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Calcio / Serie B - La gerarchia cambia: Lecce capoluogo della Puglia

Nel Salento c'è chi è disposto a investire, a Bari si decide di puntare sui giovani (perlopiù in prestito) e su stranieri da scoprire (definiteli incognite, se preferite). Il caso Joao Pereira dimostra che quella biancorossa è una società senza ambizioni, indipendentemente dall'esito del prossimo campionato
Calcio Bari - Vincenzo MatarreseBARI - Lecce è (ora) il capoluogo calcistico della Puglia. Cambiano i tempi, s'invertono le gerarchie. Nel Salento c'è chi è disposto a investire (leggi Semeraro), a Bari si decide di puntare sui giovani (perlopiù in prestito) e su stranieri da scoprire (definiteli incognite, se preferite). Si trattasse di un autentico rinnovato amore per il vivaio oppure di un ritorno all'esterofilia da intenditori (dal Sudamerica arrivò pur sempre un certo Joao Paulo), ci sarebbe da esibirsi in lodi sperticate. Invece, alla base della strategia c'è il chiaro intento di evitare esborsi, un insulto alla passione dei tifosi baresi, alle prese con un attacco di bile dopo l'ennesimo colpo di mercato dei salentini. Mentre i giallorossi di Papadopulo si presentano ai nastri di partenza della serie B come favoriti (peraltro in attivo di bilancio nel rapporto tra entrate e uscite, anche se a gennaio il passivo per i rinforzi fu cospicuo), i biancorossi dovrebbero credere (ma non ci credono, chiedete pure a Santoruvo e Gazzi) a un campionato di vertice, così come viene ripetuto loro da Materazzi.
Il tecnico di Arborea è troppo navigato per non sapere di dover fare buon viso a cattivo gioco. Del resto, se solo parlasse con il collega e amico Papadopulo, la trascrizione di un'eventuale intercettazione telefonica (vanno così di moda...) riporterebbe più o meno queste parole: «Caro Papa, ho letto le tue dichiarazioni. Tu dici che senza acquisti di categoria non si va da nessuna parte. Hai ragione, ma io che ci posso fare se Matarrese non vuole spendere? Devo accontentarmi di provini e prestiti, più qualche riscatto di calciatori in comproprietà. Oppure di qualche rinnovo (e speriamo che vengano definiti presto quelli di Gillet, Pianu e Rajcic). Sì, è vero che sono fiducioso perché c'è un gruppo interessante, però se fossi al tuo posto sarei più tranquillo. Hai avuto Abbruscato, Ardito e adesso pure Ariatti. Si vede dalle iniziali dei cognomi dove volete arrivare».
Il Lecce punta alla serie A. Lo hanno detto tutti (il patron in primis), ma soprattutto lo dice la composizione dell'organico. Il club salentino ha deciso di scucire un milione e ottocentomila euro per ingaggiare l'ultimo arrivato Ariatti, ex giocatore di Atalanta e Fiorentina, mentre il Bari si è fatto sfuggire Joao Pereira, difensore destro della Nazionale Under 21 del Portogallo, per non aver voluto avvicinare la richiesta del Gil Vicente, peraltro disposto a lasciar andare il giocatore, così come confermato da un'operazione lampo concretizzata nei giorni scorsi dallo Sporting Braga, il cui presidente Antonio Salvador ha concluso la trattativa nel giro di poche ore. Mentre Ladino cercava di dimostrare doti tutte da verificare, lo Sporting, perso Luis Felipe (approdato al Benfica), è andato da Antonio Fiuza, numero uno del Gil Vicente, ha messo sul piatto la somma richiesta (il famoso milione di euro) e si è assicurato Joao Pereira, il quale prima ha firmato un contratto di quattro anni e poi ha affermato: «È stata una sorpresa. Pensavo ormai di dover restare al Gil Vicente. Volevo andarmene e per fortuna è successo. È con piacere che giocherò nel Braga, un club con molte ambizioni. Contribuirò a farlo diventare ancora più grande».
Se tanto mi dà tanto, è un procedimento logico sostenere che il Bari è, al contrario, una società senza ambizioni, indipendentemente dall'esito del prossimo campionato. Può essere che Materazzi abbia cognizione nel dire di aspettare prima di giudicare (e francamente una dose di curiosità c'è), ma rimane la certezza di una dirigenza che naviga a vista, che decide guardando i Dvd, che ingaggia per valorizzare i giovani di altri club, che sarebbe anche capace di trovare l'annata fortunata prima di scivolare nuovamente e mestamente in B. È, purtroppo, un'opinione (constatazione?) diffusa, visto che la prima immediata risposta è la diserzione dei tifosi organizzati: niente abbonamenti, prime gare ufficiali dei biancorossi senza pubblico (o quasi), contestazioni davanti al Comune per sollecitare il sindaco (una buona volta) a intervenire. Dall'altra parte della Puglia, invece, già si gode. I baresi espongono "Via Matarrese da Bari", i leccesi rispondono con "Il Milan ha Pato, noi abbiamo Abbruscato". I giallorossi chiedono "Papadopulo, riporta il Lecce in A", i biancorossi vorrebbero una raccolta di firme per indurre Materazzi a dare le dimissioni.
Le soprese nel calcio sono all'ordine del giorno, cosicché non ci meraviglieremmo se le posizioni delle due squadre fossero, alla fine del prossimo campionato, più vicine rispetto alle previsioni. Ma le idee da sole non bastano. Per salire di categoria e rimanerci servono investimenti. Il Lecce ha dimostrato di credere in un progetto (sebbene sia tutto da vedere se sarà possibile andare e poi restare a lunga scadenza nel grande calcio), il Bari si sforza di convincere (se stesso e gli altri) di averne uno («Serie A in tre anni»). In realtà, Matarrese, al quale non si può negare il merito di aver regalato momenti soddisfacenti nei trent'anni di gestione, rischia di assumersi un'ulteriore responsabilità: dopo aver reso il San Nicola una cattedrale nel deserto, sta per consegnare definitivamente nelle mani del Lecce la supremazia regionale. Per chi scrive, poco male (chi è più capace merita riconoscimenti), ma lo smacco di una retrocessione d'immagine continua è davvero troppo per chi deve addirittura nascondere quasi con vergogna (per manifesta inconsistenza) l'unico trofeo di una storia centennale: signori e signore, la Mitropa Cup.

G. Flavio Campanella

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