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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 12:48

Salto in lungo - Howe nuova star Azzurra

Il "Serpente" - di Rieti, figlio di un'americana - ha raggiunto gli 8 metri e 47 cm nello stadio Nagai di Osaka (Giappone), superando il record di Evangelisti, ormai vecchio di 20 anni e si è conquistato la medaglia d'argento della gara
Atletica - Andrew Howe OSAKA (Giappone) - Il Serpente ha colpito, come aveva promesso. Andrew Howe è medaglia d'argento nella finale del lungo, per cinque minuti è stato campione del mondo, e il bilancio dell'Italia dell'atletica targata Osaka è già migliore di quello di Helsinki 2005, fatto di un solo bronzo.
Lo scarso pubblico dello stadio Nagai (ormai è una costante) ha potuto gustare una finale bellissima, in cui Howe, battuto solo da un fuoriclasse come il panamense Saladino, ha conquistato il primato al suo ultimo salto, facendo impazzire di gioia mamma Renee in tribuna. L'americana sbarcata a Rieti per amore, che convinse il suo ragazzo a lasciar perdere le lusinghe dell'Empoli calcio e dedicarsi solo all'atletica, aveva visto giusto, e l'8.47 del figlio è una misura che cancella il primato italiano di Evangelisti, vecchio di venti anni.
Ma non poteva finire con il primo posto del reatino supertifoso della Lazio: Saladino non ci stava a perdere, dopo due anni con 22 successi in 24 prove disputate, e per riprendersi l'oro ha dovuto tirare fuori il meglio di se stesso. Al balzo conclusivo di tutta la gara ha ottenuto un 8.57 dopo cinque minuti durati un'infinità: per saltare il panamense ha dovuto attendere che finisse la premiazione, con relativo inno nazionale, dell'australiana Rawlinson, trionfatrice dei 400 ostacoli donne. La grandezza del nuovo campione del mondo, ex giocatore di baseball, sta anche in questo: è saltato sull'oro dopo essere riuscito a non perdere la concentrazione («è stata una prodezza fatta più con le gambe che con la testa», ha poi raccontato).
E infatti Howe è stato il primo a rendergli omaggio: «per qualche minuto sono stato io il campione del mondo - ha detto l'azzurro - però mi va bene lo stesso. Per battermi Saladino ha dovuto saltare 8.57, e adesso posso solo fargli i complimenti: è bello avere un avversario così, e credo che vista la nostra età, io ho 22 anni e lui 24, il nostro duello andrà avanti ancora per tanti anni». La forza di Howe è stata di crederci fino all'ultimo salto, perchè dietro ai continui sorrisi di questo ragazzo dall'aria spensierata si cela una volontà di ferro, quella messa in mostra sulla pedana dello stadio giapponese che all'inizio l'aveva tradito, costringendolo a due nulli nei primi tre tentativi. La vera finale di Howe è cominciata dal quarto salto, da quando con 8.20 si è portato al bronzo, per essere poi scavalcato dall'ucraino Lukashevych. «Mi sono detto che non poteva finire così - ha commentato l'azzurro - perchè l'avevo sempre battuto, e soprattutto sapevo di avere nelle gambe almeno un 8.30. Il risultato del mio avversario è stato la molla che mi ha fatto volare oltre il record d'Evangelisti, nonostante le gambe appesantite e la tensione. È stato bellissimo, ho lavorato tutto l'anno per vivere un momento come questo».
Howe sogna d'imitare Carl Lewis, il figlio del vento oggi spettatore tifoso del suo connazionale Phillips (alla fine terzo) e nel 1991 battuto nella finale del lungo del precedente Mondiale giapponese, quello di Tokyo. Quel giorno per vincere Mike Powell dovette fare il primato del mondo e cancellare la storia, ovvero Bob Beamon. Non siamo ancora a questi livelli, ma Howe-Saladino promette di essere una delle tante sfide infinite dell'atletica: c'è già una prossima puntata, la rivincita è in programma al meeting di Rieti.
Alessandro Castellani

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