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Valentino Rossi ha chiesto di fare pace con il fisco

Gli si contestano 60 milioni di imponibile non dichiarato negli anni 2000-2004. I difensori del pilota: «Sono state depositate istanze di accertamento con adesione allo scopo di definire la materia del contendere». Tra sanzioni e interessi, Rossi ha un debito di 112 milioni con l'Agenzia delle Entrate
PESARO - Ora è ufficiale: Valentino Rossi ha chiesto di fare la pace con il fisco, che gli contesta 60 milioni di euro di imponibile non dichiarato negli anni 2000-2004. Questo il testo di nota diffusa stamani da Francesca Maindari e Massimiliano Tasini, per conto del collegio difensivo del pilota: «In relazione agli accertamenti tributari emessi dall'Ufficio delle Entrate di Pesaro nei confronti del nostro assistito sig. Valentino Rossi, si comunica, a nome del collegio difensivo tutto, che in questi giorni sono state depositate istanze di accertamento con adesione allo scopo di esplorare la possibilità di addivenire ad una definizione della materia del contendere. Il procedimento a tutt'oggi è in corso». Con sanzioni e interessi, Valentino Rossi ha un debito di 112 milioni con l'Agenzia delle Entrate. Se il tentativo di conciliazione andrà in porto potrà ottenere uno sconto, più o meno sostanzioso.
«Abbiamo messo giù le carte, noi e l'Agenzia delle Entrate di Pesaro. Ora abbiamo 90 giorni per esaminare le rispettive posizioni, ma cifre e presunti sconti che ho visto sui giornali sono tutti completamente infondati». Il professor Victor Uckmar, il noto fiscalista che ha accettato di occuparsi della vertenza fra Valentino Rossi e il fisco italiano, riassume così lo stato della trattativa fra il pilota pluri-iridato, che ha un debito fiscale da 112 milioni di euro, e l'ufficio pesarese dell'Agenzia. Nei giorni scorsi Valentino Rossi ha firmato quattro istanze di adesione con accertamento, una per ogni anno (2000-2004) in cui avrebbe omesso di dichiarare i suoi introiti, per un totale di 60 milioni di imponibile, stando almeno all'accertamento fiscale notificatogli dagli ispettori il 3 agosto scorso a Tavullia.
«La legge - spiega Uckmar - prevede che, soprattutto nel caso in cui non ci sia stato un contraddittorio diretto con l'interessato prima dell'accertamento, si possa aprire un contraddittorio dopo l'accertamento. In questo caso scatta la sospensione dei termini per il ricorso, e l'ufficio e il contribuente hanno 90 giorni per verificare se ci sono stati errori, dell'uno e dell'altro. Se si riesce ad eliminare questi errori, si arriva all'accertamento con adesione. Se invece il contribuente o l'Agenzia delle Entrate ritengono che errori ancora sussistano, parte il ricorso alla Commissione tributaria provinciale, in seconda istanza alla Commissione regionale e, da ultimo, alla Cassazione».
In queste settimane ci sono incontri fra i consulenti di Valentino e l'ufficio pesarese. Uckmar smentisce però «categoricamente» qualsiasi illazione sull'entità dei benefici che Rossi potrebbe ottenere. «Le cifre non le conosciamo neanche noi, allo stato dei fatti».
In Italia, ricorda poi il fiscalista, la lotta all'evasione è contenuta nei limiti imposti dallo Statuto del contribuente e dalla tutela giurisdizionale perfezionata dal Governo di centrosinistra (con il ministro Vincenzo Visco) negli anni 1995-2000. Di fronte alle pretese del fisco, spiega, è prevista una procedura preliminare che consente agli uffici di correggere gli errori del contribuente e i propri errori, in contraddittorio con il contribuente, anteriormente e anche successivamente all'accertamento. Si tratta del cosiddetto accertamento con adesione, e anche in autotutela. Se il contribuente ritiene che con la procedura amichevole non ha conseguito giustizia, ha diritto alla tutela dinanzi alla tutela davanti alle Commissioni tributarie, che con la riforma hanno assunto carattere giurisdizionale, nel rispetto delle regole di un «due process of law, garantito anche dalla Corte dei diritti dell'uomo».
A Valentino, il prof. Uckmar consiglierà la lettura di un libro «appassionante come un romanzo», scritto da Charles Adams e appena pubblicato in Italia «For God and Evil: l'influsso della tassazione sulla storia dell'umanità» (Liberi Libri). «Nei rapporti con il contribuente - osserva il fiscalista - il fisco appare spesso come persecutore. È storicamente così, dal IV secolo avanti Cristo e i Sumeri, come racconta Adams, ma le cose nella realtà, almeno giuridica, oggigiorno sono diverse».

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