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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 13:07

Calcio / Bari - Stancarone: «Niente cifre»

L'antiquario barese continua a mantenere il riserbo dando soltanto degli indizi sulla disponibilità della cordata monegasca intenzionata ad acquistare il club. Però si scopre che «Claude Cohen è parente» del re di Wall Street. Bari In Testa a Matarrese: dichiarazioni sconcertanti
Cohen, Vedeo, StancaronePaolo Stancarone (primo da destra nella foto), antiquario di origini baresi (Palo del Colle), è il portavoce del duo Claude Cohen-Marco Vedeo (rispettivamente, primo e secondo da sinistra), imprenditori interessati a rilevare l'Associazione Sportiva Bari. Il primo è di origine ebrea e ha ereditato le attività paterne (prevalentemente interessi nel campo immobiliare). La passione per l'arte lo ha portato a conoscere Stancarone. Il secondo opera essenzialmente nel settore dello smaltimento di rifiuti.
La proposta di acquisto del club arriva lo scorso agosto. Le trattative, proseguite tra alti e bassi, attraverso contatti e incontri con i professionisti incaricati dal presidente Vincenzo Matarrese, sono a un punto di svolta. La comunicazione (attesa nei prossimi giorni) della valutazione del Bari da parte di una società specializzata potrebbe essere l'ultimo atto prima dell'incontro definitivo



Tra baresi (anche il sottoscritto lo è) ci si chiarisce in un attimo. Sebbene sia andato via dalla Puglia ormai da decenni, Paolo Stancarone ha mantenuto quella che anche lui definisce «baresità», quel furore sanguigno che ti avvolge nei momenti di arrabbiatura. «L'hai fatta grossa - dice al telefono dall'abitazione di Madrid -. Hai pubblicato una recensione negativa sul Ritratto di Marcantonio Raimondi di Raffaello della collezione privata di Claude Cohen, quando ce ne sono decine a favore. Prendi i libri di Pieluigi De Vecchi (docente ed esperto del maestro urbinate, di cui ha scritto, tra l'altro, una monografia per Rizzoli - ndr) e vedrai». In realtà, lo scopo non era dare un giudizio sull'opera, ma evidenziare i limiti del metodo di ricerca consigliato: andare in Rete per cercare informazioni. Stancarone ascolta, accoglie la tesi e comprende che l'obiettivo è comune: dare una svolta calcistica alla città, a un'intera provincia, donde è andato via da decenni a causa (dice) di una mentalità chiusa e sparagnina. «Verificai la possibilità di lavorare a Bari, ma, quando mi risposero che i soldi è meglio metterli nel libretto di risparmio piuttosto che investire nell'arte, capii che era il caso di andare altrove».
Adesso, però, ha voglia di recuperare i legami sfilacciati dalla lontananza e contribuire a risollevare gli umori di una piazza delusa, sempre che la trattativa con i Matarrese vada in porto. Per forza di cose, potrebbe riprendere i contatti con la terra natìa, «sebbene il mio lavoro non mi permetterà di restare a lungo, dovrò viaggiare spesso». Non sarebbe una novità, perché lo ha sempre fatto. «Quando trent'anni fa giravo all'estero con la mia macchinetta, salivo fin in cima alle montagne per captare il segnale della Rai ed ascoltare le partite del Bari. Del resto, ho già detto di avere i colori biancorossi nel sangue. Ho giocato nelle giovanili e da calciatore so quanto sia importante l'apporto del pubblico». Si informa sulle presenze di Bari-Ravenna dopo aver mostrato soddisfazione per il successo della squadra di Materazzi («qualcuno mi ha anche chiesto se è meglio un Bari perdente, non scherziamo perché tutti vogliamo un club ad alti livelli»). Rispondo che i paganti sono stati meno di mille (insieme con gli abbonati si è raggiunto un totale di 2.500 spettatori). «Certo che è un peccato - ribatte - con i tifosi allo stadio si guadagnano punti in classifica».
Gli appassionati del Bari non aspettano altro. Attendono un cambiamento per tornare al San Nicola, per riaccendere i motori dell'astronave. La domanda, però, è istintiva (lo è per un giornalista, ma anche per un tifoso, fosse anche non troppo curioso): dove potrebbe arrivare il Bari di Cohen e Vedeo? Per dirla con più chiarezza: da quale disponibilità si parte? Paolo Stancarone non vuole rompere il patto di riservatezza. Si limita ad affermare che Claude Cohen ha un palazzo a Montecarlo che da solo basterebbe per comprare il Bari e farci più di una campagna acquisti e che una fondazione americana ha offerto invano circa 30 milioni di euro per acquistare il famoso Raffaello («sì, proprio quello che tu...»). Di più non vuole dire di questo monegasco di origine ebrea, il quale (si scopre) è però nato a New York e «il cui padre è stato un finanziere». A pensarci, ce n'è un altro di Cohen, rimasto nella Grande Mela e conosciutissimo: si chiama Steven ed è un multimiliardario (in dollari), definito uno dei principi di Wall Street e re degli hedge fund, fondi d'investimento ad alto rischio (ma ad altissimo rendimento), uno che fa concorrenza a Soros e Buffet. Non è che per caso sono parenti? «Steven Cohen è cugino del padre di Claude».
La sostanza però non cambia perché, a quanto pare, non ci sono rapporti d'affari. Ma tanto basta per sentirsi meglio. Di certezze assolute ancora nulla, visto che di conoscere le società (e i fatturati) di Cohen non se ne parla proprio. «Capisco l'insistenza, ma saprete a tempo debito», risponde lapidario Stancarone. Sì, ma nel calcio? Che esperienza c'è? «Da parte loro nessuna. Ma ci sono io. Mi occuperò di tutto. Ho già contatti con tre-quattro procuratori, uno dei quali assiste due giocatori del Bari e circa altri duecento di A, B e C. Il direttore sportivo? Mi dicono che Perinetti è bravo. Vedremo. Comunque ci sono altri amici disposti a darci qualche consiglio. Sia chiara una cosa: noi veniamo qui solo per il calcio». Solo per il calcio? «Se il riferimento è all'area intorno allo stadio, mi pare sia una questione che richiede tempi abbastanza lunghi. Nel frattempo, investiremo nel club». C'è la disponibilità per poter competere con le grandi della serie A? «Non siamo a livello del Milan, ma c'è voglia di investire». Resta soltanto un dettaglio: convincere i Matarrese (la prossima settimana potrebbe essere decisiva). «Ribadisco che ho il massimo rispetto per l'attuale proprietà. Pensavo di doverne riparlare a fine stagione, invece c'è stata una immediata riapertura. Una cosa è certa. Se dovesse arrivare una richiesta di 15 milioni bloccata, ci tireremmo indietro». Ma questo si sapeva. Ora la palla passa a Matarrese. Vuole vendere?

G. Flavio Campanella

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