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Calcio - La serie D ricomincia con fatica

Pubblicati i calendari della prossima stagione. Zero mutualità, zero interventi a favore, nessun aiuto da parte dei prof. Il presidente Punghellini: «Si fa fatica perché mancano le strutture e le condizioni presenti sul territorio non permettono. E poi il mondo, sportivo e politico, è indifferente»
Calcio - palloneROMA - L'allarme è lanciato. Continuando di questo passo la serie D farà molta fatica a reggere il passo con il mondo professionistico. Zero mutualità, zero interventi a suo favore, nessun aiuto da parte del calcio dei grandi. Le grida di dolore del presidente del Comitato Interregionale, William Punghellini, sibilano nell'aria alla stesura dei calendari. «In D si fa fatica a fare calcio - esordisce il presidente - per due motivi: mancano le strutture e le condizioni sociali presenti sul territorio non permettono voli pindarici. Il mondo, sportivo e politico, è indifferente. Provvedimenti e leggi vengono fatti solo per i professionisti, come nel caso dell'ammodernamento degli stadi. La Figc deve impegnarsi di più su problemi, risorse, ristrutturazione stadi, valenza e, soprattutto credibilità». Mazzate mica da poco. «Quando parlo di credibilità - continua Punghellini - mi riferisco in particolare ai controlli fatti sulle società professionistiche. Sono contento che siano tutte a posto, mi dispiace solo che un Generale della GdF affermi che un controllo su una società prof ha stabilito palesi irregolarità gestionali, e, ancora, alcune squadre sono state iscritte con istanze di fallimento, non sia stato conteggiato il pagamento dell'Iva con evasioni di miliardi».
Su una cosa Punghellini è deciso. «Va cambiato lo statuto e riformati i campionati. La nazionale ha poco spazio? La B gioca tutti i giorni della settimana? Anche. Ma servono più promozioni dalla D e meno squadre tra i professionisti». Concetto ripreso subito da Carlo Tavecchio, vicepresidente federale e presidente della Lega di D. «Ben 132 squadre prof sono troppe, il nostro mondo non può permetterselo. Servono quattro retrocessioni per girone dalla C alla D». Quest'anno la Coppa Italia è in sinergia con la C. «Pensiamo di fare grandi incassi con grandi partite - continua Punghellini - e per il prossimo anno Macalli ha già chiesto la disponibilità di altre squadre». Punghellini ha anche affrontato il problema stadi. «A differenza del mondo professionistico, i presidenti della serie D se vogliono riammodernare gli stadi devono mettere mani al portafogli e questo non è da tutti». Due società, Montecchio Maggiore ed Olimpia Agnonese, giocheranno senza barriere, ultima frontiera della D. Siederemo ad un tavolo con l'Aic visto che vogliono che la D sia una sorta di professionismo e tutelano l'interesse di un piccolo gruppo di loro associati a discapito delle società. Noi - prosegue il presidente Punghellini - siamo quelli che valorizziamo giovani, immettendo quattro juniores in prima squadra obbligatoriamente, abbiamo un'età media di 23 anni e 35.000 tesserati dai 18 anni in giù».
Novità importante la possibilità di iscrivere compagini ai campionati allievi e giovanissimi nazionali organizzati dal settore giovanile scolastico della Figc. Chiusura con un appunto. «Quindici elementi della rappresentativa di Viareggio sono finiti tra i prof tra cui uno (il portiere Cristiano Novembre del Fano, ndc) alla Juventus, uno alla Fiorentina, uno allo Spartak Mosca, 5 in C2 e 4 in C1. Questo ci fa ben sperare anche per il prossimo Viareggio, torneo che rifaremo grazie al nostro sponsor con Agenore Maurizi ancora in panchina».

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