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Martedì 24 Ottobre 2017 | 07:56

Calcio / Bari - Un tifoso: «Adesso bisogna tirare le somme»

Mauro Solazzo: «Eppure, c'è ancora chi pensa che un cambiamento societario possa essere deleterio, che lasciando la strada vecchia per la nuova chissà cosa si possa incontrare, che la rinascita con questa dirigenza sia ancora possibile. Significa non guardare in faccia la realtà». Però se Stancarone...
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un tifoso del Bari
A seguire la risposta di G. Flavio Campanella

Calcio - I tifosi del BariCi siamo.
Il velo di riservatezza sulla trattativa è definitivamente caduto. Se mai c'è stato realmente. Bilanci e verbali d'assemblea della società di Via Torrebella spifferati ai quattro venti. Per non parlare dell'offerta dei monegaschi. Manca solo all'appello la stima della Kon, ma dovrebbe essere questione di giorni. Adesso bisogna tirare le somme in maniera definitiva. E quello che si evince, fin troppo chiaramente, è che la situazione è ben peggiore di quella immaginabile.

Per anni ci hanno fatto credere che la società fosse sana. Per anni, si sono trincerati dietro la maschera della società modello di gestione finanziaria. Per anni, si sono cuciti sulle maglie gli scudetti del bilancio. E' arrivato il momento di revocarli tutti, questi scudetti, in una sorta di Moggiopoli finanziaria.

Conti in rosso fisso, peggio dei serbatoi delle utilitarie degli operai. Ricapitalizzazioni che non stanno al passo con le emorragie finanziarie. Capitale sociale in caduta libera. Debiti con l'erario spalmati.
Si è arrivati al punto, che il valore delle perdite supera in alcuni esercizi finanziari l'ammontare del valore della società. Si è arrivati quasi al punto di non ritorno.

Eppure, a Bari c'è ancora chi pensa che un cambiamento possa essere deleterio, che lasciando la strada vecchia per la nuova chissà cosa si possa incontrare, che la rinascita con questa dirigenza sia ancora possibile.

Questo significa non guardare in faccia la realtà. La realta, nuda e cruda, ci dice che tra un po' il gruppo non sarà più in grado di (o non vorrà più) far fronte alle perdite con le ricapitalizzazioni. Ci dice anche che la china per la risalita è molto dura, e necessita, oltre che di sinergie di prim'ordine, anche di notevole liquidità per sanare/ricostruire. Che, se ci si gira, il baratro è proprio alle nostre spalle, e il fallimento potrebbe arrivare molto prima che noi tutti ce lo potessimo aspettare.

Pur con un cambio di proprietà immediato, non sarebbero sufficienti i 15-20 mila spettatori a partita per invertire la rotta. Bisogna dare atto a questi tre coraggiosi e volitivi imprenditori, che si stanno per tuffare in una impresa titanica.

Anche i Matarrese lo sanno. Ecco perché, anche se a loro dire, i monegaschi vogliono rilevare il Bari a costo zero, ci stanno pensando seriamente. Forse si aspettano un ulteriore sforzo economico della triade, come mero riconoscimento della gestione trentennale della società, che ha vissuto nel passato anni di lustro sportivo ed economico. Ma siamo già alla preistoria.
Cattiva gestione? Scarsa lungimiranza? Presupponenza? O, semplicemente, superficialità? Non ci è dato giudicare i motivi del crollo verticale, ma tant'è, ed ora o mai più, bisogna venirne fuori. Il Bari è proprietà dei Matarrese ma patrimonio di una città e di un popolo intero di tifosi.

La storia ci racconta che, esattamente trent'anni fa, nell'ottobre del 1977, all'indomani della improvvisa scomparsa del compianto prof. De Palo, l'on. Antonio Matarrese, con la collaborazione di Michele Mincuzzi jr e dell'avv. Aurelio Gironda, salvarono il calcio barese. La storia potrebbe raccontarci che, nell'ottobre del 2007, un altro Matarrese, il Grand'Uff. Vincenzo, salvò ancora il calcio nel capoluogo pugliese, cedendo la società ad un nuovo gruppo.

Un gesto nobile, che rappresenterebbe il fiore all'occhiello per la più lunga presidenza della storia del Bari Calcio. Allora si, che la festa per il Centenario, avrebbe un senso. Altrimenti...potrebbe rappresentare il canto del cigno.

Mauro Solazzo

Caro Mauro, non confondiamo. Il Bari è una società sana. Fino a qualche tempo fa è stata in attivo (per più anni consecutivi) grazie alle cessioni illustri di calciatori, tanto da aver contribuito (attraverso i dividendi) a impedire che la crisi del Gruppo Matarrese assumesse proporzioni inarrestabili. Ultimamente i passivi si sono succeduti, ma gli azionisti sono sempre intervenuti con l'immissione di denaro fresco. Non è, dunque, la gestione imprenditoriale a dover essere messa in discussione, ma il progetto sportivo. Da quest'utlimo punto di vista, considerando i precedenti (sono sette anni che la squadra vivacchia tra B e C, salvo ripescaggi), non può essere condivisibile la strategia attuale né la posizione della proprietà quando sostiene di essere disposta a lasciare il club, ma soltanto in buone mani. Quando si vuol cedere un'impresa, quel che conta sono le garanzie bancarie del possibile acquirente (tutto il resto diventa faccenda di chi subentra).
A questo punto, però, è bene fare una precisazione, dal momento che chiarire potrebbe servire anche a riavvicinare i tifosi, divisi (a parte la sparuta minoranza che sostiene a spada tratta i Matarrese) tra chi vorrebbe un cambiamento senza se e senza ma e coloro i quali, al contrario, vorrebbero la garanzia (loro sì che hanno motivo di chiederla) di un nuovo corso che abbia tutti i crismi per poter garantire stabilmente la serie A (non per comparsate, ma per disputare campionati da protagonisti). La premessa, su cui tutti sono d'accordo, è che i Matarrese abbiano esaurito il ciclo. Francamente non mi pare però peregrino chiedersi quali prospettive ci sarebbero con il Bari in mano ad altri protagonisti. Se vuoi un parere personale, le umiliazioni sono (e sono state) tali da essere portati istintivamente accettare qualsiasi soluzione (ricordo uno striscione che recitava: «Meglio l'Eccellenza che questa presidenza»), ma, a voler essere più razionali, non mi sembra di poter lasciar correre superficialmente l'opinione degli appassionati che si chiedono, per restare all'attualità, quale sia la reale consistenza della cordata monegasca in trattativa per l'acquisto del pacchetto azionario dell'Associazione Sportiva Bari.
A meno che non si voglia chiudere gli occhi, è legittimo (oltre che lecito) chiedersi quali siano le potenzialità economiche e gli scopi degli interessati. Cosicché, a pochi giorni dalla ripresa o dalla conclusione della trattativa, ho voluto sondare personalmente le intenzioni del trio Stancarone-Cohen-Vedeo attraverso le considerazioni del portavoce. La questione adesso non è più (soltanto) capire se ci sarà un avvicendamento, ma cosa eventualmente potrebbe accadere. Le investigazioni proseguono, ma vorrei porre all'attenzione il metodo scelto dalla cordata dopo la decisione di trattare, soffermandomi sulle affermazioni di Paolo Stancarone. Detto che raramente capita di ottenere risposta immediata a una richiesta (cosa che è avvenuta con l'antiquario originario di Palo del Colle), è evidente che i monegaschi abbiano trovato da subito terreno fertile perché tutta la città non vuole altro che l'uscita di scena dei Matarrese.
Di sicuro, però, la notorietà di Cohen, Vedeo e Stancarone non può essere paragonata nemmeno a quella di attori locali (proprio perché del posto, si conosce molto meglio la storia di un Divella, tanto per dire). Figuriamoci se poi può essere messa in relazione a nomi come quello di Andrei Miller della Gazprom, sempre ammettendo che ci sia un reale interessamento del colosso enegetico russo... Voglio dire (e mi dispiace se ti deluderò) che mi pare scontato si voglia saperne di più. Su mia sollecitazione Paolo Stancarone scrive: «Le referenze sia di Claude Cohen che di Marco Vedeo sono state ampiamente illustrate da tempo su tutti i quotidiani (questo credo mi autorizzi a pubblicare lo stalcio di lettera - ndr). Marco Vedeo svolge la sua attività nel campo delle discariche in tutto il mondo ed è proprietario insieme al padre della Lavajet di Savona che due mesi fa ha concluso un contratto con il Dubai per 80 milioni di euro. Inoltre agisce nel campo immobiliare in Costa azzurra. Claude Cohen agisce in svariati campi, il principale nell'immobiliare, in più in commercio di diamanti e di dipinti di altissimo valore. Vada in Google sotto la voce collezione Cohen Montecarlo-Raffaello e vedrà che è uno dei pochi collezionisti al mondo a possedere un Raffaello. Ma per lui parlano le proprietà immobiliari eil suo conto in banca».
Soltanto uno scambio corretto e diretto porta secondo me a conclusioni accettabili (perlomeno dal punto di vista professionale). Cosicché la mia risposta è stata (ovviamente riporto soltanto ciò che è consentito dalle regole della privacy e del fair play): «Prendo atto delle informazioni che mi ha inviato e mi riservo di farle altre domande sperando che voglia rispondermi fornendomi altri particolari. Ad esempio, quando parla di proprietà immobiliari e di conto in banca, lo fa con comprensibile enfasi. Scritto con molta schiettezza, mi piacerebbe sapere almeno il patrimonio aziendale. È troppo chiedere un elenco completo delle società di Cohen e Vedeo? P.S.: Ho letto da qualche parte che per ora siete interessati soltanto alla squadra di calcio: quali sono i vostri interlocutori nel settore che possano coadiuvarvi?».
La replica di Stancarone («la pregherei di non chiedermi più nulla sui miei amici. Tutto quello che c'era da dirle è stato fatto. Sicuro della sua comprensione, la saluto cordialmente») è certamente comprensibile e anche giustificabile per il riserbo che di solito si vuole mantenere in questi casi. Ma poi è possibile anche imbattersi in commenti di questo tipo, a firma di Irene Tedesco (recensione di una mostra): «Restano a chiosa di questa interessante mostra, alcuni dubbi attributivi sul Raffaello del probabile Ritratto di Marcantonio Raimondi in collezione privata (quella di Claude Cohen - ndr), certamente modellato sulla falsariga raffaellesca, ma poco assimilabile con la dolcezza, l'equilibrio compositivo e la precisione della resa stilistica dell'urbinate e dei colpi bassi lanciati ad illustrare il paesaggio di comprimari della scena artistica di quegli anni».
In definitiva, la sottolineatura volutamente (proprio perché non sembri strumentale) extracalcistica, tende a dimostrare che gli elementi forniti da Stancarone non bastano per certificare l'attendibilità di una affermazione. Anche perché, al di là del fatto che a questi livelli un acquirente non dovrebbe avere remore nell'evidenziare nei dettagli il business di riferimento (altrimenti, non si fa che alimentare sospetti), c'è da considerare l'aspettativa dei baresi, già più volte disillusi. A Bari hanno bisogno di chiarezza su tutti i fronti perché sono stanchi delle prese in giro. Non si può contestare i Matarrese (che sono quelli che conosciamo, con i pregi e i difetti) e poi non farsi domande e accettare chiunque senza controprova. Già la reazione a questo scritto sarà chiarificatrice, a mio parere. La città ha diritto di sapere in quali mani potrebbe finire il Bari. Stancarone, se può, cerchi di fornire altre notizie perché, con tutto il rispetto, Lavajet di Vedeo è ad esempio una società a responsabilità limitata. Basterebbe divulgare i nomi delle società immobiliari e (immagino) di import-export di diamanti. Sarebbe più facile accettare l'idea di un conto in banca con molti zeri, sarebbe più semplice sognare una squadra che lotti alla pari con le grandi del calcio italiano.


G. Flavio Campanella

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