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Domenica 24 Settembre 2017 | 05:05

Calciatori come gli ultras: niente stadio se provocano risse

Dovranno temere un'ordinanza di restrizione se provocano litigi in campo e nei luoghi attigui. La Cassazione così si è pronunciata in merito ad un'ordinanza del questore di Caserta che aveva disposto il divieto di accesso nei confronti di un dirigente e un calciatore della «Calvi Risorta»
ROMA - I calciatori d'ora in poi dovranno temere, come gli ultras, un'ordinanza di restrizione dagli stadi se provocano risse o litigi in campo e nei luoghi attigui. La Corte di Cassazione, nella sentenza 33864, così si è pronunciata in merito ad un'ordinanza del questore di Caserta che aveva disposto il divieto di accesso agli stadi per rissa nei confronti di un dirigente e un calciatore tesserati da Figc, appartenenti alla società sportiva «Calvi Risorta».
Il Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere non aveva convalidato il provvedimento del questore sostenendo che tali restrizioni non si applicano alle condotte nei campi di gioco o per tesserati delle federazioni sportive per i quali «esistono possibilità di sanzioni specifiche da parte dei competenti organi federali». La III Sezione Penale ha, invece, accolto il ricorso del Pm contro la sentenza del tribunale perchè questa tesi «è errata poichè si pone quale applicazione inammissibile al fenomeno delle turbative nello svolgimento di manifestazioni sportive del principio generale per il quale lo svolgimento di attività sportive può divenire causa di giustificazione per condotte astrattamente costituenti reato».
Gli imputati pertanto per 18 mesi avranno l'obbligo di presentarsi presso la stazione dei carabinieri in concomitanza con gli incontri di calcio disputati dalla società sportiva Calvi Risorta perchè dicono i giudici della Cassazione «va affermato il principio secondo il quale le misure adottabili ai sensi dell'articolo 6 della legge numero 401/1989, con riferimento a turbative nello svolgimento di manifestazioni sportive, si applicano nei confronti di tutti i soggetti indicati nel primo comma dello stesso articolo 6, anche se trattasi di tesserati di federazioni sportive ed indipendentemente da ogni altro provvedimento di competenza degli organi della disciplina sportiva».

«La sentenza della Cassazione? Sinceramente penso che ci sia già la giustizia sportiva. Non si può equiparare uno spettatore ad un calciatore». Lo ha detto Ignazio La Russa, capogruppo di Alleanza Nazionale alla Camera, in merito alla sentenza della Cassazione. «L'eventuale provvedimento restrittivo casomai può essere previsto in seguito a una condanna penale. Se un giocatore o un dirigente picchia qualcuno, viene denunciato e viene giudicato da un tribunale ordinario. Altrimenti esiste la giustizia sportiva e le eventuali squalifiche».

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