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Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:05

Marchionne alla Gazzetta «Formula 1 da cambiare Regole incomprensibili»

Marchionne alla Gazzetta «Formula 1 da cambiare Regole incomprensibili»
PAOLO CICCARONE
MONTREAL - Sergio Marchionne, ad di Fiat Chrysler Automobiles e presidente della Scuderia Ferrari, è atterrato in Canada per assistere al Gran Premio e stare vicino alla squadra. Oltre ai risultati in pista, però, Marchionne è concentrato sul futuro della Formula 1 e sui cambiamenti necessari per garantirne il successo. Bloccato nelle strette del paddock ha risposto a qualche domanda prima della gara.

Dottor Marchionne era una visita pianificata, questa? Perché la davano a Venezia...

«Ero a Venezia, sono arrivato in America e sono venuto qua. Poi rivado a lavorare in America».

Della Juve che ci dice?

«Guardi lasciamo stare, viene ancora da piangere per come è finita, però direi che la stagione è stata di altissimo livello e quindi tutto sommato positiva».

Fino ad ora com’è andata questa Ferrari? L’avevamo vista ai test a Barcellona e aveva detto che c’erano delle buone attese. La SF15-T ha soddisfatto le sue aspettative finora?

«Il lavoro che è stato fatto da quando siamo entrati io e Maurizio Arrivabene è eccezionale. Non c’è niente da rimpiangere, da reclamare. Ci sono state molte speculazioni a riguardo, ma la realtà è che la macchina non era pronta a ottobre, quando siamo entrati noi. È stato fatto un lavoro incredibile dai ragazzi qui; tutti i passi avanti che facciamo di gara in gara sono quasi miracolosi, perché c’è un impegno straordinaria da parte della squadra per portare avanti la vettura. Sfortunatamente in qualifica c’è stato questo problema alla centralina; stavo guardando le qualifiche in televisione prima di partire. È stato veramente un peccato. Vediamo quale sarà l'apporto degli aggiornamenti che abbiamo portato qui».

È diventata celebre la sua frase riguardo a questo regolamento: “sembra scritto da quattro ubriachi al bar”. Come si è evoluta questa situazione?

«Stiamo cercando di semplificare il tutto, perché ovviamente questo è uno sport che deve evolvere. La cosa importante è avere qui gli spettatori per guardare la gara. È inutile che ci prendiamo per i fondelli scrivendo delle regole che sono totalmente incomprensibili, anche a noi che gestiamo lo sport. Quindi c’è un grande lavoro da fare; penso ci sia disponibilità da parte di Todt e Ecclestone a guardare alla Formula 1 in una maniera razionale e cercare di trovare una base per andare avanti. Gli impegni che stiamo prendendo per quanto riguarda lo sviluppo della macchina nel 2017 saranno fondamentali».

Kimi Raikkonen resterà in Ferrari?

«La cosa importante è farlo correre. Godiamoci Kimi in pista».

Un’altra domanda sui regolamenti. Ecclestone dice che in Formula 1 c’è troppa democrazia…

«Questo credo sia un suo parere di carattere generale, sulla vita, non solo sulla Formula 1. Se riesce ad applicare questo aspetto dittatoriale sul resto, non lo so (ride). Non è questione di troppa democrazia, si tratta di trovare qualcosa che funzioni commercialmente. Questo è uno sport che deve generare profitti a livello commerciale; le scuderie devono guadagnare, altrimenti non possono correre. Questo è uno sport che costa tantissimo».

Beh insomma non è che con l’idea del sindacato unico l’idea di democrazia sia poi tanto estesa anche da noi…

«Non si tratta della stessa cosa, si tratta di gruppi di gente che lavora e che ha altre necessità, qui parliamo di F.1 con caratteristiche completamente diverse rispetto ad altri settori della società».

Parlando di questo, di solito si viene qui per fare comunicazione. La cosa assurda è che se un giornalista partecipa alla presentazione di una vettura da strada gli viene dato un dossier ricco di informazioni e ha la possibilità di parlare anche con l’ultimo dei progettisti. La stampa che presenzia alle gare di Formula 1 si paga le spese, e non riceve i dossier con le informazioni. I soldi per la comunicazione a che servono? Anche con gli sponsor, non si può pensare a migliorare questo aspetto?

«Uno degli aspetti su cui insiste maggiormente Maurizio è appunto questo. La Formula 1 è diventata molto chiusa, non è aperta né agli spettatori né ai costruttori di vetture. Dobbiamo ritrovare un equilibrio in tutto questo».

Semplificare sarebbe importante…

«Sì, semplificare. Se chiamassi quattro persone e dessi loro il regolamento della Formula 1 e chiedessi loro di dirmi cosa significano le regole, avremmo una lunga discussione».

Il regalo di compleanno lo vuole dalla Ferrari, o magari dalla Mercedes, invitandoli al bar a riguardarsi le regole?

«Guardi, io preferisco vincere. Alle regole pensiamo dopo».

Tornando alla semplificazione di questo sport, un cambiamento così radicale può essere condotto da un uomo di quasi novant’anni?

«Ci sono tantissime cose da risolvere per quanto riguarda la struttura di questo sport, non solo a livello di diritti commerciali, ma anche riguardo alle scuderie, e al modo in cui gestita la FIA. È un impegno lungo, lasciateci lavorare. Io ho cominciato a partecipare alle riunioni da sei/sette mesi, e abbiamo fatto dei progressi considerevoli. Lo so che da fuori non si vede, ma per gli interessi della Ferrari abbiamo fatto le cose giuste».

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