lì, in mezzo a una città che si ritrova nuovamente a sognare la A e una società che sul mercato non si è risparmiata. In mezzo, ma tutt’altro che schiacciato. Entusiasta, pronto alla sfida, pronto a rinforzare quei numeri che snocciola all’inizio con orgoglio («72 partite in B, 124 punti, 34 vittorie, un campionato vinto e, numeri alla mano, nell’ultima stagione sarei arrivato ai playoff»). Della serie, fidatevi di me.

Obiettivo serie A - «Questa squadra - attacca il tecnico - così come è stata costruita e voluta, da me in particolare, può esprimere gioco e risultati. Tutte scelte mie. Sono felice, perché sono stati raggiunti i giocatori che desideravo. Quest’anno ho avuto la fortuna di essere stato interpellato sul mercato. Il presidente è stato un grande. Io, lui e Zamfir ci siamo concentrati per tre mesi sul mercato. Paparesta ci ha chiesto di migliorarci rispetto all’anno scorso, ma dico che arrivare noni sarebbe un fallimento. L’obiettivo minimo restano i playoff, per poi vincerli. E dedicare il tutto a chi so io (al figlio Alessandro, vittima di un tragico incidente stradale l’anno scorso, ndr). Migliorare significa questo. Non avverto responsabilità, ma l’opportunità di disputare un ottimo campionato. Patata bollente? No, orgoglioso e felice di questo gruppo scelto da me. I tifosi? Ogni giorno vado in giro, sento attestati di stima. Capisco perfettamente cosa vogliono, cioé salire di categoria, il nostro compito è questo. Mi vorranno più bene se riusciremo nel compito. Arrivare ai playoff e vincerli è nelle nostre possibilità. A Bari non si viene per dire mi sono salvato. Se vai ai playoff quest’anno, non sarà un miracolo. La pensano così anche i miei giocatori».

Una rosa con tanti petali - «I limiti di questo Bari li scopriremo strada facendo. Abbiamo voluto due giocatori di qualità per ruolo, tranne che per la punta centrale e a centrocampo siamo con un uomo in più, ma la concorrenza fa bene a tutti. Ci saranno tante partite, tanti turni infrasettimanali, infortuni. Le scelte iniziali le farò io, poi sarà il campo a scegliere. Ho letto che ero preoccupato per il mercato. Errato. Non era preoccupato, piuttosto occupato dal mercato. O aspetto e alleno ciò che la società mi mette a disposizione, oppure partecipo al mercato. Dopo la Coppa Italia dissi che non saremmo stati competitivi per reggere l’urto in B. Adesso dico che ad eccezione di Cagliari, Cesena e Spezia, noi siamo lì. I numeri dei nostri calciatori dicono che questo è un Bari competitivo».

Il cocktail perfetto - «Intanto, sarà contento il mio amico Conte: abbiamo una squadra quasi tutta “italiana” e un paio di stranieri con qualità importanti - rivendica il tecnico -. Eppoi, sei o sette under 21 e gente più esperta. Il giusto mix. Contini ha 35 anni, ma se mi chiedessero di cambiarlo con un ventenne direi di no: contano le motivazioni». E rivela su Sabelli: «Se dicessi che Sabelli ha scelto di restare? Non voleva trasferirsi in A e lottare per non retrocedere o fare panchina. Questo mi ha detto: “se vado in A a 22 anni e non gioco, devo tornare indietro in B. Qui sto bene e voglio sposare il progetto”».

Chi ha tempo non perda tempo - Tanti nuovi tasselli nel mosaico, l’esigenza di assemblare tutto velocemente. Vero, pure, che i giocatori arrivati in Puglia non sono alle prime armi, gente che alle spalle chili e chili di calcio, chilometri di campo, campionati vinti. Il tecnico non cerca attenuanti: «C’è stata una rivoluzione, in effetti, tanti arrivi. Ma la gente che è arrivata ha le qualità tattiche e tecniche per integrarsi velocemente. Non c’è molto tempo da perdere. La maggior parte dei nuovi è allenata, magari con metodi diversi, non possono sapere l’intensità che chiedo e che spesso fa differenza. Maniero deve recuperare un po’ di terreno, ma ci sono tutti e sono pronti. Non sarà tutto perfetto all’inizio e ci può stare, ma saremo competitivi e questo mi interessa. Possiamo valere le prime otto di sicuro, ma a parte quelle tre squadre, ci siamo noi».

Modulo e dintorni - 4-2-3-1 e 4-3-3, sono questi i moduli sui quali il tecnico sta lavorando: «Sono stati rispettati i parametri che ci eravamo imposti per il nostro progetto tecnico e tattico. Un progetto chiaro: quattro difensori, tre centrocampi e poi gli attaccanti, tre o quattro che siano. Possiamo imporre la nostra idea di calcio con piccoli adattamenti. Basta rispettare gli equilibri e giocano tutti».

Il valzer delle punte, Zamfir risponde - Un tormentone lungo un’estate. Cacia, Bianchi, Mancosu, Maniero: «Tutti calciatori importanti seguiti, anche all’estero. Molto felici di Maniero, è l’attaccante che negli ultimi due campionati di B ha realizzato il maggior numero di gol. Ottimo acquisto. Grande tecnica, conosce l’ambiente. Petropoulos? Volevamo due giocatori per ruolo, tre in attacco, compreso uno giovane. Il greco ha giocato in piazze importanti, 200 presenze nella serie A, ambienti caldi come qui. Non ho trovato alcune difficoltà nel muovermi nel mercato italiano, anche perché ho sempre avuto a che fare con trasferimenti internazionali e conosco dirigenti e procuratori italiani da anni».

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