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Pallavolo maschile Molfetta nella storia  è playoff scudetto

Dal nostro inviato GIANLUIGI DE VITO
MOLFETTA - Al Molfetta servivano due punti per accedere matematicamente ai playoff scudetto. Sono arrivati contro una delle squadre più in salute in questo momento. Il passaporto per il secondo e prestigioso capitolo del campionato è firmato quando alla stagione regolare mancano due turni. Scusate se è poco. Il «visto» arriva con un 3-2 imposto al Ravenna, mica a una sconosciuta del piano di sotto. E iscriversi nella lista delle Otto Sorelle del campionato è traguardo che dà valore aggiunto a città e regione, oltre che a un club
Pallavolo maschile Molfetta nella storia  è playoff scudetto
Dal nostro inviato GIANLUIGI DE VITO

MOLFETTA - Cuba libre e penina slovena nel brindisi in anticipo. Tanto Sudamerica e scuola slovena. Fantasia e efficacia cubana di Raydel Hierrezuelo e di Sergio Noda Blanco; ritmo portoricana di Maurice Torres. E muscoli sloveni a confronto: quelli del molfettese Alen Sket (20 punti) e quelli del ravennate Klemen Cebulj (12). Roba da palati fini e che fa ben sperare il neo ct sloveno, Andrea Giani, l’azzurro delle meraviglie mondiali dell’era Velasco. Al Molfetta servivano due punti per accedere matematicamente ai playoff scudetto. Sono arrivati contro una delle squadre più in salute in questo momento. Il passaporto per il secondo e prestigioso capitolo del campionato è firmato quando alla stagione regolare mancano due turni. Scusate se è poco. Il «visto» arriva con un 3-2 imposto al Ravenna, mica a una sconosciuta del piano di sotto. E iscriversi nella lista delle Otto Sorelle del campionato è traguardo che dà valore aggiunto a città e regione, oltre che a un club. Sarebbe stata Storia lo stesso, anche in caso di sconfitta. Perché l’unica inseguitrice, Piacenza, perde. Ma Molfetta entra nel Libro dei Risultati senza le stampelle della fortuna. LA CHIAVE La battuta è un martello pneumatico che perfora a dovere. Così voleva coach Di Pinto. L’inizio è al fulmicotone, Molfetta mai in svantaggio e il traguardo del primo parziale è il delizioso assaggio di Storia. Il pacchetto avanzato capitalizza tutto quello può con il 67% in attacco di Maurice Torres e il 60% di Sergio Noda Blanco: chiusura di set a più sette (25-18). Uno a zero. Che la Romagna in fiore non sia un’armata di braccia molli è chiaro a tutti, specie davanti agli schiaffi del brasiliano Renan Zanatta e alle costruzioni ricezione-attacco di Enrico Cester (ex Castellana). Ma le sbavature di Ravenna sono frutto più del pressing pugliese che della sciatteria romagnola. C’è tanta «testa» nel team barese e lo svantaggio non deprime nonostante Ravenna alzi la muraglia. L’armonia in difesa, altra impronta di coach Di Pinto, fabbrica la rimonta e permette alla bocche di fuoco Maurice Torres e Alen Sket, e al vikingo diventato caliente, Elia Bossi, tanto in banda quanto al centro, di concretizzare il sorpasso (25-22). Due a zero. Il migliore attacco è la difesa, manco a dirlo. E non è un caso che quando Ravenna ritrova ordine nei fondamentali il premio arrivi: le battute romagnole avvelenano più di prima e le ricezioni del libero doc Andrea Bari, consentono geometrie di penetrazione maggiori (50% in attacco contro 37% di Molfetta) che si traducono nella conquista romagnola del set (22-25). Due a uno. Non c’è «Prozac» nella cura dipintiana, l’antidepressivo per il set perso è rimescolare le pedine, togliere riferimenti certi. Nulla da fare. Il reparto avanzato (68%) di Romagna è in cattedra (21-25). Due a due, palla al centro. E’ il set della roulette russa, il quinto, quello del tiebreak, dove ogni punto manda il cuore a mille. Le vitamine sono quelle di sempre: vietato sbagliare in difesa. Vietate le battute alla camomilla. Il diavolo veste Candellaro: Davidone protesta per una trattenuta, scatena il cartellino rosso che significa un punto in più a Ravenna. Ma Molfetta sa ballare coi lupi. Sket e Torres sono robot d’acciaio e il Molfetta targato Di Pinto fa Mazinga.avanti tuttaPrimavera 2014. Il Molfetta di coach Cicchello chiude i primi vagiti in serie A1 nei bassifondi. Eppure in campo c’è gente dal calibro di Giulio Sabbi e Davide Saitta. La seconda volta di Molfetta nell’Olimpo del volley si chiude invece con uno storico ottavo posto. Perché Mago Mou Di Pinto trasforma una brigata senza crediti in un’armata che toglie il sonno a tutti. E spinge in testa l’unica traccia di Sud.L’ultima pugliese traghettata ai play scudetto è il Castellana costoso di patron Giuseppe Vinella, lo stesso che ha attrezzato quest’anno un team di B2 da Paperone: era il 2013 e in panca sedeva il nordico Flavio Gulinelli. In più, quei playoff, erano sfida tra settima, ottava, nona e decima. Castellana si fermò subito. Bisogna andare indietro di otto anni, al 2007, per trovare una «pugliese» guidata da un «pugliese», nei play scudetto classici. La Puglia Massima si chiamava Prisma Taranto e al timone c’era sempre lui, Di Pinto.

Anche la magia molfettese sarà ricordata: Bossi è centrale di pregio e nel giro azzurro; Roberto Romiti è un libero non più anonimo; Hirrezuelo è di nuovo fantasia e regia mundial; Torres ha quotazioni in forte rialzo. E Sket è gigante ambito. Cin cin Molfetta. Domani è un altro giorno. Di Storia.

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