Martedì 14 Agosto 2018 | 17:31

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Mondiali - La Di Martino argento nel salto in alto

La ventinovenne campana delle Fiamme Gialle è salita sul secondo gradino del podio di Osaka assieme alla russa Anna Chicherova. Titolo iridato alla croata Blanka Vlasic
OSAKA (Giappone)- Antonietta Di Martino ha conquistato la medaglia d'argento nella finale del salto in alto femminile nella nona e ultima giornata dei Mondiali di atletica di Osaka (Giappone). La ventinovenne campana delle Fiamme Gialle è salita sul secondo gradino del podio assieme alla russa Anna Chicherova eguagliando il suo record nazionale di 2,03 metri. Titolo iridato alla croata Blanka Vlasic.
Per l'Italia si tratta della terza medaglia vinta nella rassegna iridata giapponese dopo l'argento di Andrew Howe nel salto in lungo ed il bronzo di Alex Schwazer nella 50 Km di marcia. Antonietta Di Martino

- È d'argento la notte di Antonietta Di Martino. La saltatrice campana che, quando a casa sua è l'ora di pranzo, sale fino a 2.03, la stessa misura che a giugno le aveva dato il primato italiano, e va prendersi un secondo posto, in condominio con la russa Chicherova, alle spalle della grande Blanka Vlasic, invincibile croata che poi manca l'assalto al record ventennale della Kostadinova.
Sara Simeoni (che però ai Mondiali, nati nel 1983, non aveva fatto in tempo a vincere niente) ha finalmente un'erede e per l'Italia dell'atletica è una notizia insperata. La Di Martino, con Howe e Schwazer era una delle punte del tridente azzurro, ma in realtà questi Mondiali ha rischiato di non farli, alle prese con i problemi fisici che da sempre ne hanno condizionato la carriera e che quando aveva 20 anni l'avevano convinta a lasciar perdere, prima del ripensamento, e quindi del ritorno alle gare, avvenuto un anno e mezzo dopo.
Dopo aver cancellato la Simeoni dall'albo dei primati, la 29enne azzurra era rimasta ferma per un problema al quinto metatarso del piede sinistro, ovvero quello di stacco. Il 2 agosto scorso c'è stata la visita decisiva, poi via verso l'avventura giapponese e questo splendido risultato frutto della bravura dell'atleta, ma anche, come dice il medico azzurro Fischetto, «dell'aiuto della medicina e del Signore».
In gara Antonietta è stata perfetta, sbagliando solo il primo salto ad 1.85. Poi tutti primi tentativi andati subito a segno, fino a quello che le ha dato il primato italiano come nel giugno scorso a Milano. Ai due metri era diventata perfino prima, poi la Vlasic si è ripresa e ha chiuso il discorso sulla più forte, «ma io ho sempre pensato che avrebbe vinto lei - sottolinea l'azzurra - e quindi sono felicissima». Nel giorno in cui altre favorite, come la Bergqvist e la Slesarenko, non hanno retto la pressione, la Di Martino si è confermata la migliore delle saltatrici "normali", come testimoniano le sue misure dell'intera stagione, e ha chiuso al secondo posto dietro un'extraterrestre.
«Sapevo che per andare sul podio sarei dovuta salire oltre i due metri - dice l'azzurra a fine gara - e ce l'ho fatta riuscendo a gestire anche la pressione. Sui 2.03 mi sono detta che dovevo riuscirci, è andata bene ed io me lo sentivo: qualcuno in Italia non ha visto il mio salto in diretta? Comunque sono in molti ad avere il satellite».
«Appena entrata in gara - continua - ho subito fatto un errore, e mi sono detta che non dovevo farne altri. Quando ho superato i due metri ho capito che le mie avversarie si sono preoccupate, anche la Vlasic, ma non ho mai pensato di poterla battere, anche se ad un certo punto mi sono resa conto che ero in testa io. Adesso devo solo rimanere in salute, perché da qui Pechino è vicina. Prima però voglio proprio regalarmi una vacanza».
C'è spazio per le dediche, «per mia madre, mio padre che avrà sicuramente pianto, il mio fidanzato, il mio allenatore, il dottor Benazzo che mi ha operato alla caviglia nel 2004 e le Fiamme Gialle: ogni pezzo della mia medaglia è di qualcuno». Ed è soprattutto dell'Italia dell'atletica che in Giappone ha rialzato la testa, anche grazie a questa ragazza che non molla e finalmente ha battuto la sfortuna.
Alessandro Castellani

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