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Sabato 23 Settembre 2017 | 13:14

Conte, amareggiato per il rinvio a giudizio «Sto bene, non si vede?» Calcioscommesse, ex manager Bari: «Partite regolari»

Conte, amareggiato per il rinvio a giudizio «Sto bene, non si vede?» Calcioscommesse, ex manager Bari: «Partite regolari»
ROMA – L'attività delle rappresentative giovanili; la preoccupazione per la «competitività» della nazionale maggiore in un calcio che dalla vittoria del mondiale di Lippi, nove anni fa, ha visto dimezzare gli italiani in serie A; i programmi con cui cercare di affrontare il futuro. All’indomani della pubblicazione del ranking Fifa, con l’Italia sprofondata al 17/o posto, Antonio Conte fa una panoramica a 360 gradi dello stato di salute del pallone azzurro. Il ct, nelle vesti di coordinatore delle squadre giovanili, si presenta in Federcalcio sorridente, "sto bene, non si vede?" assicura prima di sedersi con Tavecchio al suo fianco. «Difenderemo l’immagine del nostro calcio, soprattutto con lui ct», dice il presidente Figc.

Il volto del ct è sereno, nonostante l’amarezza provata per la richiesta di rinvio a giudizio arrivata dalla Procura di Cremona. Uno stato d’animo ribadito anche oggi ai suoi stretti collaboratori. Conte non ci sta ad essere gettato nel calderone dei rinvii a giudizio, di esser messo allo stesso livello di altre situazioni, di esser rimasto sulla graticola giudiziaria per tre anni per poi vedersi rimproverare – penalmente – di «non aver impedito». Ma è l’unico argomento al quale preferisce non rispondere, la linea difensiva sarà tracciata nelle prossime settimane con i legali.

Piuttosto, Conte confessa la delusione per l’Euro-flop degli azzurrini in Repubblica Ceca ("siamo amareggiati, ci siamo preclusi anche la possibilità di andare alle Olimpiadi"), ma riconferma la fiducia a Di Biagio: "Bisogna valutare il lavoro al di là del risultato finale, e lui ha fatto davvero bene quindi sarà ancora l’allenatore dell’Under21. Adesso abbiamo una buona base, e sono convinto che nel prossimo biennio Di Biagio farà qualcosa di significativo". Non sarà facile,il primo a saperlo è proprio Conte che, dati alla mano, non può far altro che certificare le difficoltà del movimento giovanile azzurro.
"Dal 2004 in poi si è instaurato un trend che ci ha portato a toccare il fondo nel 2011, anno in cui nessuna rappresentativa giovanile (U21, U19 e U17) è arrivata alla fase finale degli Europei – ricorda affiancato dal suo vice Maurizio Viscidi -. Da allora si è rimessa un pò in moto la macchina, ma non dobbiamo nasconderci: oggi per noi accedere alla fase finale è diventato un obiettivo, non più una cosa automatica".

Anche per questo è necessario migliorare il rapporto tra le varie squadre, dall’U15 fino all’U21 (con l’U18 affidata a Roberto Baronio). "Quando sono arrivato ho trovato un lavoro importante fatto da Sacchi che ho cercato di mantenere, aggiungendo qualche mia idea – spiega Conte -. A livello giovanile il progetto è ben definito, prevede input chiari: alta intensità, pressing, riconquista veloce del pallone, far ripartire il gioco da dietro col portiere. L’idea è quella di avere una linea difensiva a 4, due centrocampisti centrali, due esterni bravi a saltare l’uomo, a creare la superiorità numerica, e due punte". Proprio gli attaccanti però sono la vera nota dolente a causa di un ricambio generazionale che tarda ad arrivare: "Oggi è il reparto meno fornito, siamo in grande difficoltà – ammette Conte -. E Toni capocannoniere ci deve far riflettere".

La penuria di uomini-gol, tuttavia, non è l’unico pensiero che assilla il ct: "La preoccupazione, in vista del Mondiale in Qatar, è dovuta al fatto che ai tempi dell’ultimo successo mondiale con Lippi c'era la possibilità per il ct di avere una scelta di 61-62 italiani su 100 calciatori. Oggi si è dimezzata arrivando a 33. Questo è il pericolo maggiore che corre l'Italia: se questa percentuale dovesse continuare a scendere diventerebbe difficile essere competitivi. C'è qualcosa di sbagliato, serve un’inversione di tendenza".

Partendo magari a livello giovanile, dove i club stanno lavorando bene ma sempre con troppi stranieri: "Così in pratica miglioriamo le altre nazionali... – la riflessione di Conte -. Mettere un numero fisso di italiani nei vivai? Penso sia difficile, è una questione 'politicà, e io con la politica ci ho litigato...".
Decisamente saldo appare invece il rapporto col presidente federale, Carlo Tavecchio, che proprio a Conte ha affidato la risalita del pallone italiano: "Io credo che il prestigio che abbiamo nel mondo non corrisponda al 17/o posto del ranking Fifa. Nel ranking per esempio non c'è mai scritto che abbiamo vinto quattro Mondiali. Ci sono interessi diversi che confluiscono, e l’Italia non è che abbia un’immagine che piace a molti, anzi piace a pochi, però noi la vogliamo difendere, soprattutto con Antonio".

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