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Cori contro le forze dell'ordine nell'incontro principale di serie D

Nel giorno in cui i professionisti riposano, sono gli ultrà dei campionati minori a ricordare Gabriele Sandri, l'ultrà laziale ucciso da un poliziotto domenica scorsa. Non sono mancati slogan e cori contro polizia e carabinieri in Pomigliano-Barletta (conclusa 0-3). Le gare: Bitonto pareggia
POMIGLIANO D'ARCO (NAPOLI) - La domenica dell'altro calcio, quello delle serie minori in cui si è regolarmente giocato, anche se in sedicesimi, sembra uguale a quella del calcio che conta, non nello spettacolo, sicuramente nei comportamenti di certi ultrà. I cori contro polizia e carabinieri, infatti, sono all'ordine del giorno anche sui campi di un campionato minore come la serie D, specie ad una settimana dalla morte di Gabriele Sandri.
A Pomigliano d'Arco, 40.000 anime a 25 chilometri da Napoli, arriva il Barletta, una nobile decaduta e una corazzata del girone H del campionato di serie D: è il big match della tredicesima giornata. Entrambe puntano alla promozione in serie C2: i pugliesi sono secondi in classifica, i campani quinti, in zona playoff. La partita è di quelle che contano e da Barletta arrivano in centinaia. Non c'è tensione tra le tifoserie, Pomigliano è una piazza tranquilla. Tuttavia la Figc invia gli ispettori dell'Ufficio indagini. La posta in palio è alta e il rischio incidenti da mettere in conto.
Lo stadio 'Ugo Gobbatò, capienza per 2000 posti, non ha le curve ma solo due tribunette che si fronteggiano a ridosso del campo. Una delle due, divisa in due segmenti solo da una ringhiera di quattro metri, in casi particolari ospita entrambe le tifoserie, quasi a contatto. Ma non è il caso di oggi: i tifosi pugliesi, giunti in forze, vengono isolati, come accade negli stadi della serie maggiori. Un drappello di poliziotti li osserva con discrezione.
Gli ultrà del Pomigliano arrivano a 20 minuti dall'inizio dell'incontro, niente a che vedere con le procedure esasperanti dei campi più nobili. Qui non ci sono tornelli da superare e quando arrivi senti le voci dei giocatori che fanno il riscaldamento. L'atmosfera è serena. Le due tifoserie non sono gemellate, eppure lo sembrano: non un coro contro parte dalle due fazioni. Anzi, scatta subito un'inedita alleanza nel nome dell'ultrà laziale ucciso da un poliziotto domenica scorsa nell'area di servizio vicino Arezzo e contro le forze dell'ordine. Per tutto l'incontro sarà un susseguirsi di cori e slogan per Gabriele e contro i poliziotti.
«Poliziotto primo nemico», intonano ad inizio partita i tifosi locali, cui fa eco la curva nord del Barletta con «Noi non siamo carabinieri». Gli stessi tifosi pugliesi espongono lo striscione 'V comandamento: non ucciderè e gridano 'Chi non salta celerino e». Dall'altra parte nero su bianco campeggia la scritta 'Giustizia per Gabbò.
Gli ultrà si uniscono in un unico applauso quando da ambo le parti parte il coro 'Gabriele uno di noì cui seguono gli slogan 'Giustizià e 'Libertà per gli ultra». Sarà così per tutta la partita. Vince il Barletta, 3-0, e i tifosi di casa applaudono la squadra ospite mentre scatta un accenno di contestazione verso i propri beniamini. Poi tutti a casa, vincitori e vinti, divisi solo dal risultato.

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